Milano. Le vittime palestinesi degli scontri nel campo profughi cisgiordano di Jenin sono 52. Lo ha documentato lìorganizzazione non governativa Human Rights Watch in un report tanto atteso dalla comunità internazionale, dopo che Kofi Annan ha annunciato la rinuncia dell’Onu alla missione di monitoraggio.
Il curatore del rapporto, Peter Bouckaert, ha affermato che gli “abusi riscontrati sono estremamente seri, ma non esiste alcuna prova del massacro di centinaia di civili”. I numeri pubblicati nel rapporto sono ben diversi dal macabro balletto di cifre dei giorni scorsi: 30 guerriglieri palestinesi, 22 civili e 23 soldati israeliani uccisi negli scontri. Poco dopo la fine della battaglia, l’esercito israeliano aveva stimato circa 50 vittime palestinesi (errore di 2), ma nessuno della comunità internazionale ha dato il minimo peso alla dichiarazione.
Il ministro dell’Informazione dell’Autorità palestinese, Yasser Abed Rabbo, ha inviato una lettera alle agenzie di stampa e a diversi Capi di Stato in cui dichiarava con sicurezza che “l’esercito israeliano ha sepolto in fosse comuni i corpi di almeno 500 palestinesi (errore di 448).
Il presidente dell’Autorità, Yasser Arafat, ha iniziato subito a parlare di “Jeningrado”, con riferimento all’assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale (per i più giovani).
La stampa internazionale ha reagito in modo molto diverso sulle due sponde dell’Atlantico, dimostrando ancora una volta le grandi differenze tra Stati Uniti e l’Europa nell’atteggiamento dei mass-media davanti al Medio Oriente.
I giornali americani, pur raccontando la distruzione fisica del campo dovuta ai combattimenti, sono stati cauti nel riportare le accuse palestinesi di massacro.
Il titolo in prima pagina del Washington Post si è oggi rivelato il più corretto. “Il campo di Jenin devastato, ma nessuna prova di massacro”. Nell’articolo di apertura veniva precisato: “Le interviste ai residenti del campo e ai volontari internazionali non hanno portato finora nessuna prova di massacri o esecuzioni in grande scala da parte delle truppe israeliane”.
Il New York Times sosteneva che la vista del campo profughi mostrava “più distruzione che morte”. E ancora:”I racconti degli esponenti palestinesi non possono essere verificati”
La Cnn si è subito allineata ai reportage dei quotidiani.
Il Wall Street Journal ha presto posto il problema del notevole spin degli uomini di Arafat dietro alle accuse, non provate, di strage a Jenin: in un editoriale del 20 aprile il quotidiano finanziario ha sostenuto che “l’indagine delle Nazioni Unite a Jenin è il frutto della campagna mediatica palestinese”.
I giornali europei hanno reagito in tutt’altro modo. E’ stata la tanto celebrata stampa inglese ad aprire le danze, con titoli decisamente poco “british”.
L’apertura dell’Independent non lasciava dubbi:” Tra le rovine di Jenin le prove evidenti dei crimini di guerra”. La prima frase riassume tutto l’articolo:” Un mostroso crimine di guerra che Israele ha provato a occultare è stato finalmente scoperto”, L’inviato Phil Reeves continua:”Testimoni hanno visto i soldati israeliani creare pile di trenta corpi tra le macerie, che venivano poi spianate con i bulldozer”.
Persino un’istituzione come il Times di Londra ha raccontato la stessa storia: l’inviata Janine di Giovanni scriveva che: i palestinesi hanno forse sottostimato la carneficina e l’orrore. Raramente, in più di una decina d’anni di reportage da Bosnia, Cecenia, Sierra Leone e Kosovo avevo visto una tale distruzione volontaria, un così grande disprezzo per la vita umana”. La carneficina veniva anche quantificata:”centinaia di vittime palestinesi”.
I reportage televisivi della Bbc non sono stati da meno, e il direttore della testata giornalistica, Roger Mosey, ha dovuto difendersi da qualche accusa di eccessivo tono filo-palestinese.
Il Guardian ha immediatamente sposato la tesi palestinese delle centinaia di norti e ha pubblicato un editoriale per accusare la stampa americana di voler censurare l’accaduto.
Solo il Financial Times si è distinto, rispettando lo stile giornalistico anglosassone:”Nessuno sa di preciso quale sia il costo umano che i palestinesi hanno pagato nel campo di Jenin”.
E un tabloid, il The Sun, tradizionalmente sopra le righe, urlato e scorretto, ha pubblicato un editoriale per denunciare “l’anti semitismo della stampa inglese, mascherato da reportage anti israeliani.
Il quotidiano El Mundo ha scritto di stragi e ormai da tempo critica Bush e Sharon.
Gli inviati di France 2, i primi a entrare nel campo di Jenin, hanno riportato le dichiarazioni palestinesi sulle stime dei morti. Le Monde, parigino, ha definito il campo profughi come la “Ground Zero palestinese”.
La stampa italiana, con l’eccezione del Corriere della Sera, ha sparato su Israele: Repubblica titolava “Israele ammette il massacro:’Jenin, uccisi 250 palestinesi’”, riportando un pezzo di un inviato del francese Liberation, mente il Corsera, più prudente, scriveva:”Jenin, mistero sui morti del campo profughi”. L’inviato Lorenzo Cremonesi, attenendosi ai fatti:”Rimane difficile stabilire cosa sia veramente accaduto nel campo”.
seguirà il resto
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