Dove cresce l'erba
Un ragazzo su quattro ne fa uso regolarmente. Ma la «canna» è un'abitudine anche per il professionista, il dirigente, l'uomo d'affari. La marijuana unisce padri e figli, leoncavallini e distinti borghesi. Così, tra slanci antiproibizionisti e rigurgiti punitivi, l'Italia va in fumo.
di
SANDRO MANGIATERRA 26/4/2002
Al centro sociale Leoncavallo di Milano, subito dopo l'entrata, sulla sinistra, si incontra la serra nella quale cresce la cannabis. Protetta dal plexiglas, in modo che nessuno possa servirsi. Più avanti, all'Hemp bar, c'è un salottino dove si può bere birra (anche alla canapa, of course) e sfoderare i chilum, le grandi pipe, per farsi una bella «fumata».
Unica formalità: la «roba» occorre portarsela da casa, perché guai a chi viene pescato a spacciare o a comprare all'interno del locale. Le cose avvengono ancora di più alla luce del sole al Livello 57 di Bologna. Durante alcuni rave compare un baracchino con tanto di listino prezzi dei vari tipi di marijuana appeso al muro. Di più: i responsabili del centro hanno stretto un accordo con il Sert (Servizio tossicodipendenze) di Faenza, che a volte mette a disposizione il proprio personale per monitorare la situazione, condurre studi e, in particolare, effettuare test sulle condizioni dei ragazzi. I quali, dopo ore e ore di musica, alcol e «canne», devono prendere l'auto e tornarsene, se possibile sulle loro gambe, a casa.
Certo, che all'interno dei centri sociali, nel mondo antagonista dei no global e delle crew dell'hip hop si faccia largo impiego di droghe leggere è risaputo. Però, c'è un però. Per prima cosa, l'uso dell'erba non è mai stato così accettato, «normalizzato», nemmeno negli ambienti underground. Poi c'è un'altra, vera novità: l'abitudine si va estendendo all'intero universo giovanile e sta a poco a poco superando ogni steccato ideologico e di ceto sociale.
Secondo il Rapporto Iard 2000, il 27,7 per cento dei ragazzi fra i 15 e 24 anni (erano il 21,6 per cento nel 1996) ha preso in mano qualche tipo di droga (nell'82 per cento hascisc o marijuana), mentre il 46,1 per cento si è sentito offrire sostanze stupefacenti e il 68,8 conosce persone che «rollano» con regolarità. «Nel frattempo, per fortuna, sono diminuiti gli eroinomani» spiega Riccardo Grassi, ricercatore dello Iard.
«Ma non c'è dubbio: il grafico dei giovani che usano erba è in crescita verticale. Si fuma con gli amici di scuola, in gruppo, quasi mai da soli».
PIANTA MILLENARIA
La Pianta - Marijuana e hascisc derivano dalla stessa pianta: la cannabis o canapa indiana, alta fino a 4 metri, di origine asiatica. È coltivata da 4.500 anni, soprattutto perché dalle sue fibre si sono sempre ricavati corde e tessuti. Nel 1925 l'Italia era il secondo produttore mondiale, dietro la Russia: 111 mila erano gli ettari coltivati a canapa, mentre nel 2000 erano appena 170.
La Droga - Con le foglie e i fiori della cannabis, una volta seccati, si ricava la marijuana. L'hascisc, invece, è costituito dalla resina, confezionata in panetti. L'«effetto droga» è provocato dalla stessa molecola o sostanza attiva, il thc (delta-trans-tetra-idro-cannabinolo). In Italia la legge stabilisce che sono legali solo le piante che hanno un contenuto di thc inferiore allo 0,5 per cento.
La Provenienza - I maggiori produttori di droghe leggere sono i paesi asiatici e nordafricani: Pakistan, India, Nepal, Libano, Tunisia, Marocco. Negli ultimi anni, però, tonnellate di marijuana e hascisc provengono anche dall'Albania e dall'Est europeo. Sono in aumento pure le coltivazioni in Italia, soprattutto in Puglia e Calabria, grazie al clima favorevole.
L'Uso - Per confezionare uno spinello occorre mischiare la maijuana (tra 0,5 e 1 grammo) al tabacco di una sigaretta e riavvolgere tutto in una cartina (da cui il famoso rito della «rollata»). L'hascisc, venduto in genere in dosi da 1 grammo, deve invece essere scaldato prima di venire sbriciolato nel tabacco.
c'è chi giura che questi dati siano approssimativi per difetto. In altre parole, il numero di ventenni dediti alle canne sarebbe maggiore, specie nelle città: basta fare un salto al liceo Parini di Milano o al Mamiani di Roma, tanto per fare due esempi, e guardare che cosa succede prima o subito dopo la campanella.
Ma non basta. Perché il «vizietto» dilaga anche fra i quaranta-cinquantenni, magari fra quanti hanno abbandonato il classico pacchetto di sigarette (perché, si sa, fanno male) senza mai smettere di accendersi un bello spinello: distinti professionisti, manager, docenti universitari, casalinghe inquiete, e non soltanto personaggi dello spettacolo e uomini di finanza, abituati a rilassarsi con la cannabis per sfuggire alle stressanti luci della ribalta o al ritmo frenetico delle borse mondiali.
Ecco, allora, il dirigente d'azienda torinese che tutte le sere scende in strada con la scusa di portare il cagnolino a fare la pipì, ma che ne approfitta per «rollare» un po' d'erba di nascosto dai figli adolescenti (cui fa ovvie paternali sull'uso delle droghe leggere) e dalla colf (che non ha mai trovato in casa un filtro di Marlboro e pensa che il dottore non fumi). Oppure lo psicoanalista lacaniano di Roma che, davanti alla tv, passa tranquillamente il «cannone» ai figli: «Sono convinto» assicura «che la trasparenza sia l'unico modo per proteggerli da pericolosi viaggi nella droga pesante».
Insomma, l'erba è passata indenne dagli anni Settanta, Ottanta, Novanta per sbarcare nel nuovo millennio.
È forse l'unico tratto culturale (e rituale) che ha attraversato le generazioni posthippie, delle contestazioni del '68 e del '77, del disimpegno, fino ad approdare ai salotti milanesi e romani, passando per i centri sociali. Uno straordinario mix di consumatori, ognuno dei quali con le proprie motivazioni d'acquisto, che come prima conseguenza ha portato alla moltiplicazione dell'offerta e, soprattutto, delle modalità di smercio e di approvvigionamento.
Solo i giovanissimi, oggi, vanno a comprare qualche grammo di roba dallo spacciatore extracomunitario che batte nel parco cittadino.
CHI LA USA E CHI LA SPACCIA
27,7 per cento: è la percentuale di ragazzi italiani dai 15 ai 24 anni (rapporto Iard 2000) che hanno preso in mano qualche tipo di droga (fra questi, nell'82 per cento dei casi si trattava di hascisc o marijuana). Ancora di più, il 46,1 per cento, i giovani che si sono visti offrire droga.
Da 0,5 a 14 euro il costo di un grammo di maijuana; per un grammo di hascisc occorrono invece da 1,5 a 15 euro. I prezzi variano a seconda della qualità, della provenienza e della piazza d'acquisto. I valori di mercato della cannabis, a differenza di altre droghe, sono praticamente invariati da 10 anni.
36.622 kg di marijuana e 16.455 kg di hascisc: i quantitativi sequestrati nel 2001 dalle forze dell'ordine.
11.606 su 21.913: le operazioni nel 2000 che hanno avuto come obiettivo la repressione alla diffusione di droghe leggere.
14.963 (di cui 1.197 minorenni): le persone denunciate nel 2000 per traffico e spaccio di hascisc e marijuana.
3.218.000: le piante di cannabis sequestrate l'anno scorso nelle coltivazioni illegali italiane.
Per i più smaliziati, a Milano, come a New York, il fumo arriva a domicilio con i pony express. Basta farsi presentare da qualcuno del giro e l'organizzazione fornisce un codice di accesso. Si compone un numero telefonico dove risponde una segreteria, si presenta il codice e l'ordinazione è fatta. Mezz'ora dopo, arriva a casa un giovanotto con una scatola, all'interno della quale sono disposte in buon ordine le bustine di plastica con l'erba. Si sceglie tra le qualità blande, come la Blueberry, mirtillo, o le più forti (cioè con la maggiore percentuale di Thc, il principio attivo), per esempio l'Ak 47, dal nome di un modello di kalashnikov. Si paga e via.
Se questa è la situazione, hanno un bel daffare le forze dell'ordine con i sequestri e la repressione (riquadro nella pagina di sinistra): una lotta impari, dal momento che si aprono sempre nuovi fronti di traffici internazionali, ultimo dall'Albania, nuova terra promessa della coltivazione della cannabis.
Senza andare troppo lontano, comunque, le piantagioni sono in ripresa pure da noi, addirittura sui balconi domestici, per non parlare del Sud Italia: non più tardi di martedì 23 aprile, due arresti della Guardia di finanza a Partinico (Palermo), dove proliferavano serre di marijuana. E anche il dibattito su antiproibizionismo o tolleranza zero rischia di venire vanificato all'origine, visto che è sufficiente passare la dogana a Chiasso (meno di un'ora da Milano) per poter fare tranquillamente rifornimento di ogni genere di merce nei coffee shop che spuntano come funghi nel Canton Ticino (articolo qui a fianco).
Sostiene il sociologo Sabino Acquaviva: «La marijuana ha perso ogni significato simbolico, trasgressivo. Sta diventando una sostanza come altre, il tabacco, l'alcol, che pure risultano nocive. Vedrete, fra qualche anno arriveremo a creare nei ristoranti sale per fumatori di marijuana, proprio come per le sigarette». Ancora più aperto lo psichiatra Paolo Crepet: «Smettiamola con i moralismi» sbotta.
«Io non mi preoccupo se un ragazzo si fa una canna, ma se ogni giorno se ne fa dieci per stordirsi. Lo stesso discorso vale se si ubriaca tutte le sere. Il problema non si risolve con i rigurgiti punitivi, ma cercando di capire».
Vero. Ma forse è fin troppo facile parlare di tolleranza di fronte a un fenomeno tanto dilagante quanto inquietante. L'interrogativo è uno solo, e sempre più pressante: che fare? Hanno ragione Gianfranco Fini e il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, a volere dichiarare guerra alle droghe leggere, mettendole in pratica sullo stesso piano di quelle pesanti?
Oppure bisogna schierarsi con il movimento antiproibizionista, che sabato 4 maggio organizzerà in 150 città dei vari continenti (Roma compresa) la quinta edizione della Giornata mondiale della canapa, in nome della legalizzazione della marijuana e del suo riconoscimento ai fini terapeutici? Bel dibattito. Mica nuovo, però. E intanto l'Italia va in fumo.
http://www.mondadori.com/panorama/ar...ea_2_10290.htm
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