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Discussione: Appello per Israele

  1. #1
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    Predefinito Appello per Israele

    Interrompo brevemente il mio personale embargo su questo forum per invitare tutti gli amici di Israele a partecipare o ad aderire, come farò io, alla manifestazione per Israele indetta dal Foglio per lunedì prossimo, 15 aprile, a Roma.

    Facciamo sentire la nostra voce.

    Per informazioni, leggete Il Foglio in questi giorni.

    Non vi aspetterete mica che ne parli la RAI?

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Il doppio senso di Ferrara

    Originally posted by Jan Hus
    Interrompo brevemente il mio personale embargo su questo forum per invitare tutti gli amici di Israele a partecipare o ad aderire, come farò io, alla manifestazione per Israele indetta dal Foglio per lunedì prossimo, 15 aprile, a Roma.
    Facciamo sentire la nostra voce.
    Per informazioni, leggete Il Foglio in questi giorni.
    Non vi aspetterete mica che ne parli la RAI?
    Sono appena rientrato dall'Ungheria e non ho seguito le notizie ed il dibattito che hanno preceduto la manifestazione. Ma da quanto ho letto, mi pare sia stata trattata con tutto riguardo. La 7 gli ha pure dedicato la diretta televisiva. E perchè dovrebbe essere altrimenti? Poi, con un prmotore come Giuilano Ferrara, l'attrazione sull'evento è più che garantita.
    Ricordo la mia prima manifestazione per la Palestina, nel settembre 1982 a Torino, dopo Sabra e Chatila. A guidarla era l'allora capogruppo del Pci in Comune. Proprio lui: Giuliano Ferrara, appena reduce da una missione di osservatori in Libano, a cui partecipava anche la nostra amministrazione comunale. Si dimise proprio allora, ufficialmente per protestare contro l'assessore Balmas, che contrariamente alle sue richieste, non voleva, in segno di lutto, sospendere tutte le manifestazioni cittadine di musica e spettacolo. Dopo vent'anni, Ferrara, manifesta per Israele. Forse, è questo il suo modo di non essere a "senso unico".
    Sulla manifestazione, ho trovato un bel commento di Sandro Viola, che posto qui di seguito.

    R.

    p.s. gli embarghi, di solito, sono inutili, e quasi sempre destinati al fallimento.

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito La doppia solidarietà

    Sandro Viola

    Una marcia di solidarietà con Israele avrà luogo questa sera a Roma, come protesta contro le posizioni pro-palestinesi di molti organi di informazione e lo strepito anti-israeliano d'una parte della sinistra. Gli organizzatori intendono dimostrare il loro attaccamento allo Stato ebraico, e il timore che esso possa venirsi a trovare, sotto la spinta del terrorismo palestinese, sull'orlo della sparizione. Questi sentimenti si possono condividere. E' vero infatti che agli occhi di molti (e non solo dei dementi che sfilano vestiti da kamikaze, ma anche di "colletti bianchi" con pubbliche funzioni) Israele si presenta oggi come un ingombro. Un ascesso.

    La causa di un conflitto interminabile che sta gettando nel caos una regione d'importanza strategica ed economica cruciale.

    Una paese recalcitrante, con una classe politica sorda agli appelli delle istanze internazionali e delle organizzazioni umanitarie, pronta ad impiegare - a torto o a ragione - la sua tremenda capacità bellica.

    Insomma, un paese da cui non possono venire che guai: sicchè un giorno, chi sa, se ne potrebbe anche immaginare una dissoluzione il più possibile indolore. Beninteso garantendo alla sua gente - del resto così capace, così adattabile - ogni sorta di agevolazioni per un rapido reinserimento nei paesi meno densamente abitati del pianeta.

    Questa percezione di un Israele sempre più imgombrante e molesto, questi primi segni d'insofferenza, non sono un'ipotesi fantasiosa. Esistono. E poichè si vanno diffondendo, qua e là, mischiandosi alla morchia dell'antisemitismo, il mondo civile deve preoccuparsene. Diventa comprensibile, quindi, che qualcuno si premuri di manifestare già adesso la propria inquietudine sui pericoli (sia pure lontani, teorici) che pesano sul futuro dello Stato ebraico.

    Allo stesso tempo, non è però accettabile che Israele venga proposto d'un tratto come "l'agnus Dei" della situazione. La vittima incolpevole dell'odio implacabile dei suoi avversari. Neppure l'offensiva degli attentatori-suicidi che ha così orrendamente seminato di cadaveri le città israeliane può essere infatti invocata per cancellari i dati, le date, i vari snodi del conflitto israelo-palestinese. Quel conflitto ha una storia, una storia che non si può ignorare o dimenticare, nei cui passaggi non è stato sempre la vittima. Anzi: molte volte, e forse la maggior parte delle volte, le vittime del rifiuto reciproco e dello scontro che ne è seguito sono stati i palestinesi.

    Così sarà utile rievocare qualcuno di tali passaggi. Perchè circoscrivere quel che accade in Palestina al trauma che le bombe dei Kamikaze hanno inflitto ad Israele, e alla sua necessità di reagire, spiega poco o niente. Per capire qualcosa dell'impazzimento palestinese, delle bombe umane contro le quali era inevitabiile che Israele reagisse, è infatti necessario dare uno sguardo al passato.

    L'occupazione israeliana della Palestina palestinese ha avuto non solo gli intenti di una annessione strisciante, ma anche caratteri coloniali. I 340 insediamenti ebraici edificati negli anni sulle terre palestinesi, espropriate senza mai un risarcimento, non avevano alcunchè di provvisorio. Al contrario furono intesi dalla maggior parte degli israeliani (e dolorosamente subite dai palestinesi) come i passi successivi di una annessione propria o impropria. E non a caso il loro ampliamento va tuttora avanti. Quanto ai tratti coloniali dell'occupazione, basterà qui ricordare le piscine degli insediamenti riempite, in una terra drammaticamente arida, con l'acqua sottratta alla popolazione palestinese. Oppure gli impedimenti posti alle attività della piccola industria locale per aprire la strada ai manufatti israeliani.

    Gli archivi di un paio di organizzazioni israeliane sono stracolmi di testimonianze sulla sistematica violazione dei diritti umani e civili dei palestinesi, sulle violenze e soperchierie, compiute dall'esercito e dai coloni nei Territori. Non avendo qui lo spazio per stenderne un elenco, rimando alla documentazione raccolta dal Centro B'Tselem. Quelle carte mostrano un comportamento nei confronti della popolazione occupata che fa riflettere sullo spirito della democrazia israeliana.

    Perchè certo, Israele è la sola democrazia della regione.

    Istituzioni, leggi e regole impeccabili. Ma inerenti alla sola società israeliana, e mai adoperate per evitare un soppruso, un'umiliazione, una violenza contro i palestinesi. Se davvero la Corte Suprema di Gerusalemme ha adesso deciso di indagare sulla terra bruciata fatta dall'esercito a Jenin, la decisione è benvenuta. Ma resta che di indagini sugli abusi degli occupanti ce ne sarebbero volute, in trent'anni, centinaia, e non ci sono state.

    Sino al 1988, secondo anno della prima Intifada, nessun governo israeliano accennò mai alla possibilità di un ritiro dai Territori. Fu la rivolta delle pietre che pose il problema, aprendo al strada al negoziato di Oslo. Ma non subito. Nei primi due anni la reazione israeliana, coordinata sul terreno dal Ministro della Difesa Ytzhak Rabin, fu violentissima. E tuttavia, per bocca di Sharon (che dava a Rabin dell'inetto, del codardo), una gran parte degli israeliani l'avrebbe voluta ben più devastante.

    Erano pochissimi, infatti, in Israele a pensare come Shimon Peres che fosse venuto il momento di ritirarsi da una parte (solo una parte) dei Territori. E uno di questi era il comandante delle truppe in Cisgiordania, generale Amram Mitzna. Un giorno un gruppo di coloni prese ad insultarlo, imputando all'esercito la colpa di non riuscire a domare la rivolta. "La colpa" rispose Mitzna, "non è mia. E' di chi in Israele non aveva previsto che un giorno i palestinesi si sarebbero ribellati".

    Ecco: questa è una delle più gravi responsabilità di Israele. Non aver previsto che un giorno i palestinesi si sarebbero ribellati. Prima lanciando pietre, e dieci anni dopo (dieci anni durante i quali le colonie ebraiche sono raddoppiate di numero, mentre la costruzione di 200 chilometri di strade percorribili solo dagli israeliani rosicava altra terra palestinese) sparando e facendosi esplodere nelle città d'Israele. Questo i governi israeliani non sono stati capaci di prevedere: che ad un certo punto i palestinesi avrebbero scoperto la forza disperata della loro debolezza, e Israele la debolezza, l'inutilità politica della propria potenza militare.

    Nessuna obiezione, quindi, a chi intende dimostrare solidarietà allo Stato ebraico, la cui esistenza - dice giustamente il manifesto degli organizzatori della marcia - "è un pegno della memoria universale". Ma una riserva s'impone, perchè in quel manifesto non c'è una sola parola sulla tragedia palestinese. E anche se della tragedia Arafat e i suoi sono stati in alcune fasi del conflitto i maggiori responsabili, non dimentichiamo che Israele - come ha scritto Amos Elon, uno dei più prestigiosi intellettuali israeliani - "ha fatto quasi tutto quel che era concepibile per indebolire il partito della pace nel campo palestinese".

    Repubblica 15 aprile 2002

  4. #4
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    Sine ira et studio



    D'Alema redarguisce Israele che tenta di difendersi e non si accorge che Hamas e al-Fatah la stanno bombardando incessantemente. Non c’è da essere antidalemiani per dire che D’Alema perde il pelo ma non il vizio. Già qualche mese fa se ne era uscito che Israele era stata “sproporzionata” reagendo fermamente alle incursioni degli Hezbollah che avevano bombardato con 4000 razzi le città israeliane. Oggi se ne viene condannando non i bombardamenti dei palestinesi dalla Striscia di Gaza, bensì la reazione di Israele che tenta di non farsi bombardare impunemente dalle milizie armate di al-Fatah, di Hamas, di Al Qaeda, proditoriamente decise a distruggere Israele, così come rivendica l’Ahmadinejad iraniano.



    È fin troppo facile predicare la sopportazione, la tolleranza, la commiserazione, la misericordia, la longanimità verso chi ti è nemico anche quando non demorde dall’attentare alla tua vita in mille modi. Lo Stato d’Israele lotta per la sopravvivenza contro una calca di milioni di arabi tutti fermamente decisi a distruggerlo: quale comprensione si può avere nei confronti di chi vuole ucciderti?
    Incomprensibile è che possa esserci qualche individuo razionale, razionalmente capace di esserlo, che per retorica demagogica e pacifista rimprovera Israele di non starsi ferma, mentre il nemico tenta il delitto. Ma di che razionalità è fatta la coscienza di questi individui?

    Se lo Stato d’Israele è legalmente riconosciuto come Stato di diritto, facente parte della famiglia dell’Onu alla pari con altri Stati del mondo, com’è possibile che alcuni Stati arabi si consentano di aggredire Israele senza tema alcuna? D’Alema perché non spreca qualche sua reprimenda su Siria, Libano, Iran, che finanziano ed armano la mano di Hezbollah e di Hamas di al- Fatha? Possibile che da decenni, questi cultori della democrazia tutta a sinistra, non si siano ancora resi conto di essere la patologia (politica) di questa nostra tormentata società? Che debba significare poi, politica, non s’è ancora capito.
    Sembra quasi che un arcano, un demiurgo, un demagogo, pronunziando la parola politica, si senta autorizzato a sconvolgere l’ordine naturale delle cose per un tornaconto del quale non s’individuano i confini: ma siamo pazzi?
    Diciamo che Prodi, forse, non ha torto a credersi di vivere in un mondo di folli.

    Mi permetterei di suggerire al sinistro liberale liberista Massimo D’Alema, uomo d’ispirata fede e di sicura volontà, nonché lupo di mare aduso ai marosi: perché non si trasferisce a vivere, per qualche annetto, a Gerusalemme? Sul posto, de visu, prenderà atto di quanto sia periglioso vivere in Israele, con il timore di essere uccisi da un momento all’altro.
    «Neque studere neque odisse, sed minume irasci decet» (Non è decoroso né farsi coinvolgere dalla passione né dall'odio, né tantomeno dall'ira).

    Celestino Ferraro



    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3048

  5. #5
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    Nuove minacce
    L'odio di Hamas per Israele trova sostegno a Teheran

    Le parole del premier palestinese di Hamas, pronunciate nella sua visita a Teheran, sono destinate ad aggravare ulteriormente la situazione politica e militare in Medioriente.

    Haniyeh ha detto che "non riconosceremo mai il governo usurpatore sionista e continueremo nel nostro movimento jihadista finché avremo liberato Gerusalemme". Questa è una dichiarazione di guerra che non lascia molte possibilità di essere fraintesa, e che spazza via come un colpo di fucile tutti i tentativi di rilanciare il processo di pace nella regione. Haniyeh si assume una responsabilità molto pesante, anche perché Israele già due estati fa si era ritirata dai territori intorno a Gaza, ed in tutto questo tempo ha subito continui attacchi proprio da quei territori. Traspare anche evidente che ogni strategia volta alla formazione di due Stati è destinata al fallimento: e si badi bene al fatto che la posizione del premier palestinese non mira nemmeno alla formazione di un solo Stato - il suo - visto che tutta la concentrazione è volta alla distruzione dello Stato israeliano. Se mai si raggiungesse tale obiettivo, c'è da credere che la questione palestinese svanirebbe con la stessa repentinità con cui è stata posta, e si scoprirebbe che la Palestina è troppo vasta per essere racchiusa fra Gaza e la Cisgiordania, pur passando per Gerusalemme.

    L'aspetto che però preoccupa maggiormente è che l'esternazione di tanto bellicismo avvenga in Iran, un Paese impegnato da mesi in una campagna per cancellare Israele financo dalle mappe geografiche, e che organizza in questi giorni una conferenza internazionale per discutere della verità storica dell'Olocausto. Ciò vuol dire che il delirio distruttivo di Hamas trova un alleato ed un sostenitore nel regime iraniano e che, in Iran, Hamas trova forza per lanciare la sua sfida a tutti coloro che vorrebbero una soluzione negoziata e pacifica del contenzioso.

    In tali condizioni non solo è difficile ritenere oggi Hamas un interlocutore, ma anche, e soprattutto, l'Iran.

    E questo avrà di riflesso un effetto negativo sul panorama iracheno, con cui inizia a scontrarsi da subito il rapporto americano Baker - Hamilton, che vedrebbe proprio nell'Iran un interlocutore indispensabile.

    Avevamo già molti dubbi sulla possibilità che l'Iran potesse davvero essere un interlocutore: sulla base di questi sviluppi, purtroppo, non abbiamo più nemmeno i dubbi.

    Roma, 8 dicembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  6. #6
    Gaeta resiste ancora!
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    Citazione Originariamente Scritto da ;50551
    Sono appena rientrato dall'Ungheria e non ho seguito le notizie ed il dibattito che hanno preceduto la manifestazione. Ma da quanto ho letto, mi pare sia stata trattata con tutto riguardo. La 7 gli ha pure dedicato la diretta televisiva. E perchè dovrebbe essere altrimenti? Poi, con un prmotore come Giuilano Ferrara, l'attrazione sull'evento è più che garantita.
    Ricordo la mia prima manifestazione per la Palestina, nel settembre 1982 a Torino, dopo Sabra e Chatila. A guidarla era l'allora capogruppo del Pci in Comune. Proprio lui: Giuliano Ferrara, appena reduce da una missione di osservatori in Libano, a cui partecipava anche la nostra amministrazione comunale. Si dimise proprio allora, ufficialmente per protestare contro l'assessore Balmas, che contrariamente alle sue richieste, non voleva, in segno di lutto, sospendere tutte le manifestazioni cittadine di musica e spettacolo. Dopo vent'anni, Ferrara, manifesta per Israele. Forse, è questo il suo modo di non essere a "senso unico".
    Sulla manifestazione, ho trovato un bel commento di Sandro Viola, che posto qui di seguito.

    R.

    p.s. gli embarghi, di solito, sono inutili, e quasi sempre destinati al fallimento.
    Ferrara ha fatto Km su Km in manifestazioni di tutti i tipi, ma la panzia aumenta lo stesso... la prox volta organizzi una maratona, lamneo forse dimgrirà un pò !

    ps
    x nuvola rossa,
    hvolevo visitare il tuo sito, ma sono subito andato via per via di quella musichetta che c'è, sai io odio i siti col sottofondo musicale, se permettete lo decido io cosa ascoltare !

  7. #7
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    ISRAELE STATO ASSASSINO !

    PALESTINA libera !

  8. #8
    antimperialista
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    Citazione Originariamente Scritto da marcuse Visualizza Messaggio
    ISRAELE STATO ASSASSINO !

    PALESTINA libera !
    Condivido pienamente!

  10. #10
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    Predefinito Boh!

    Citazione Originariamente Scritto da nuvolarossa Visualizza Messaggio
    Nuove minacce
    L'odio di Hamas per Israele trova sostegno a Teheran
    Mi fido molto di più di Hamas, Hezbollah, Iran che di Israele e Usa.
    Siamo solo agli inizi.....tutto ciò che sta succedendo in Medio Oriente, bisogna proprio ringraziare Israele che invece di usare le vie dimplomatiche, ha sempre usato la forza e questo infatti è il risultato.
    Chi troppo vuole nulla stringe. Ed è questo che sta accadendo.
    Hanno lasciato Gaza, ma lo hanno chiuso senza dare nessuna possibilità di vita, bloccando il territorio sia per mare che per terra, naturalmente hanno invaso altri territori della Cisgiordania. Il mondo cambia e così anche la Storia e i tempi cambieranno le situazioni. Israele sta attuando un suicidio lento, molto lento se non cambia metodo.
    Le armi servono a poco se dietro non ci sta l'intelligenza e il modo di non utilizzarle.

 

 
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