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Caro Hicks
sinceramente mi ha sempre terrorizzato l'idea di legittimare il disporre della vita altrui.
Pensa che nel corso della storia altre motivazioni sono state invocate, di tempo in tempo, per la soppressione di individui ritenuti un inutile peso per la società, perché vecchi od invalidi. E a ben vedere, malgrado la differenza delle ispirazioni e motivazioni, vi è una comune radice nella pretesa da parte di alcuni uomini di decidere sulla vita di altri uomini.
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Originally posted by Lepanto
Quando parlo di eutanasia mi vengono sempre in mente le parole di una recente Carta degli Operatori sanitari: " l'ammalato che si sente circondato da presenza amorevole umana e cristiana, non cade nella depressione e nell'angoscia di chi invece si sente abbandonato al suo destino di sofferenza e di morte e chiede di farla finita con la vita. È per questo che l'eutanasia è una sconfitta di chi la teorizza, la decide e la pratica".
E mi sono sempre domandato a proposito se sotto la giustificazione della insopportabilità del dolore del paziente non si nasconda invece l'incapacità dei "sani" di accompagnare il morente nel suo difficile travaglio di sofferenza, di dare senso al dolore umano - che comunque non è mai del tutto eliminabile dall'esperienza della vita umana quaggiù - e una sorta di rifiuto dell'idea stessa della sofferenza, sempre più diffuso nella nostra società del benessere e dell'edonismo.
Non è poi da escludere che, dietro alcune campagne "pro-eutanasia", si nascondano questioni di spesa pubblica, ritenuta insostenibile ed inutile di fronte al prolungarsi di certe malattie.
Proprio ieri sera trasmettevano in tv il famoso film di Robin Williams "Patch Adams" e mi ha fatto riflettere su come il dolore umano chieda amore e condivisione solidale, non la sbrigativa violenza della morte anticipata.
E guardando il medico interpretato da Robin Williams mi chiedevo come un medico potrebbe anticipare la morte di un paziente, come colui che è universalmente chiamato sempre a sostenere la vita e a curare il dolore potrebbe trasgredire il giuramento di Ippocrate che ricorda a tutti i medici che giammai si può dare la morte "neppure mosso dalle premurose insistenze di chicchessia".
Questo non impedisce al medico di rispettare il desiderio di un paziente di permettere al naturale processo di morte di seguire il suo corso nella fase finale di malattia, poiché vi è grande differenza etica tra "procurare la morte" e "permettere la morte": il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa.
Depressione? Angoscia? Ma il dolore, il dolore dove lo metti?
Se io ho sei mesi di vita senza accanimento terapuetico, cioè se la mia morte la si permette e non me la si procura, ed NON NE POSSO PIU' dal dolore, e SO che ho sei mesi di vita, perchè non posso scegliere di chiudere definitivamente la porta di quell'antro delle torture che è diventato il mio corpo? Dammi una sola ragione che non sia il tuo senso morale.
Il dolore è ingiusto e crudele.
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Il dolore è ingiusto e crudele. Ma c'è. Troppo facile evitarlo o tentare di eliminarlo, volenti o nolenti fa parte della nostra vita.
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Originally posted by Lepanto
Il dolore è ingiusto e crudele. Ma c'è. Troppo facile evitarlo o tentare di eliminarlo, volenti o nolenti fa parte della nostra vita.
No, non fa parte della nostra vita. Esso può diventare l'intera nostra vita, una vita che si sa per certo finirà entro breve. In questi casi, poter porre fine alla propria vita, significa poter porre fine ad un dolore pensabile come inutile. Non tutti hanno le speranze e le aspettative che hai tu; non tutti hanno la possibilità di porre il dolore naturale in uno schema metafisico che lo superi. Alcuni, nel dolore, ritrovano Dio, altri lo rinnegano. Altri ancora, infine, semplicemente non ne voglio sapere nulla.
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Citazione:
Originally posted by Lepanto
Caro Hicks
sinceramente mi ha sempre terrorizzato l'idea di legittimare il disporre della vita altrui.
Pensa che nel corso della storia altre motivazioni sono state invocate, di tempo in tempo, per la soppressione di individui ritenuti un inutile peso per la società, perché vecchi od invalidi. E a ben vedere, malgrado la differenza delle ispirazioni e motivazioni, vi è una comune radice nella pretesa da parte di alcuni uomini di decidere sulla vita di altri uomini.
Hai ragione Lepanto, ma non si decide della vita di una persona anche quando questa implora di lasciarla morire e invece ci si ostina a tenerla in vita?
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Originally posted by Lepanto
Il dolore è ingiusto e crudele. Ma c'è. Troppo facile evitarlo o tentare di eliminarlo, volenti o nolenti fa parte della nostra vita.
appunto fa parte della MIA vita e se so di essere condannato, soffro come una bestia, continuare a vivere condanando alla schiavitu` del mio corpo, del mio dolore delle mie fobie tutti i miei cari per poi lasciarli da soli comunque.......
si puo` scegliere certo di accettare il dolore. e` una scelta individuale. chi e` favorevole all`eutanasia e` favorevole alla possibilita` della eutanasia, non all`eutanasia obbligatoria come tendeziosamente si scrive da parte di molti cattolici.
associare un atto di umana pieta` a teoria di darwinismo sociale e seleziona "artificiale" e` cosa fuoriviante ( ed in mala fede).
inoltre, ripeto, la cosa che mi ha fatto imbufalire non e` il fatto che la chiesa sia contraria all`eutanasia, quanto l`accostamento il paragone fra cose secondo me diversissime fatta dall`eminente prelato.
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Non confondiamo adesso il discorso sulla moralità dell'eutanasia con quello sul proibizionismo. Penso che nessuno qui sarebbe disposto a negare recisamente il desiderio di morire di un malato terminale o di una persona convinta di non aver più scampo dal suo dolore, anche se alcuni farebbero tutto ciò che è umanamente possibile per fargli capire quanto sbagliata sia la decisione. Siamo un paese laico, ma anche democratico, e i cristiani hanno tutto il diritto di propagandare la loro opinione con forza.
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Citazione:
Originally posted by Hicks
Non confondiamo adesso il discorso sulla moralità dell'eutanasia con quello sul proibizionismo. Penso che nessuno qui sarebbe disposto a negare recisamente il desiderio di morire di un malato terminale o di una persona convinta di non aver più scampo dal suo dolore, anche se alcuni farebbero tutto ciò che è umanamente possibile per fargli capire quanto sbagliata sia la decisione. Siamo un paese laico, ma anche democratico, e i cristiani hanno tutto il diritto di propagandare la loro opinione con forza.
Certo che si, i cattolici hanno tutto il dovere e anche il diritto di propagandare quello che vogliono, ma non possono imporre il loro modo di vedere con leggi dello stato, giustappunto laico e democratico, magari facendo affermazioni non vere e fuorvianti; infatti nessuno oserebbe mai pensare di praticare l'eutanasia su un malato terminale che però intendesse vivere fino in fondo il dolore che gli provoca la malattia, come allo stesso modo non è detto che chiunque si sposi debba poi divorziare perchè la legge da la possibilità di farlo o abortisca per lo stesso concetto.
Insomma, nessuno impedisce ad un cattolico di fare o non fare qualcosa di contrario alla sua etica, MA NON TUTTI SIAMO CATTOLICI: il punto focale è questo.
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Purtroppo l'eutanasia è figlia della cultura imperante nel mondo occidentale. Dietro la "nobile battaglia" per l'eutanasia, sotto le sue motivazioni "altamente umanitarie" c'è la richiesta allo Stato, alla medicina moderna di eliminare chi ha il cattivo gusto di non decidersi a morire; chi ha l'impudenza di dimostrare con la sua agonia che qualcosa del tutto simile attende anche noi. Niente è meno sopportabile per questa cultura di un tale spettacolo.
E sono sicuro che a causa di questa stramaledetta cultura la liberalizzazione dell'eutanasia avrà infallibilmente posto nei codici.
E la consueta opposizione cattolica verrà sconfitta in un referendum. E a volte mi chiedo se serve battersi contro questa cultura che per sopravvivere deve soffocare nevroticamente ciò che per loro è insopportabile e senza risposta.
Eppure basterebbe capire che le richieste di eutanasia, come ogni tentativo di suicidio, sono una disperata richiesta di aiuto del sofferente perchè gli sia prestata un'attenzione più calda, un'amore più intenso, un aiuto più efficace. La soluzione a questa richiesta sarebbe il convertirsi alla compassione umana, l'accettare ogni realtà inevitabilmente anche se dura. Ma tutto questo è scomodo e faticoso. Non si può pretendere dai paladini del diritto alla felicità per se stessi ; dai crociati del diritto di non soffrire mai, in nessun caso; da gente che crede di aver capito tutto e che non capisce che sfuggire al dolore porta altro dolore, negare il male accumula altro male, nascondere la morte reca altra morte. Ecco perchè l'eutanasia per costoro non è un diritto ma per la visione della vita e dell'uomo è piuttosto un dovere.
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Originally posted by Lepanto
Purtroppo l'eutanasia è figlia della cultura imperante nel mondo occidentale. Dietro la "nobile battaglia" per l'eutanasia, sotto le sue motivazioni "altamente umanitarie" c'è la richiesta allo Stato, alla medicina moderna di eliminare chi ha il cattivo gusto di non decidersi a morire; chi ha l'impudenza di dimostrare con la sua agonia che qualcosa del tutto simile attende anche noi. Niente è meno sopportabile per questa cultura di un tale spettacolo.
E sono sicuro che a causa di questa stramaledetta cultura la liberalizzazione dell'eutanasia avrà infallibilmente posto nei codici.
E la consueta opposizione cattolica verrà sconfitta in un referendum. E a volte mi chiedo se serve battersi contro questa cultura che per sopravvivere deve soffocare nevroticamente ciò che per loro è insopportabile e senza risposta.
Eppure basterebbe capire che le richieste di eutanasia, come ogni tentativo di suicidio, sono una disperata richiesta di aiuto del sofferente perchè gli sia prestata un'attenzione più calda, un'amore più intenso, un aiuto più efficace. La soluzione a questa richiesta sarebbe il convertirsi alla compassione umana, l'accettare ogni realtà inevitabilmente anche se dura. Ma tutto questo è scomodo e faticoso. Non si può pretendere dai paladini del diritto alla felicità per se stessi ; dai crociati del diritto di non soffrire mai, in nessun caso; da gente che crede di aver capito tutto e che non capisce che sfuggire al dolore porta altro dolore, negare il male accumula altro male, nascondere la morte reca altra morte. Ecco perchè l'eutanasia per costoro non è un diritto ma per la visione della vita e dell'uomo è piuttosto un dovere.
Purtroppo l'eutanasia è figlia della cultura imperante nel mondo occidentale. Dietro la "nobile battaglia" per l'eutanasia, sotto le sue motivazioni "altamente umanitarie" c'è la richiesta allo Stato, alla medicina moderna di eliminare chi ha il cattivo gusto di non decidersi a morire; chi ha l'impudenza di dimostrare con la sua agonia che qualcosa del tutto simile attende anche noi. Niente è meno sopportabile per questa cultura di un tale spettacolo.(L.)
Di qualunque cultura l'eutanasia sia figlia, essa non viene resa obbligatoria, nell'idea di chi sostiene la sua legalizzazione, ma posta come opzione, a certe condizioni, a chi si trova certe situazioni, in cui vi siano soddisfatte quelle condizioni. Punto.
Puoi continuare a dire che i legalizzatori vogliono veder sparire la gente che soffre dal mondo perchè scocciante e fastidiosa a vedersi, ma così non è. E' una tua opinione, che puoi sostenere con la stessa legittimità con cui si possono sostenere tutte le opinioni di questo mondo, compresa quella che gli asini volano e che la terra è piatta..... tanto, non è certo perchè uno le avesse, che gli asini volerebbero e la terra si schiaccierebbe su se stessa!
Poichè quello accadrà acnhe a me, o potrebbe accadere, io, proprio per questo, vorrei che vi fosse la possibilità, per me, per primo, di evitare le sofferenze inaudite che la natura matrigna c'ha destinato a soffrire.
E sono sicuro che a causa di questa stramaledetta cultura la liberalizzazione dell'eutanasia avrà infallibilmente posto nei codici.
E la consueta opposizione cattolica verrà sconfitta in un referendum
I hope so. Questo avverrà se ci sarà dibattito. Ma oggi non c'è: solo i preti ed affini posono parlare di bioetica, gli altri pare brutto.
Eppure basterebbe capire che le richieste di eutanasia, come ogni tentativo di suicidio, sono una disperata richiesta di aiuto del sofferente perchè gli sia prestata un'attenzione più calda, un'amore più intenso, un aiuto più efficace
Aritanghete! E se uno l'aiuto non lo vuole?! Inoltre, faccio notare che eutanasia ed conforto amorevole non sono affatto incompatibili. Il fatto è che uno può scegliere. Anzi, potrebbe essere che l'offerta sia solo del conforto amorevole, e l'eutanasia solo per esplicita, reiterata, e ostacolata richiesta dell'ammalato.
La soluzione a questa richiesta sarebbe il convertirsi alla compassione umana, l'accettare ogni realtà inevitabilmente anche se dura. Ma tutto questo è scomodo e faticoso. Non si può pretendere dai paladini del diritto alla felicità per se stessi ; dai crociati del diritto di non soffrire mai, in nessun caso; da gente che crede di aver capito tutto e che non capisce che sfuggire al dolore porta altro dolore, negare il male accumula altro male, nascondere la morte reca altra morte. Ecco perchè l'eutanasia per costoro non è un diritto ma per la visione della vita e dell'uomo è piuttosto un dovere
La realtà? Quale realtà? Pensi davvero che chi chiedesse di morire perchè non ce l'ha fa più dal dolore la realtà non l'abbia già accettata?
Sfuggire al dolore, in questo caso, porta alla cessazione del dolore, non sfuggirvi, porta, oggettivamente, ad altro dolore. L'esatto opposto di quanto sostieni.
Ovviamente il discorso "diritto alla felicità, a non sofrire mai ecc." non centra nulla con l'E. Essa infatti, verrebbe posta come opzione in casi gravissimi, senza speranza alcuna di guarigione, e comportanti dolori infernali.
Dolore.....male.....non sono mica la stessa cosa, sai.....a meno che non si sia cattolici, ....ma non tutti sono cattolici, o cmq, non tutti condividono questo tratto ideologico del cattolicesimo.
Il dolore, quel tipo di dolore, non le sofferenze che ti fanno crescere, non gli effetti collaterali d'una cura che ti salva la vita, a meno che, ripeto, non si creda, non ha senso. Meglio, può non averne.