Ovviamento non lo va mica a dire in TV, ma lo scrive nella relazione trimestrale di cassa, dove è stranamente obiettivo.
Dice anche che il rallentamento dell'economia del 2001 è dovuto solo in minima parte all'11 settembre, e che comunque siamo stati sopra la media europea (ovviamente non lo dice però che ciò è avvenuto solo grazie ai primi due trimestri)
http://www.ilsole24ore.com/SoleOnLin...22.0.726174443
RELAZIONE SULL’ANDAMENTO DELL’ECONOMIA NEL 2001
E AGGIORNAMENTO DELLE PREVISIONI PER IL 2002
SINTESI
1. L’economia italiana nel 2001
Nel 2001 il quadro internazionale è stato caratterizzato da un forte rallentamento economico che ha interessato contemporaneamente Stati Uniti, Europa e Giappone. Gli attentati terroristici di settembre hanno aggravato tale quadro, anche se il loro impatto è stato contenuto e temporaneo.
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Nonostante il rallentamento produttivo, nel 2001 le unità di lavoro sono aumentate dell’1,6 per cento: il risultato migliore degli ultimi 20 anni.
La crescita della domanda di lavoro si è concentrata nel settore terziario e nelle costruzioni e ha interessato, in linea con le tendenze recenti, in misura maggiore la componente femminile e il lavoro dipendente. Il contributo del lavoro atipico all’aumento dell’occupazione, particolarmente elevato nel 2000, si è significativamente ridotto. Questa inversione di tendenza può in parte ricondursi agli effetti della legge 388/00 relativa al credito di imposta, che ha incentivato l’assunzione di manodopera a tempo indeterminato, e in parte al processo naturale di trasformazione dei contratti atipici.
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Poi però ovviamente insiste nel cannare deliberatamente tutte le previsioni, per coprire il buco che si sta formando, sperando andreottianamente che tutto si aggiusti da solo non si sa per quale miracolo.
La crescita dell'economia italiana (il Pil) per il 2002 è confermata dal Governo al 2,3% secondo l'obiettivo programmatico, già indicato nello scorso autunno e compreso nel Patto di stabilità europeo. Allo stesso modo, non è stato rivisto il livello del deficit (l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche), che rimane pari allo 0,5% del Pil.
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Una difficile quadratura dei conti
La quadratura dei conti della finanza pubblica si sta rivelando, però, più difficile del previsto, perché su di essa continuano a pesare notevoli incognite. Sul piano interno, c'è innanzitutto la spesa corrente e quella locale, degli enti decentrati, a cominciare dalle regioni, che nonostante l'attento monitoraggio appare sempre fuori linea. La crisi internazionale in Medio Oriente poi, con le inevitabili ripercussioni sul prezzo del petrolio e la crescita dell'economia, mette a rischio gran parte delle stime sul 2002, come quella originaria dell'inflazione programmata (l'1,7% medio annuo è ormai difficilmente sostenibile), che comporta una revisione al rialzo (intorno al 2%) di qualche decimo di punto.
In questo scenario è evidente che gli obiettivi programmatici del Governo rimangono molto ottimistici e, quindi, scarsamente realistici, discostandosi in misura sensibile dalle previsioni delle maggiori organizzazioni internazionali (Fmi, Ocse, Unione europea) e dei centri di ricerca economica.
Secondo questi autorevoli previsori, il Pil è infatti indicato in aumento di appena l'1,3-1,5% nella media del 2002, mentre il deficit è stimato intorno all'1%, ancora lontano dunque dal traguardo del pareggio di bilancio e, soprattutto, condizionato da un ingente debito pubblico (oggi vicino al 110% del Pil), che stenta a trovare la strada del rientro su valori compatibili con i parametri europei.
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Non è più il Tremonti di una volta: ha fatto meno propaganda del solito.
Però non sa ancora fare i conti. Speriamo che impari presto.</center>






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