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Caro amico,
probabilmente nella foga che hai di andare contro la Chiesa e i preti non ti accorgi di determinate cose.
Tu dici che vuoi "la possibilità di evitare le sofferenze inaudite che la natura matrigna c'ha destinato a soffrire". Quindi sostieni che tu come qualunque essere umano puoi disporre liberamente della tua vita, potendo all'occorrenza decidere di optare per la morte. Seguendo il tuo ragionamento dovremmo quindi anche lasciar fare chiunque volesse suicidarsi per il solo fatto di voler evitare dei dolori di carattere psicologico che sono per intensità paragonabili a quelli fisici delle malattie più gravi.
Inoltre mi pare difficile che una persona depressa o nel caso del malato in preda a gravi sofferenze è quanto mai dubbio che il suo consenso possa ritenersi libero.
Quanto alla sofferenza fisica fortunatamente la scienza moderna sembra in grado di lottare sempre efficacemente contro il dolore, come è stato asserito al Congresso europeo per le cure palliative tenutosi a Parigi nell'ottobre 1990 e, con un ampio articolo su "Le Monde" del 5 giugno 1991, dal presidente della "Società francese per le cure palliative" Maurice Abiven. Conseguentemente si è sostenuto che "le cure palliative sono in netta contrapposizione con ogni forma di eutanasia attiva l'eutanasia legale è un modo per sfuggire all'approccio delle cure palliative".
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Lepanto, coloro che vogliono suicidarsi senza essere malati terminali solitamente lo fanno per via di una grave depressione o dell'abuso di sostanze psicoattive; ergo, non sono in condizione di decidere perchè la loro capacità cognitiva è ostacolata dagli elementi sopra esposti.
Nel caso dell'eutanasia invece il paziente è perfettamente in grado di decidere, in quanto la sua condizione non deve essere soggetta a possibili cambiamenti.
Inoltre ti ricordo che non sempre la scelta dell'eutanasia viene fatta per via del dolore insopportabile (si veda il caso della paralitica inglese).
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Nel caso del malato in preda a gravi sofferenze e quando mai dubbio che il suo consenso possa ritenersi libero. La situazione di piena consapevolezza sembra rarissima. Nello stato agonico o preagonico la coscienza è di regola obnubilata ed è perciò difficile immaginare un malato "pienamente cosciente", a meno che non si voglia estendere molto il concetto di malato terminale con intuibili pericolosissime conseguenze
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E se qualcuno dovesse pronunciarsi prima di ammalarsi? Ad esempio, se io dicessi che qualsiasi mia eventuale richiesta di eutanasia in fase terminale va presa sul serio?
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Si può usare un argomento pratico: la libertà implica la possibilità di cambiare scelta quanto alle proprie personali decisioni. Ma la morte esclude inequivocabilmente questa possibilità. Dunque essa è contro la libertà. L'esperienza conferma che molti dopo essere stati salvati da un suicidio non lo tentano più e ringraziano chi ha loro impedito di portarlo a conclusione.
Molti che si uccidono con veleno cambierebbero idea se qualcuno potesse tirarli fuori dallo stato di incoscienza che precede la morte. Quindi anche ad ammettere la disponibilità del diritto alla vita è perlomeno dubbio che sia valida una manifestazione di volontà lontana nel tempo, non confermata al momento della scelta suprema.
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Citazione:
Originally posted by Lepanto
Caro amico,
probabilmente nella foga che hai di andare contro la Chiesa e i preti non ti accorgi di determinate cose.
Tu dici che vuoi "la possibilità di evitare le sofferenze inaudite che la natura matrigna c'ha destinato a soffrire". Quindi sostieni che tu come qualunque essere umano puoi disporre liberamente della tua vita, potendo all'occorrenza decidere di optare per la morte. Seguendo il tuo ragionamento dovremmo quindi anche lasciar fare chiunque volesse suicidarsi per il solo fatto di voler evitare dei dolori di carattere psicologico che sono per intensità paragonabili a quelli fisici delle malattie più gravi.
Inoltre mi pare difficile che una persona depressa o nel caso del malato in preda a gravi sofferenze è quanto mai dubbio che il suo consenso possa ritenersi libero.
Quanto alla sofferenza fisica fortunatamente la scienza moderna sembra in grado di lottare sempre efficacemente contro il dolore, come è stato asserito al Congresso europeo per le cure palliative tenutosi a Parigi nell'ottobre 1990 e, con un ampio articolo su "Le Monde" del 5 giugno 1991, dal presidente della "Società francese per le cure palliative" Maurice Abiven. Conseguentemente si è sostenuto che "le cure palliative sono in netta contrapposizione con ogni forma di eutanasia attiva l'eutanasia legale è un modo per sfuggire all'approccio delle cure palliative".
Dove hai letto nel mio intervento che ognuno può suicidarsi, e magari debba essere aiutato in questo, quando diavolo gli pare vorrei proprio capirlo. Ti sei attaccato ad una singola espressione, che forse avrei dovuto virgolettare, la quale poco aveva da dire sul piano dei concetti.
Parlo di sofferenze fisiche che solo la morte hanno come sbocco. Le sofferenze psichiche sono perciò escluse (non si muore di depressione o di ansia o di panico). Inoltre queste ultime sono curabili, ed a volte persino guaribili. Se la scienza fa passi avanti ben venga la scienza.....ma dove questi passi non arrivano? E' stato forse eliminato finalmente il dolore? Inoltre ci sono casi di grave invalidità permanente che nessun palliativo lenirà....in questi ultimi la questione si fa, se possibile, ancora più complessa; perchè è dificile stabilire dove inizi il dolore psicologico e quello fisico; ma bisogna dire che qui la sofferenza psicologica sarebbe, sebbene derivata da una invalidità fisica, altrettanto inguaribile quanto una fisica.
Se il consenso del malato, in quanto depresso, non è libero, allora è sbagliato, per es., evitare l'accanimento terapeutico. Infatti, se egli non è "veramente" libero, niente può decidere. In realtà credo che possano esistere dei modi per verificare l'effettiva coscienza di quel che decide il malato...ma non saprei scendere nel detaglio. Inoltre tali decisioni andrebbero prse con la collaborazione di più medici, come mi pare avvenga in Olanda. Presumo anche di psicologi o psichiatri.
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La chiesa cattolica, nè più né meno di qualunque altra organizzazione, ha tutto il diritto di fare pressione perché l'eutanasia non sia legalizzata.
Tuttavia, rimane il fatto che è scandaloso il paragone che ha fatto il cardinale Arinze tra l'aborto e l'eutanasia da una parte, e gli attacchi dell'11 settembre dall'altra.
Allora, già che ci siamo, diciamo che chi cerca di coprire, come ha sempre fatto la chiesa cattolica, i membri del suo clero insabbiando le accuse di violenza sessuale del quale esso è stato spesso oggetto è egli stesso uno stupratore.
Paragone stronzo per paragone stronzo, mi sembra che almeno questo abbia più senso.
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A volte mi domando se avete letto la dichiarazione il Card. Arinze.
Il Prelato non ha paragonato l'eutanasia all'11 settembre, ma ha invece criticato la "cultura della morte", cioè quella cultura che tiene in pochissimo conto il valore di una vita umana.
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Attenzione Claude tu dando la possibilità ad ogni persona di poter morire (qual'è la differenza con il suicidio?) consenti quindi di disporre in ogni momento e liberamente della propria vita. Non ti accorgi probabilmente che crei un grosso precedente. Infatti questa possibilità di disporre liberamente della propria vita e del proprio corpo consentirebbe i suicidi, ma anche per esempio alle persone estremamente povere di potersi "vendere". Tu dici che "le sofferenze psichiche sono perciò escluse", forse lo dici perchè non sei mai entrato in contatto con persone che hanno disturbi mentali (i famosi ritardati), che non potendo guarire come per esempio accade per i "depressi" sono costretti a soffrire la loro diversità e le loro deficenze. Credimi sono delle sofferenze terribili, e non di rado ho sentito invocare da queste persone o peggio ancora dai loro familiari la morte.
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Citazione:
Originally posted by Lepanto
Attenzione Claude tu dando la possibilità ad ogni persona di poter morire (qual'è la differenza con il suicidio?) consenti quindi di disporre in ogni momento e liberamente della propria vita. Non ti accorgi probabilmente che crei un grosso precedente. Infatti questa possibilità di disporre liberamente della propria vita e del proprio corpo consentirebbe i suicidi, ma anche per esempio alle persone estremamente povere di potersi "vendere". Tu dici che "le sofferenze psichiche sono perciò escluse", forse lo dici perchè non sei mai entrato in contatto con persone che hanno disturbi mentali (i famosi ritardati), che non potendo guarire come per esempio accade per i "depressi" sono costretti a soffrire la loro diversità e le loro deficenze. Credimi sono delle sofferenze terribili, e non di rado ho sentito invocare da queste persone o peggio ancora dai loro familiari la morte.
No, la possibilità dell'eutanasia dovrebbe essere posta come opzione, come ho già detto, in situazioni che rispettino certe condizioni, quali, l'inguaribilità della malattia (che abbia come conseguenza la morte, ovviamente, non una semplice malattia cronica), l'estrema dolorosità della stessa. Essa, inoltre, non dovrebbe entrare a far parte delle offerte vere e proprie di cura, perchè non è una cura. Basterebbe stabilire che potesse essere presa in considerazione solo e soltanto su richiesta dell'ammalato. La quale richiesta dovrebbe essere reiterata nel tempo, e posta sotto il giudizio di più medici, psicologi e legali. Qiundi l'iniziativa dovrebbe essere sempre presa dal paziente; nessun medico o altro potrebbe proporla, nè a lui nè ad altri medici, come terapia. Sarebbe,inoltre, una decisione condizionata dal parere di esperti, e non completamente autonoma, da parte del paziente. Ci sono poi i casi di invalidità gravissima permanente, i quali sono ancor più problematici....oltre i casi da te citati....anche se un "ritardato" che si renda conto di esserlo, e ne soffra, è abbastanza paradossale, in quanto, uno dei segni dell'intelligenza, è proprio la coscienza dei propri limiti ed inefficienze......ma, come ormai ben saprai, io non solo cattolico, e dunque penso che si diano, ogni piè sospinto, dilemmi morali, nei quali una pluralità di valori entrino in un gioco di contrasto, nei quali più azioni o comportamenti siano, ognuno preso in sè, giusti, tali che, però, qualora se ne compia una, si renda ingiustizia al principio seguendo il quale si sarebbe dovuto compiere l'altra.
In questi casi, percezione soggettiva del dolore, riscontrabilità oggettiva dello stesso tramite strumenti scentifici si intrecciano ineludibilmente. E allora perchè non porre dei paletti oggettivi (le suddette condizioni), olrei i quali la sovranità dell'individuo su se stesso possa venir resa completamente decisiva?