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«Corro per il gusto di correre. La vittoria mi interessa relativamente in quanto determinata dalla fortuna». Gilles Villeneuve spiegava così la sua passione per la F.1. «Il giro perfetto non esiste - disse una volta - uno può solo cercare di andarci vicino». Non era il più bravo, era diverso: usciva dagli incidenti più paurosi con un sorriso un po' beffardo, quasi di sfida. «Una volta - raccontava - in una corsa in Canada mi ruppi una gamba, un po' di male, certo. Non temo di lasciarci la pelle, un giorno o l'altro. So che potrebbe far parte del mio mestiere. Ed ho già stipulato un'assicurazione sulla vita che lascerà al sicuro la mia famiglia». Anche Enzo Ferrari era rimasto conquistato da quella pizzico di incoscenza in più del pilota canadese: mandava in visibilio la folla sugli spalti e lo rendeva odioso al 90% dei suoi colleghi in pista. Ai progettisti di Maranello Villeneuve diceva: «Datemi una macchina al 60%, al resto ci penso io».
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- Alle 13,53 di sabato 8 maggio 1982, sulla pista di Zolder, sette minuti prima che si concludessero le prove ufficiali del Gp del Belgio, Gilles Villeneuve - ottavo in quel momento, quindi ancora alla ricerca di un tempo migliore - si trovava davanti il tedesco Mass. Quest'ultimo, visto arrivare il ferrarista nello specchietto retrovisore, si è spostato a destra per lasciargli spazio, proprio mentre il pilota canadese cercava di tagliare all'interno. Con la ruota anteriore sinistra Villeneuve è montato su quella posteriore destra della March di Mass. Un impatto a circa 250 Km all'ora. La Ferrari si è impennata, è ripiombata a terra, ha carambolato più volte, mentre il corpo di Villeneuve veniva proiettato, con tutto il seggiolino, contro un paletto che sostiene le reti di protezione. Le sue scarpe vennero ritrovate a 200 metri di distanza. La scena, trasmessa dalla tv, diffonde sensazioni di impotenza: il distacco tra la prima e la seconda vertebra cervicale aveva isolato la testa dal resto del corpo. Impossibile e inutile un intervento: alle 21.12, dall'ospedale di Loyanio, l'annuncio della morte.
Piccinini, allora direttore sportivo della Ferrari sintetizzò il pensiero di tutti coloro che lavoravano a Maranello e di buona parte dei tifosi della F.1, non solo italiani: «La Ferrari oggi piange un campione, domani continuerà a piangere un vero amico».
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A Zolder è morto Gilles Villeneuve
ZOLDER - Gilles Villeneuve, pilota canadese della Ferrari, è morto sabato pomeriggio a Zolder, in Belgio, mentre al volante della propria vettura stava terminando le qualificazioni della quinta prova di campionato mondiale. Un tremendo e spettacolare incidente che è costato la vita al più popolare fra i conduttori di formula 1, sicuramente il più generoso e il più amato dal pubblico dei tifosi. L'incidente è capitato alle 13,53 quando mancavano cioè sette minuti al termine delle prove cominciate secondo regolamento alle 13. In quel momento Gilles era stato da poco superato nell'ordine dei tempi dal suo compagno di scuderia il francese Didier Pironi.
Arrivato con la Ferrari in piena velocità nella leggera discesa che con una larga curva a sinistra porta a una doppia curva a destra e poi sul rettilineo dei box, Villeneuve - che in quel momento stava viaggiando a 250-260 all'ora - s'è trovato davanti la March numero 17 del tedesco Jochen Mass, un conduttore che proprio ieri festeggiava i suoi cento gran premi e quindi esperto di ogni situazione in pista.
"Ho visto Villeneuve negli specchietti - è stato il racconto di Mass - lui era molto più veloce di me, circa 50-60 km all'ora, non potevo far altro che spostarmi leggermente a destra, seguendo la traiettoria. Io ritenevo che Gilles avrebbe atteso per passarmi. A quella velocità, però, le decisioni e le manovre si prendono e si effettuano in pochi centesimi di secondo. Io poi lo volevo agevolare facilitandogli il sorpasso. Con la ruota anteriore sinistra, Villeneuve è invece salito sulla mia posteriore destra. Ho visto la sua Ferrari passarmi sopra la testa cinquanta metri più avanti, in un impressionante giro della morte. E ho visto, una volta sceso dalla mia vettura, il corpo del povero Gilles appoggiato alle reti di protezione".
Villeneuve era senza casco, le scarpe a 200 metri di distanza. I commissari di gara hanno tentato di portare soccorso al povero pilota canadese praticandogli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. "Ci siamo accorti subito che Villeneuve era gravissimo - ha raccontato uno di essi, che sul giubbotto aveva scritto il proprio nome: Tim Lamprote - il viso del ragazzo stava diventando blu".
Si sono fermati i piloti che giravano i pista: Cheever, sconvolto, ha dato uno sguardo ed è fuggito via. "Il viso di Villeneuve era cianotico, gli occhi rivoltati in alto" ha avuto solo il coraggio di dire il pilota italoamericano che, in serata, aveva addirittura manifestato il proposito di non gareggiare. Poi è giunto Arnoux, grande amico di Villeneuve; anch'egli uno sguardo prima di fuggire al box, in preda a una crisi isterica fatta di pianto e di vomito.
Villeneuve è stato trasportato nella palazzina ospedale del circuito, dov'è rimasto circa 20 minuti, ossigeno e terapia intensiva gli sono stati immediatamente forniti. Dario Calzavara, vice direttore sportivo della Ferrari, è arrivato all'ospedaletto dal box, dove già circolava la voce che il canadese fosse praticamente morto. Calzavara usciva e alle mute domande dei cronisti rispondeva con un cenno della testa inequivocabile.
Con un grande elicottero Gilles Villeneuve veniva trasportato a Lovanto, alla clinica universitaria st.Raphael. Villeneuve veniva preso immediatamente in osservazione dai professori Delooze e Plets: aveva riportato il classico colpo di frusta, per cui si era verificato il distacco fra la prima e la seconda vertebra cervicale. I medici si mettevano in contatto con un esperto canadese di fratture cervicali, il dr. Bertrand, che al telefono effettuava coi colleghi belgi un vano consulto. "Non si può salvare - diceva il dr. Delooze - e se accade il miracolo Villeneuve resterà paralizzato dalla testa in giù". Ma nessuno al miracolo credeva e alle 16.55 è arrivato un sacerdote per l'estrema unzione.
Alla clinica universitaria verso le 19 arrivava Joanne Villeneuve, accompagnata da Pamela Scheckter, moglie dell'ex campione del mondo e amica di famiglia. Con le due donne era Michel Boert, presidente dell'Automobile club di Monaco, città di residenza di Villeneuve. Era la terza volta che Joanne non accompagnava, da cinque anni a questa parte, il marito nelle trasferte iridate. Il motivo umano è risultato toccante: Melanie, figlia minore di Gilles e Joanne, avrebbe dovuto fare ieri la prima comunione a Montecarlo. "Quando ha visto la madre partire - ha raccontato piangendo Pamela Scheckter - Melanie ha esclamato: "Mamma, dove vai ? Perché parti, non dovevi raggiungere papà dopo la mia prima comunione ?".
Giunta alla clinica Joanne è stata fatta entrare nella camera dove giaceva il marito, che all'apparenza non presentava alcun segno particolare se non per il colore bluastro del viso e gli occhi rivoltati all'insù. La signora Villeneuve è stata colpita da collasso e i sanitari l'hanno sottoposta a terapia calmante. Poi Joanne è tornata a Montecarlo.
Nel frattempo la polizia fermava e interrogava lungamente Jochen Mass per stabilire le modalità dell'incidente. Il pilota veniva rilasciato dopo tre ore d'interrogatorio. Difficile stabilire tuttavia le cause dell'incidente. È fuori di dubbio che Villeneuve e Mass non si siano capiti ma è incomprensibile il fatto che Villeneuve, vedendo che arrivava molto veloce alle spalle di Mass, non abbia, come estrema manovra d'emergenza, deciso di uscire con la macchina sul prato. Questo si potrebbe spiegare col fatto che ormai le monoposto di Formula 1 obbligano i piloti a sforzi fisici incredibili. Si riducono infatti non solo le capacità immediate di manovra per la difficoltà di usare mani e piedi quando la spinta trasversale assume valori superiori a due volte e mezzo l'accelerazione di gravità, ma anche le capacità reattive del pilota. In poche parole, Villeneuve potrebbe aver perso i riflessi. È possibile anche ce il canadese abbia pensato di poter superare Mass subito dopo la curva, reputandolo più veloce di quanto non fosse. Oppure che Villeneuve abbia pensato che, proseguendo mass nella traiettoria sinistra, egli potesse passare all'esterno. per sapere qualcosa di più comunque occorrerà conoscere i risultati di eventuali perizie. Appena conosciuta l'impossibilità di salvare Villeneuve, Didier Pironi, che con la moglie s'era subito recato all'ospedale dove giaceva il compagno di scuderia, esprimeva al direttore sportivo Marco Piccinini il desiderio di non correre il gp del Belgio. I meccanici della Ferrari perciò caricavano il camion officina.
L'ambasciata canadese è subito intervenuta per occuparsi del trasporto della salma di Villeneuve a Montreal, dove i funerali verrano eseguiti in forma solenne. A Zolder è caduto il più grande artista della Formula 1. Ai suoi amici non resta che piangerlo.
Nestore Morosini
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