RIFORMA DEL WELFARE STATE

In Italia è indubbiamente necessaria una profonda rivalutazione e conseguentemente una revisione dello stato sociale, il quale ormai si è rivelato obsoleto ed inadeguato per un paese come l'Italia che vuole inserirsi a pieno titolo nell'attuale contesto europeo. La riforma del Welfare State, infatti, va completata con la riforma del mercato del lavoro, poiché esse sono legate da un rapporto d'implicazione reciproca.

I punti su cui edificare il nuovo Welfare State quindi sono essenzialmente cinque, i quali si fondano sul principio di sussidiarietà che rappresenta il filo rosso del rinnovamento e dell'innovazione. Ovvero occorre partire dal riconoscimento giuridico di una tradizione che è riuscita a costituire enti privati, volti a rispondere a esigenze del pubblico nei settori della scuola, della sanità, del lavoro e dell'assistenza sociale; questi soggetti rappresentano realtà di un "privato non statale" o privato di pubblica utilità.

Il secondo punto cardine della riforma è un sistema misto all'interno del settore del Welfare State, dei servizi alla persona di utilità pubblica, e questa proposta è realizzabile solamente se a livello giuridico vengono riconosciute realtà "no profit", che non sono solo associazioni di volontariato ma possono anche essere imprese medie e grandi, che investono gli utili ricavati a scopi sociali. Queste nuove realtà svolgono, infatti, una funzione che viene denominata pubblico non statale, vale a dire rispondono ad esigenze del pubblico attraverso strutture private.

Il terzo punto riguarda la libera scelta del singolo cittadino di essere messo in condizione di poter usufruire di servizi pubblici. Questa libertà trova applicabilità solo se coesistono nel contesto economico e sociale soggetti privati non statali e soggetti statali. Se però sia accetta la concezione secondo la quale esistono differenti realtà all'interno del Welfare State, il pubblico deve dunque contribuire, proporzionalmente al proprio reddito, a finanziare strutture che sono certificate per svolgere funzioni di pubblica utilità.

Il quarto punto quindi riguarda il principio enunciato all'inizio ossia la sussidiarietà fiscale, che trova la sua applicabilità attraverso forme di esenzione fiscale di riduzione di imposta. Queste soluzioni possono essere applicate anche alle realtà "no profit" nella misura di cui la persona usufruisce del servizio che se fosse esclusiva gestione dello Stato comporterebbe un costo notevole. Ecco perché la sussidiarietà fiscale deve essere affiancata dalla possibilità che enti terzi partecipino alle spese nel settore sanitario e assistenziale.

Quinto punto è l'accreditamento e il controllo di qualità sui servizi che vengono erogati, in altre parole commissioni composte da persone competenti, le quali valuteranno le strutture in grado di soddisfare criteri adeguati. Infine in materia di mercato del lavoro, per conseguire una occupazione maggiore e rendere le norme che lo regolano, adeguate all'attuale situazione sociale ed economica dell'Italia, membro dell'Unione Europea, dovrebbero essere applicati gli strumenti di flessibilità del mercato del lavoro contenuti nel Libro Bianco, aprire a soggetti privati gli enti di collocamento interinale i quali non si limitano a trovare posti di lavoro, ma assistono il lavoratore nel suo percorso.

Il quadro delle riforme però verrà completato solo con una adeguata riforma del sistema pensionistico, esso infatti comporta una spesa previdenziale destinata ad aumentare: attualmente raggiunge in Italia il 13,8% del Pil, e nel 2030 se non vi si mette mano al 15,7%. Occorre abbandonare il sistema retributivo verso il sistema contributivo. Occorre alzare l'età pensionabile fino ai 65 anni richiesti. Se quindi non verrà attuata una seria riforma nel campo del Welfare, l'Italia perderà le sfide che il futuro le prospetta compromettendole il ruolo fin ora assunto in ambito europeo ed internazionale.