Comunicato del Campo Antiimperialista
Apr. 17, 2002
Due Popoli uno Stato
comunicato del Campo Antiimperialista
Solo la vittoria dell'Intifada e la sconfitta del sionismo possono portare ad una pace giusta e duratura.
1. Il 28 settembre 1995, alla Casa Bianca, Rabin e Arafat sottoscrivevano, dopo anni di trattative, uno "storico" Accordo di Pace tra Israele e l'OLP in base al quale, in virtù di un lento e progressivo ritiro delle truppe israeliane d'occupazione, in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, sarebbe sorto uno Stato palestinese indipendente. Il cardine di questi accordi, dopo che l'O.L.P. aveva abbandonato il legittimo obbiettivo della liberazione di tutta la Palestina, era il principio "Due popoli, due Stati". La sinistra palestinese, il nazionalismo arabo antimperialista, assieme ad alcuni movimenti islamisti, condannarono quegli Accordi come un cedimento, affermando che non ci sarebbe mai stata vera pace fino a quando sarebbe esistito uno stato sionista artificiale conficcato nella nazione araba, come testa di ponte dell'imperialismo internazionale.
Il 5 ottobre Rabin presentava alla Knesset questi Accordi, ma essi passarono per il rotto della cuffia, grazie a due soli due voti (61 a favore e 59 contro). Un mese dopo, il 3 novembre 1995, Rabin venne assassinato da un attentatore ebreo, che inspiegabilmente bucò la scorta e le guardie del corpo del Presidente. Non c'è dubbio alcuno che l'assassino non agì da solo, che i suoi mandanti erano pezzi da novanta dell'establishment israeliano.
2. L'eliminazione di Rabin fu l'inizio della fine del "Processo di Pace". Segnava la sconfitta di quella frazione della borghesia sionista che puntava all'egemonia e all'espansione in Medio Oriente, con l'appoggio di Arafat, messo a capo di una Palestina satellitata e a sovranità limitata.
In Israele presero il sopravvento le forze più intransigenti dello schieramento sionista. Prima Nethaniau, poi Barak e infine Sharon, si dedicarono al sabotaggio sistematico degli Accordi. Non ritirarono le truppe come previsto e invece di smantellare gli insediamenti coloniali li aumentarono e li rafforzarono. In numerose interviste i dirigenti ebraico-sionisti dichiararono che non avrebbero mai accettato la nascita di uno Stato palestinese sovrano, che non avrebbero abbandonato Gerusalemme Est, né il controllo della valle del Giordano, e nemmeno le Alture del Golan. Con la loro proverbiale arroganza ribadirono che la gran parte degli insediamenti nella Cisgiordania erano avamposti strategici indispensabili alla "difesa di Israele". Il piano sionista era alquanto semplice: concedere ai palestinesi, dopo averli battuti, solo una serie di piccoli Bantustan (sul modello dell'apartheid sudafricano) privi di continuità territoriale e tutti sotto il tiro dei loro cannoni.
3. Lo scoppio della Seconda intifada, nel settembre 2000, non era quindi la causa del fallimento dei negoziati, ma la diretta conseguenza. La gran parte del popolo palestinese, aveva creduto nella pace, alla speranza di porre fine al conflitto. Aveva infatti votato in massa Arafat nonostante i suoi tentennamenti e la sua politica paternalistica e filo-israeliana. Il bersaglio dell'insurrezione (di cui gli strati più poveri erano e sono la forza motrice) non era solo Israele, la sua politica vessatoria e sfruttatrice, ma pure l'Autorità Nazionale Palestinese, considerata remissiva verso i sionisti e collusa col capitalismo israeliano, di cui sembrava una longa manus.
Invece di riprendere veri negoziati di pace, i governi Israeliani risponderanno alla Seconda Intifada con il pugno di ferro, con una repressione sanguinaria senza precedenti. Il tutto con l'appoggio degli USA e tra l'indifferenza dei traballanti e corrotti regimi arabi, la cui principale preoccupazione è quella di impedire ogni vero cambiamento nella regione.
4. Con la recente offensiva militare israeliana, l'assedio ad Arafat, la rioccupazione delle città palestinesi controllate dall' A.N.P., Sharon, con in testa la "Grande Israele" vuole:
a. mettere una pietra tombale sugli Accordi di pace del 1995;
b. decapitare e mettere in ginocchio la resistenza palestinese, rompendo l'alleanza tra Al Fatah, Hamas, Jihad, FPLP e gli altri movimenti di liberazione;
c. far emergere una leadership palestinese collaborazionista che accetti la soluzione di uno Stato palestinese fantoccio;
d. derubricare per sempre la questione cruciale del rientro dei profughi palestinesi;
e. guadagnare il massimo terreno sul piano militare per porre la cosiddetta Comunità internazionale davanti al fatto compiuto;
f. tenere alta la tensione in tutta la regione per consentire ai "falchi" nordamericani si scatenare contestualmente l'annunciata offensiva sui larga scala contro l'Iraq.
5. In queste condizioni parlare di "pace" significa discutere di aria fritta. Affinché riparta un vero negoziato di pace Israele dovrebbe tenere fede agli impegni solennemente assunti nel 1995: ritirare le sue truppe entro i confini del 1967 (Golan e l'ultimo lmebo del Libano meridiale compresi), smantellare le colonie in Cisgiordania e a Gaza, accettare il principio del rientro dei profughi palestinesi, consegnare Gerusalemme Est all'ANP, consentendo la fondazione immediata di uno Stato palestinese sovrano nei territori occupati nel 1967.
Solo in questo quadro avrebbe infine senso inviare osservatori ONU, allo scopo di verificare il pieno ritiro israeliano e vigilare le frontiere tra i due Stati (nonché quelle con la Siria e con il Libano).
E' chiaro a chiunque che una simile prospettiva implica un radicale mutamento della politica israeliana, vale a dire la caduta di Sharon. Invece Sharon è più forte che mai. Oltre ad avere Whashington alle sue spalle, gode del sostegno dell'Esercito e dell'establishment israeliani, e il suo consenso tra i suoi sudditi è più forte che mai. La cosiddetta "democrazia" isrealiana, è infatti un regime razzista fondato sull'esclusione colonialista: gli ebrei sono la casta dominante e godono solo essi di diritti e i privilegi, gli arabi palestinesi schiavizzati nessuno.
6. Piaccia o meno in Palestina e Medio Oriente abbiamo uno stato di guerra permanente a bassa intensità che può in ogni momento degenerare in un conflitto generale, ancor più probabile visto che con il pretesto della crociata antiterrorista Bush ha minacciato non solo l'Iraq, ma pure la Siria e l'Iran. La vera causa di questo marasma è la politica imperialistica che non vuole perdere a nessun costo il controllo dei pozzi e delle rotte petrolifere. L'esistenza stessa di Israele, in quanto testa di ponte e enclave dell'imperialismo nordamericano, era, è e resterà la principale causa di questo conflitto infinito.
Chi abbia a cuore gli interessi della pace mondiale e le sorti dell'umanità deve avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: il sionismo (cioè la dottrina razzista di uno Stato ebraico espansionistico etnicamente e confessionalmente omogeneo) è irriducibile ad una soluzione equa e rispettosa fondata sul criterio "Due popoli due stati". La fondazione di uno Stato palestinese nei Territori Occupati da Israele con la guerra del 1967, sarà solo una tappa verso la liberazione totale della Palestina, nella prospettiva della sconfitta finale del sionismo.
Chi abbia a cuore la giustizia e la libertà di tutti i popoli, alla fine dovrà convenire su due punti essenziali: che il sionismo dovrà essere estirpato dal Medio Oriente, che i nordamericani debbono ritirare le loro flotte e chiudere le loro basi dalla regione. Ciò non significa affatto cacciare gli ebrei dalla Palestina, né teorizzare uno "stato arabo etnicamente pulito". Il tempo mostrerà che la soluzione giusta e' quella di una Palestina araba e democratica, magari federativa, uno Stato unitario in cui ebrei e arabi convivano e abbiano pari diritti, in cui siano rispettate tutte le confessioni religiose.
Il rovesciamento del sionismo (genderame dell'ordine imperialistico in Medio Oriente) è la condizione preliminare, non solo per strappare la liberazione nazionale del popolo palestinese, ma pure per la liberazione sociale delle masse arabe vittime di regimi dispotici collusi e servi di Israele.
Campo Antimperialista
5 aprile 2002




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