Venticinque aprile, il più bel giorno dell'anno
di Mario Pinzauti
Una giornata che per tutti dev'essere di festa
Perché tutti godono i frutti della libertà
E sarebbe bello sentir cantare da tutti Bella Ciao
Anche da Fini, Tremaglia, Gasparri e Berlusconi
25 aprile: 58 anni fa, nel '45, il più bel giorno della vita per molti, per altri invece il giorno della sconfitta e dell'umiliazione; oggi, nel 2002, un momento che per tutti è o dovrebbe essere di festa perché a tutti ricorda o dovrebbe ricordare una conquista, quella della democrazia,di cui ognuno- di sinistra, di destra, di centro, ex partigiano o ex fascista- gode i benefici, anche se non sempre li riconosce e qualche volta li usa male, nel modo peggiore.
Venerdi scorso, a Sciuscià di Rai 2, Michele Santoro ha cantato "Bella ciao", la più popolare tra le canzoni partigiane, in risposta alle accuse e alle minacce espresse da Silvio Berlusconi contro di lui, Biagi e Luttazzi. Ci piacerebbe se il presidente del consiglio rispondesse per le rime, cioè cantando anche lui "Bella ciao"quando, tra qualche giorno, sicuramente vorrà di nuovo dire la sua sulla polemica .E sarebbe bello sentir cantare questa canzone sia da Gianfranco Fini, leader di un partito cresciuto su vecchie radici neofasciste, sia da Mirko Tremaglia, oggi ministro della Repubblica democratica, ieri, nel '45, combattente nelle forze della Repubblica di Salò. Se a questo si arrivasse vorrebbe dire che tutti, proprio tutti, hanno finalmente capito che la conquista di libertà del '45 è oggi un bene comune, da applaudire insieme, da festeggiare insieme, rimandando le polemiche e i confronti ad altri momenti, soprattutto quelli elettorali.
Non accade ancora. Ancora qualcuno non capisce o sembra non capire. Pochi giorni fa il ministro Gasparri, nel corso di una manifestazione a Roma, ha invitato a opporre l"'Inno di Mameli" a "Bella ciao", come se fossero espressioni ed esaltazioni di valori diversi: mentre sono, semmai, soltanto complementari perché l'uno canta l'indipendenza e l'altra invece la libertà. E Gasparri non è il solo a pensarla così, anche se è uno dei pochi ad avere il coraggio di dichiarare le sue opinioni.
Altri, un numero ancora considerevole di nostri concittadini, proprio come il Ministro delle Comunicazioni, continuano, sbagliando, a considerare di parte, di parte avversa la canzone "Bella ciao". Come continuano, sbagliando, a considerare di parte, di parte avversa, la Resistenza: che certamente lo fu nei giorni dell'insurrezione dell'aprile del '45 ,quando si trattò di dare il colpo di grazia al fascismo e al nazismo ma non lo è più oggi, 58 anni dopo.
58 anni fa ci furono, senz'ombra di dubbio, una parte giusta e una parte sbagliata. Senza ombra di dubbio la parte giusta fu quella di coloro che scesero in campo contro il nazismo e il fascismo che avevano portato dittatura e terrore nella gran parte dell 'Europa, avevano scatenato la più sanguinaria delle guerre, avevano sterminato sei milioni di ebrei e milioni e milioni di altri esseri innocenti.
Anche chi, come il sottoscritto, fu allora nella Resistenza, sia pure con un ruolo marginale, ragazzo diciassettenne, non si sente di negare che dalla parte giusta ci furono errori, ingiustizie, atti che la storia ha condannato e continua a condannare. In quest'elenco ci sono le sanguinose faide tra gruppi partigiani di diverso orientamento politico - l'eccidio di Porzus, ad esempio - e anche il tragico e indegno spettacolo di piazzale Loreto tanto realisticamente e drammaticamente descritto sia da Curzio Malaparte che da Indro Montanelli.
Come ammonì durante la rivoluzione francese madame De Stael, in nome della libertà si commettono sempre tanti delitti. Avvenne anche durante la Resistenza. Finchè avrò vita non riuscirò a togliermi dalla memoria l'orrore che mi lasciò senza fiato - e per un istante anche senza certezze sulla causa per cui mi ero schierato - quando a metà dell'agosto del '44,n ella Firenze appena liberata,v idi galleggiare sull'acqua della grande vasca del giardino pubblico della Fortezza da Basso il cadavere di un ragazzo biondo vestito con la divisa della X Mas e riconobbi in quel corpo straziato dai proiettili il compagno di banco come me sedicenne con cui fino pochi mesi prima avevo diviso progetti e sogni per il futuro senza mai, una sola volta, parlare di politica. E tanti, nel '44 e nel '45, fecero esperienze simili.
Questi errori, anche orrori commessi o tollerati dalla parte giusta furono però eccezioni, non regole. Mentre furono regole e non eccezioni le Ville Tristi, le bande Carità e Koch, gli sterminii di Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, la Risiera di Trieste, i viaggi senza ritorno verso Auschwitz , Dachau e Buchenwald di diecine e diecine di migliaia di ebrei e di altri perseguitati per motivi razziali o politici.
Fu contro queste regole, che avrebbero potuto dominare il mondo per ancora molti decenni, forse per secoli che la Resistenza combattè e alla fine vinse, dando un politicamente significativo colpo di grazia a un nemico già piegato dalle sconfitte militari subite ad opera degli eserciti alleati. E con la loro vittoria, nonostante gli errori, anche alcuni orrori commessi, il movimento partigiano e il 25 aprile ci hanno dato una libertà che è rimasta viva, vegeta e forte anche dopo che le truppe inglesi e americane hanno lasciato il nostro paese.
Di questa libertà di cui "Bella ciao" cantò l'attesa e un'altra canzone partigiana descrisse come l'avvento di "una nuova primavera" tutti oggi vediamo e godiamo i frutti. Grazie ad essa chi sopporta Berlusconi meno del fumo negli occhi può sperare di sfrattarlo da Palazzo Chigi e magari anche dal Parlamento tra quattro anni, quando ci saranno le prossime elezioni politiche; o, se la pensa in modo opposto, può sognare di mandare Rutelli, sempre tra quattro anni, a vendere caldarroste nelle vie del centro di Roma per guadagnarsi da vivere. Non è abbastanza per indurre tutti, proprio tutti, Gasparri compreso, a cantare con gioia e convinzione "Bella ciao" svegliandosi la mattina di questo 25 aprile senza trovare sotto casa l'invasore, come accadde invece 58 anni fa al partigiano protagonista della canzone?
E non è abbastanza per indurre chi nelle armate della repubblica sociale fascista combattè o ritenne di combattere in difesa di un ideale -come fu probabilmente il caso di quella bella persona che umanamente e politicamente è Mirko Tremaglia - ad associarsi alla dichiarazione di vergogna e alla richiesta di perdono fatta qualche giorno fa dal presidente tedesco Rau a Marzabotto, nei luoghi della strage (di 1836 civili, tra cui moltissimi vecchi, donne, bambini, anche preti) commessa da militari che parlavano tedesco, vestivano divise tedesche ma erano affiancati da uomini che parlavano italiano e vestivano, come Tremaglia, la divisa dei disperati di Salò?




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