LETTERA APERTA DI SILVIO VIALE A BRUNO VESPA
Torino, 2 maggio 2002
Non sono affatto pentito di avere urlato “è una vergogna” all’ex ministro on. Livia Turco. So che il senso comune suggerirebbe di non gettare alle ortiche una comparsa nella sua trasmissione, ma non ne sono pentito. Ero lì come medico di Exit e non avevo ancora potuto replicare, né agli aneddoti della collega on. Alessandra Mussolini, né alla retromarcia del collega ministro Gerolamo Sirchia. Non ne avrei avuto il tempo nemmeno se, come un preside a scuola, non mi avesse cacciato. Certo, l’on. Giuliano Pisapia e Daniele Capezzone avevano più volte sottolineato i temi della libertà di scelta e del pluralismo delle coscienze, ma erano rimasti ai margini delle questioni mediche. Forse è la sua trasmissione che ha perso l’occasione di far parlare un medico italiano pronto a fare quello che già fanno i medici svizzeri e olandes! i.
Mentre uscivo da quella porta pensavo proprio ai miei colleghi che ogni giorno rischiano di essere incriminati. Quel mio forzato silenzio e quella sedia vuota simboleggiavano il rifiuto di un dibattito che si manteneva lontano dalla realtà. Non è un caso che, dove l’eutanasia è regolata dalla legge, la responsabilità sia affidata ai medici.
Ma non le scrivo per dirle quello che lei già sa.
Le scrivo per farle sapere quello che avrei potuto dire.
Avrei detto a lei, agli onorevoli ed al collega ministro che il Codice Deontologico dei medici italiani prevede il testamento biologico: "il medico deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita" (art.14); "il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà non può non tenere conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso" (art. 34).
Avrei fatto notare che l’Olanda e l’Oregon, sia per investimenti che per strutture, sono paesi leader, rispettivamente in Europa e negli Stati Uniti, per l’assistenza agli anziani e ai malati terminali (terapie palliative, terapie del dolore, hospice, assistenza domiciliare …), che proprio il dibattito sull’eutanasia ha favorito la loro diffusione e che la loro disponibilità ha aumentato il consenso dell’opinione pubblica e dei medici sull’eutanasia.
Avrei esposto le ragioni mediche, come il morire sia parte della vita e sia un compito della medicina quello di fornire un’assistenza medica adeguata.
Avrei riferito come la richiesta di aiuto a morire sia sempre meno riferibile al dolore, quanto all’insopportabilità dell’inabilità e della perdita dell’autonomia fisica ed intelletiva.
Avrei raccontato come in un recente convegno dell’Ordine dei Medici di Torino sia emerso che l'80% dei medici presenti adotterebbe una condotta perseguibile penalmente e civilmente, almeno per omissione.
Soprattutto, avrei sollecitato il ministro Sirchia a tradurre in legge quanto da lui affermato tempo fa nella sua veste di primario di immunologia del Policlinico di Milano, a commento di una proposta di legge (Fiandrotti, Artioli ed altri) sull’eutanasia: “Se l’ammalato ne facesse una esplicita richiesta sarei per la sospensione della terapia; sarebbe un grosso passo in avanti se finalmente una legge stabilisse questo".
Viceversa, per un’ora e mezza, ho dovuto ascoltare la dott.ssa Mussolini ripetere che in Olanda si vogliono ammazzare vecchi e bambini, che in America si lascia morire chi si potrebbe salvare e si salva chi vorrebbe morire, evitando fortunatamente ogni riferimento all’olocausto. Poi il ministro dott. Sirchia, in retromarcia, proporre di limitare l’accanimento terapeutico in relazione ai danni che procura e non alla mancanza di benefici. Infine l’ex ministro Turco insistere sui suoi "dubbi certi". Sono convinto che lei capisca come non abbia proprio più potuto trattenermi, quando, parlando di eutanasia, si sia fatto riferimento ai disabili, come se si proponesse la loro soppressione, confondendo l'eutanasia con una qualche forma di selezoione eugenetica dell'umanità. Questo è invece un reato, si chiama omicidio, in Svizzera, in Olanda, in Oregon, in tutti i Paesi ove si è pi! ù tolleranti, e rimarrà un reato anche quando saranno approvate le nostre proposte.
In conclusione, nel salutarla, le ricordo che proprio la sua trasmissione ha confermato che l’88% dei cittadini vorrebbe un intervento legislativo e mi auguro che a "Porta a Porta" questo argomento non torni ad essere un tabù… in attesa della prossima sentenza.
Cordialmente.
Silvio Viale
Wolare (informato privilegiato)
<FONT COLOR="Purple"> Scusate! Avete visto qualche Radicale Italiano dibattere nei salotti "buoni" della TV ?
LA GENTE BEN INFORMATA NON PUO' ESSERE TRUFFATA</FONT c>
www.radicali.it





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