Diritti del nascituro, vince il partito dei cattolici. No alla fecondazione eterologa
ROMA
Laici da una parte, cattolici dall´altra, in modo trasversale. Con l´approdo alla Camera della legge sulla procreazione assistita si sono mescolati i voti dei due schieramenti. Libertà di coscienza. Così i popolari della Margherita sono andati a sommare i loro voti a quelli di una parte del centrodestra. Mentre i socialisti del Nuovo Psi (Bobo Craxi e Chiara Moroni), Alessandra Mussolini e alcuni parlamentari della maggioranza (tra i quali il vicecapogruppo di Fi, Fabrizio Cicchitto) hanno detto no al provvedimento. La proposta di legge, che arriva dopo anni di dibattiti, tende a limitare il ricorso alla fecondazione in provetta. Nella relazione di maggioranza Dorina Bianchi (Udc) ricorda che in Italia numerosi centri operano «in assenza di regole precise, in un contesto normativo dove nulla è vietato e quindi tutto è consentito». Insomma, basta con le tecniche post-mortem, gli uteri in affitto, gli scambi di seme paterno con «conseguenti impreviste malattie genetiche», le mamme nonne. Gravi, secondo gli estensori della legge, gli effetti per il nascituro o bambino considerato l´anello debole della catena. Ed è proprio su questo aspetto che ieri si è scatenata la polemica. All´esame l´art. 1 che nella prima versione prevedeva il diritto a nascere del nascituro. La sinistra ha attaccato, affermando che in questo modo veniva aggredita alla base la legge sull´aborto, la 194. Anche dalle stesse fila della Casa delle Libertà si sono levate molte voci critiche, allora è stato introdotto il diritto «di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito». I popolari della Margherita, per accentuare questo aspetto, volevano che venisse riconosciuto «in particolare» il diritto del nascituro. Dai Ds e dal Pdci sono venute pressanti richieste a ritirare l´emendamento. Rosy Bindi, che insieme a Fioroni aveva firmato l´ememdamento, ha chiarito che la 194 è ormai legge dello Stato, che il secondo fine paventato dalla sinistra è il vero obiettivo della destra. Alla fine, a scrutinio segreto, l´emendamento Bindi-Fioroni è stato bocciato anche con i voti contrari degli stessi alleati, mentre è passato quello di Francesco Lucchese dell´Udc con una formulazione più blanda: vengono riconosciuti i diritti di tutti i soggetti coinvolti nella procreazione assistita «compreso (e non più in particolare) quello del nascituro. Si è quindi andato avanti con l´approvazione di tutto l´art. 1 che stabilisce, tra l´altro, la possibilità di accedere alle tecniche «qualora non vi siano altri metodi terapeutici per rimuovere le cause di sterilità o infertilità». Approvato anche un emendamento che prevede che la procreazione assistita non sarà a carico del Ssn ma di un fondo speciale. Questo fondo - ha detto il sottosegretario all'Economia Vegas - è «certamente modesto (3,4 milioni di euro per quest'anno e 6,8 per gli anni successivi) ma non si poteva fare di più anche perché i governi di centrosinistra hanno condotto la spesa sanitaria fuori controllo. Immediata la replica di Bindi, ex ministro della Sanità, secondo la quale la spesa sanitaria è fuori controllo nelle regioni governate dal Polo. Nella discussione generale tutti hanno fatto appello ad un confronto non confessionale. Castagnetti e Violante hanno subito annunciato libertà di voto, dando per scontato che in aula si creeranno maggioranze trasversali. Il capogruppo dei Ds ha osservato che «di fronte alla vita ciascuno è chiamato alle proprie responsabilità, davanti a Dio se è credente, o davanti a se stesso nella solitudine profonda della propria coscienza». Più dura la posizione del Prc (questa è una legge «autoritaria e contro le donne») e del Pdci. Per Maura Cossutta si tratta di un provvedimento «sbagliato, inefficace, confessionale e di classe. Innanzitutto è discriminatorio per censo». Cossutta ha ricordato che la maggioranza ha cancellato i livelli essenziali di assistenza: «Il che vuol dire che solo chi è facoltoso o chi vive in regioni ricche potrà accedere alle tecniche di procreazione assistita». Mentre dentro l´aula infuriava la polemica, fuori, a piazza Montecitorio, andavano in scena le stesse divisioni con manifestazioni contrapposte. Da una parte il Forum delle associazioni familiari, il Movimento per la vita e il Forum degli operatori sanitari in difesa della legge. Con loro alcuni esponenti dell'Ulivo come Gerardo Bianco e Patrizia Toja. Dall'altra parte Prc, Pdci, parte dei Ds, Verdi. In mattinata quattro deputate del Prc (Mascia, Deiana, De Simone e Valpiana) si sono recate all'anagrafe di Roma per registrare «embrioni in provetta».
Amedeo La Mattina
"La Stampa"




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certo che tu hai un'alta considerazione delle donne!!!!!
