Anche l'intolleranza può essere ragionevole
di Diego Gabutti
Anche Voltaire giustifica l'intolleranza
E' un paradosso che conferma la bizzaria dell'uomo
Pronto a scannarsi per delle allegorie filosofiche
E trasformano in realtà le fantasie religiose
Senza offesa per nessuno, con rispetto parlando, ma a dimostrazione che, secondo il principio enunciato da una celebre rubrica della “Domenica del Corriere”, raramente la realtà si lascia bagnare il naso dall’immaginazione romanzesca e dai paradossi della filosofia, ecco qui di seguito una citazione tratta dal Trattato sulla tolleranza di Voltaire.
Gli ebrei che volessero riconquistare la Terra Santa, scriveva nel 1763 l’oracolo dell’illuminismo, «avrebbero l’obbligo indispensabile d’uccidere tutti i Turchi, ciò va da sé: perché i Turchi possiedono il territorio degli Etei, dei Gebusei, degli Amorriti, dei Gersenei, degli Evei, degli Aracei, dei Cinei, degli Amatei e dei Samaritani. Tutti questi popoli furono colpiti dall’anatema; il loro paese, che s’estendeva per più di venticinquemila leghe di lunghezza, fu dato agli Ebrei in seguito a molti successivi patti; essi devono riavere i loro beni: i maomettani ne sono gli usurpatori da più di mille anni. Se gli Ebrei ragionassero così, è chiaro che non potremmo rispondere che mettendoli alle galere». Questo è uno dei pochi casi, conclude Voltaire, «in cui l’intolleranza appare ragionevole» (Voltaire, Trattato sulla tolleranza, in Voltaire, Scritti politici, a cura di Riccardo Fubini, UTET 1978, p. 553).
Sono passati poco più di due secoli dalla pubblicazione del Trattato sulla tolleranza e l’impensabile (anzi, l’intollerabile) ha preso forma: gli ebrei sono tornati in Palestina, gli antichi patti sono stati confermati e i paradossi della filosofia sono ogni giorno in prima pagina.
Intendiamoci. Voltaire, che non era un antisemita ma un nemico giurato di tutte le religioni, papismo in testa, aveva liquidato a morsi nei paragrafi precedenti anche i gesuiti, i luterani, i calvinisti, i francescani e le infamie di certe oscure sette cristiane, giudicando inammissibile il loro fanatismo, immorale la loro insolenza religiosa, odiose e miserabili le loro visioni del mondo. Sgombriamo il campo anche da altri possibili equivoci e diciamo subito che non abbiamo riportato questa citazione per condannare o anche soltanto per mettere in discussione l’esistenza dello stato d’Israele o per incoraggiare i pacifondai che si travestono da kamikaze e poi sfilano allegramente per le strade di Roma. A Israele, la sola democrazia mediorientale, auguriamo una vita lunga e prospera, sperando che serva prima o poi da modello ai califfati che la circondano, cominciando da quello palestinese. Quanto ai pacifondai, speriamo che la loro “spinta propulsiva” s’esaurisca presto e definitivamente.
Abbiamo ricordato il paradosso di Voltaire con spirito (come si dice) “volterriano” e illuminista. Giusto per dire che il XX secolo, tra tutti quelli già abbastanza eccentrici e balordi che ci siamo lasciati dietro le spalle, ha battuto decisamente ogni record di bizzarria. Non è stato soltanto il secolo del sionismo, che ha dato sostanza corporea a quella che in origine era soltanto una metafora letteraria, ma è stato anche il secolo della psicoanalisi e del marxismo-leninismo, del cubismo e del “maozedongpensiero”, della difesa della razza e dell’ufologia, della perduta Atlantide e del Reich millenario, di Pol Pot e della new age, del Corano radical-terrorista e della “scienza degenerata” secondo Hitler e Stalin. Altrettante fantasie letterarie, altrettante pseudoscienze e riscritture del mondo a tavolino che, nel corso del secolo passato, provocando sia tragedie che farse immani, hanno alimentato le più improbabili e straordinarie passioni.Dev’essere qualcosa nell’aria. Forse è l’effetto del passaggio di qualche cometa allucinogena, come nel romanzo di H.G. Wells, o forse esiste davvero l’«arcivernice» del Professor Pier Lambicchi e basta stenderne una pennellata sulla copertina d’un libro qualsiasi perché quello prenda subito vita e, come il coniglio marziano d’un celebre racconto di fantascienza, si guardi ferocemente intorno ed esclami: “Fermi tutti! il mondo è mio!” Sta di fatto che le allegorie filosofiche e le fantasie romanzesche sembrano tenere in pugno il pianeta e le anime dei viventi.
Ci si scanna in nome dell’Idea Peregrina o del Libro Insensato come non ci si scannerebbe mai per una ragione seria. Ogni Libro (oggi di nuovo il Corano e la Bibbia, ieri il Mein Kampf o Il Capitale, domani chissà) è il nemico numero uno d’ogni altro Libro. Ciascuna Idea è la negazione determinata e amen d’ogni altra Idea. Non appena prendono vita, le metafore letterarie parlano come gli smargiassi dei film western, condannati a ripetere in eterno sempre la stessa battuta: “In città non c’è posto per entrambi, straniero”.
Voltaire, che nel Trattato sulla tolleranza parlava proprio di questo, aveva indicato alla tolleranza un nemico da schiacciare: l’infâme delle fantasie religiose, trasformate in leggi culturali inappellabili e in articoli di codice penale. Per noi l’infâme è la fiction filosofica e wagneriana: il marxismo draculesco, i fondamentalismi col sangue agli occhi, il razzismo e la pietas da barzelletta assassina. Sono le Weltanschauung che s’allargano attraverso la realtà come mostruosi “blob” fino a trasformarla in un fumetto caotico e sconfinato.




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