Il vostro futuro sarà così
I libri non moriranno, ma si scriverà e si leggerà sui notebook. Scompariranno i cd. E in cucina basterà dire a voce il menu. Il guru della Microsoft annuncia la seconda rivoluzione digitale. Dalla parte del consumatore.
di
JUAN LUIS CEBRÍAN 5/4/2002
Bill Gates, 47 anni, fondatore e maggiore azionista della Microsoft. Ha reso popolare l'uso del pc. Oggi è il più ricco del mondo
Ha imparato a riassumere la propria vita in una frase che sintetizza, in maniera semplice, una concezione dell'esistenza: «Sono un uomo innamorato del software».
Il segreto di Bill Gates, fondatore della Microsoft, l'uomo più ricco del mondo, 47 anni, sposato con una ex segretaria, due figli, è tutto qui.
Il software rappresenta il paradigma della nostra civiltà, questa nuova fonte creatrice di conoscenza e ricchezza che fa muovere il mondo senza che quasi ce ne accorgiamo. Colui che sarà in grado di dominarlo diventerà il padrone della Terra.
All'età di 14 anni, William Gates III rimase stupito di fronte al gran numero di cose che si potevano fare combinando semplicemente una serie di codici binari (zero e uno, dopo uno e zero) e decise di mettersi all'opera.
Da allora non si è più fermato. E ancora oggi afferma che i primi dieci anni del nuovo millennio, questi che già stiamo vivendo, produrranno grandi cambiamenti all'interno della società digitale.
Lei ha affermato più volte che le conseguenze della rivoluzione digitale saranno paragonabili o addirittura superiori a quelle della rivoluzione industriale. Continua a essere di questa opinione, nonostante il crescente scetticismo verso la new economy?
Non credo di essere mai stato così categorico da parlare di una nuova civiltà. D'altro canto, è indubbio che l'impatto provocato dal mondo digitale sia paragonabile a quello generato dalla rivoluzione industriale. La differenza consiste nel fatto che il processo di industrializzazione si è sviluppato nel corso di più generazioni, mentre il cambiamento digitale si sta verificando nell'arco di una generazione e mezzo o, al massimo, due. Il processo è molto più rapido, il che comporta che l'imprinting lavorativo, ovvero le conoscenze che si acquisiscono nei primi anni di vita, dovrà necessariamente cambiare durante il corso della carriera professionale. Fra il 1988 e il 2000, come è risaputo, c'è stata una sorta di ossessione, un'atmosfera di follia simile alla febbre dell'oro, rispetto a ciò che prometteva il settore digitale. Noi però continuavamo a dire che la produttività economica era importante proprio come la ricerca e lo sviluppo a lungo termine. Concetti come «nuova civiltà» e «nuova cultura» sono troppo forti. Perché gli strumenti digitali rispondono ai desideri delle persone per quanto riguarda il loro utilizzo e, in sé, non implicano alcun tipo di civiltà.
Tuttavia, lei ha parlato dell'esistenza di uno stile di vita nel web: una nuova forma di agire, di apprendere, di produrre, di divertirsi.
Quando parlo di stile di vita nel web mi riferisco a un ambiente nel quale l'accesso all'informazione è considerato come un dato di fatto, e nel quale le comunicazioni sono più facili. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con gli interessi fondamentali della gente, che non sono assolutamente cambiati, ma piuttosto con l'idea che diamo per scontato il poter accedere all'informazione, così come facciamo con l'esistenza delle automobili o dell'elettricità. Il problema, al momento, è che l'uso abituale di Internet riguarda ancora solo una piccola percentuale della popolazione e perciò dobbiamo far sì che l'utilizzo di tale mezzo sia sempre più semplice ed economico.
Lei afferma che, fra circa dieci anni, il libro elettronico sarà all'ordine del giorno. Sostiene anche che scomparirà quasi completamente l'uso della carta.
I libri di narrativa saranno i meno pregiudicati dal computer: hanno un loro fascino. Al contrario, questa prospettiva sarà molto significativa per quanto riguarda le enciclopedie. Si possono realizzare con grande rapidità collegamenti, raffrontare articoli, fare ricerche. Le enciclopedie digitali avranno un prezzo ragionevole, potranno essere aggiornate e l'accesso sarà molto facile. Ovviamente le enciclopedie costituiranno il primo passo, poi si potrebbe passare ai moduli, per arrivare agli stampati commerciali da compilare. Per il resto, alla fine di questo decennio ci saranno più persone che leggeranno i giornali in formato digitale che persone fedeli a quelli tradizionali. Se prendiamo, per esempio, un quotidiano di informazione finanziaria, ci potremmo spostare un po' verso la sinistra dello spettro d'azione, e trasformarlo, perché cliccando sul nome di un'azienda potremo vedere qual è la sua attuale quotazione o i suoi titoli o altre questioni di questo tipo. Anche le inserzioni pubblicitarie diventeranno sostanzialmente digitali. Le opere di narrativa, invece, adotteranno questo formato solo se, per esempio, qualcuno comprerà i nuovi notebook digitali.
I notebook digitali: pensa di lanciarli presto sul mercato?
Nel prossimo autunno.
Quindi, fra circa due anni, anziché avere questo taccuino su cui sto prentendo appunti della nostra conversazione, oppure quando andrò in riunione, userò un notebook digitale?
Sì, proprio così. Sto investendo centinaia di milioni di dollari per rendere possibile questo progetto. Stiamo riuscendo a fare del notebook elettronico una realtà. Potremo tenerlo in mano e non fisso in un posto, spostarlo, potremo leggerlo in quasi tutte le posizioni, da qualsiasi prospettiva.
Un altro aspetto importante è quello che riguarda il futuro della musica. Che cosa succederà con i cd e i sofisticati, belli e costosissimi impianti hi-fi?
In questo caso ho solide argomentazioni per poter affermare che ci muoveremo in una prospettiva puramente digitale. Mi entusiasma il fatto che ciascuno possa organizzare e disporre a suo piacimento delle canzoni senza doverle necessariamente ascoltare nell'ordine imposto dalla casa discografica; e senza che ci si debba alzare, togliere il disco, fare attenzione a non rovinarlo e rimetterlo nella custodia. I dischi sono oggetti assolutamente scomodi. Se però si potesse avere un piccolo disco digitale da portare in tasca, da collegare alla macchina o a un riproduttore portatile...
È pronto il prototipo?
Naturalmente. Che cosa ne ostacola il progresso? Per alcuni aspetti le società discografiche, che stanno cercando una forma di concessione dei diritti per il nuovo formato, perché gran parte dell'attività digitale nel campo della musica ha carattere di pirateria.
Il problema è che la gente pensa: quest'uomo sarà in grado di controllare nel modo più assoluto la mia capacità di azione nella Rete, perché con tutte queste nuove possibilità e il continuo progresso del software della Microsoft alla fine il mondo sarà totalmente nelle sue mani. Si considera il novello Grande fratello?
Direi piuttosto il contrario. Noi offriamo agli utenti degli strumenti perché possano essere creativi. A questo punto sono le persone che possono dare a tali strumenti la forma che vogliono. Quando forniamo un word processor, per esempio, non controlliamo quello che viene scritto. Io non obbligo nessuno a navigare in un sito anziché in un altro. Ognuno è libero di farlo seguendo i propri gusti; basta digitare l'indirizzo che interessa e si arriva a destinazione. Quello che noi diamo sono strumenti in bianco, neutri.
Nonostante ciò, quando il 90 per cento dei pc del pianeta è provvisto di Windows e il 70 per cento dei navigatori utilizza Explorer, riconoscerà almeno che la Microsoft è un monopolio.
No, e mi permetta di dimostrarlo. Mettiamo che lei abbia acquistato due anni fa una copia di Windows e Office. Quali entrate mi porta lei quest'anno? Se non faccio qualcosa che sia molto innovativo, una nuova versione decisamente migliore, lei potrà continuare a utilizzare lo stesso software per tutta la vita. Il mio concorrente principale è il mio portafoglio clienti, perché non mi pagano un canone di noleggio e dobbiamo continuare a innovare per poter avere entrate. Per questo abbiamo incrementato il budget di ricerca e sviluppo; spendiamo più di 5 miliardi di dollari l'anno e li dedichiamo soprattutto alla ricerca sul riconoscimento vocale o della scrittura.
La sua casa ha un altissimo livello di informatizzazione. Ora mi dicono che nel centro di ricerca della Microsoft lei ha costruito la casa del futuro.
La mia casa è superata. Coloro che l'hanno costruita stanno lavorando nel centro di ricerca Microsoft per realizzare un modello più avanzato, più semplice da installare e rivolto a tutti.
Entro 10 o 15 anni il microonde accetterà i miei ordini se gli chiedo a viva voce di cucinarmi un uovo in tre minuti?
Fra 15 anni, certamente sì. Per quanti aspirano a conseguire funzioni di controllo dell'abitazione, il costo dovrà essere necessariamente bassissimo e la facilità d'uso elevata. Per accendere o spegnere le luci, programmare l'impianto di irrigazione o gestire la vigilanza, tutto funziona già adesso senza difficoltà. Ora quello che più attrae sono i sistemi per gestire le fotografie, la musica o i video; per vedere un programma in televisione quando si vuole; per trovarlo in modo semplice e per giocare con i migliori videogiochi del mondo.
Non teme di poter diventare un simbolo della globalizzazione, di ciò che la gente ripudia?
La verità è che quando uno va praticamente in qualsiasi paese e domanda ai giovani in quale società vorrebbero lavorare, la Microsoft è di solito al primo posto della lista. Il bilancio finale è che percepiamo più affetto che altro, perché siamo una parte del futuro della gente, di ciò che la gente vuole.
© El País
UNA STORIA GIÀ LEGGENDA
1975 Bill Gates e il compagno di scuola Paul Allen fondano la Microsoft.
1980 Gates sviluppa Ms-Dos, primo sistema operativo per personal computer a grande diffusione.
1983 La Microsoft realizza il primo Windows e il metodo di puntamento con il mouse
. 1992 Bill Gates diventa per la prima volta l'uomo più ricco del mondo.
1995 Nella nuova versione di Windows viene introdotto gratuitamente un browser, programma per navigare in Rete (Internet Explorer).
1998 Il dipartimento di Giustizia e 20 procuratori generali di altrettanti stati americani intentano una causa contro la Microsoft per violazione della concorrenza.
2001 Viene lanciata l'ultima versione di Windows, chiamata Xp.
http://www.mondadori.com/panorama/ar...ea_2_10178.htm


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