Lettera aperta a Umberto Bossi: ciao segretario, questa é la prima volta che ti do del "tu" anche se per una vita ti ho fatto da guardia spalle. Ti ricordi, segretario, quel manipolo di cretini che in camicia verde(quella d' ordinanza, non il gadget) che in Veneto, e non solo, ti accudivano? Ecco, io ero tra quelli.
Segretario o ministro, non so nemmeno più come apellarti, e sinceramente, non so più chi sei. O forse non ho capito chi eri ieri. Sai, segretario c'é un popolo sommerso, un popolo che tu hai risvegliato, un popolo che ti ha delegato una "guerra". Potrei mettermi qui a pontificare di quella "guerra", dei piccoli grandi guerrieri che dal cammino dell' autocoscienza erano entrati nella "rivoluzione", ma ormai quella é storia, é quella storia che Tu ti ostini a non voler guardare negli occhi. Ecco, mi é passata pure la voglia di ricordartela, quella Storia...qui ti ho scritto dieci righe che leggeranno i tuoi passacarte di Bellerio, i passacarte che ti stanno vendendo una realtà che é quella rinchiusa in quelle 4 mura. Segretario, esci dalla tua Lubjanka, torna ad ascoltare il popolo. Segretario, io ho superato il muro dell' incazzatura come molti altri; sono nel mondo della disillusione, sono quel numero(sempre più alto-guarda i voti) che può perdonare ma NON DIMENTICA. La sai cogliere la sfumatura? Chiedi Umberto ai tuoi passacarte di passarti un libro, "Bossi e la rivoluzione tradita" e leggitelo, ma leggilo tu, non fartelo "interpretare". Segretario, esci dalla tua Lubjanka, torna in Padania...
Posto solo qui questa mia "lettera aperta", non te la spedirò ne a Milano né a Roma perché comunque "saprai".
E così ti lascio, prode Umberto, io HO, e molti altri abbiamo, una RIVOLUZIONE DA CONCLUDERE.
Distinti Saluti
Paolo Zanoni




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