IL MISTERO DEI DOGON
di Salvatore Poma
I Dogon sono una popolazione africana stanziata sull'altopiano di Bandiagara nella repubblica del Mali. Questa popolazione entrò in contatto col mondo occidentale dopo il 1920 e nel 1931 gli antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen si stabilirono presso di loro per diversi anni, per studiarne la cultura e le tradizioni.
Fu il vecchio sciamano Ogo Temmeli a rivelare ai due antropologi francesi il sapere e la cosmogonia Dogon. Essi parlavano dei Nommo, creature anfibie civilizzatrici provenienti da Sirio, e mostrarono di possedere precise nozioni riguardo alla stella. Nel 1950, Germaine Dieterlen pubblicò i risultati dei suoi studi nel libro Le Renarde Pale, in cui parla dell’incredibile conoscenza astronomica di questa tribù. Innanzitutto, i Dogon erano a conoscenza del fatto che Sirio è un sistema multiplo, con Sirio A, Sirio B e Sirio C. Dimostrarono di sapere che Sirio B ruota attorno a Sirio A, la stella principale, con un'orbita ellittica e in un periodo di 50 anni (l'intera vita religiosa dei Dogon era incentrata sulla Festa dei Sigui, che ricorreva ogni cinquant'anni: si tratta del periodo - così riferì il vecchio sciamano - in cui la stella Po Tolo completa la propria rivoluzione attorno a Sirio). Inoltre, cosa ancora più sconcertante, i Dogon conoscevano l'esatta posizione di Sirio A all'interno dell'ellisse formata dalla rotazione di Sirio B attorno alla stella principale. Sirio B era chiamata Po Tolo: "tolo" significa stella, mentre "po" è il nome di un cereale che ha la caratteristica di essere pesante nonostante le piccole dimensioni. Sirio B è infatti una nana bianca, cioè una stella che un tempo subì un processo di contrazione, a seguito del quale la sua materia venne enormemente compressa: i Dogon sostenevano che essa era composta da una sostanza più pesante di tutto il ferro della terra. Ogo Temmeli rivelò anche che una seconda compagna di Sirio A accompagnava Po Tolo, e il suo nome era Emme Ya ("sorgo femmina"). Emme Ya era quattro volte più leggera di Po Tolo ed orbitava attorno a Sirio A in un periodo di sei anni. Il sistema di Sirio era quindi un sistema ternario. Sirio B, la piccola nana bianca, fu vista e fotografata solo nel 1970, mentre Sirio C è stata rilevata nel 1995 dagli astronomi francesi Benest e Duvent mediante studi sulle perturbazioni stellari (Sirio C è probabilmente una nana rossa di magnitudine 15, cioè migliaia di volte meno luminosa di Sirio A). Quindi, un popolo tribale era a conoscenza da millenni di cose che solo ora stiamo scoprendo straordinariamente esatte.
Ma la conoscenza dei Dogon non era limitata solo a Sirio. Ogo Temmeli disegnava il pianeta Saturno all'interno di un cerchio più grande (gli anelli) e sapeva che Giove ha attorno a sé quattro compagne principali (le lune galileiane). Inoltre, i Dogon raffiguravano la terra come una sfera, e ne conoscevano il principio di rotazione sul proprio asse, sapevano che la Luna è secca e morta come sangue secco e morto, che l'Universo è un'infinità di stelle e di vita intelligente e che la Via Lattea, la nostra Galassia, ha un movimento a spirale cui partecipa anche il nostro Sole. Tutto ciò oggi può apparire scontato, ma è del tutto incredibile se si considera che solo alcuni secoli fa per noi occidentali la terra era piatta, e i Dogon conoscevano già nel 1931 dettagli strutturali del sistema di Sirio che solo recentemente abbiamo acquisito, ma che i Dogon si erano tramandati dall'inizio dei tempi, in forma simbolica e mitizzata.
Da dove proveniva tutta questa conoscenza? Sappiamo che molti popoli antichi potevano ricavare profonde conoscenze astronomiche da osservazioni fatte ad occhio nudo. Ma Sirio B non è visibile ad occhio nudo, e meno ancora lo è Sirio C. A dir poco sorprendente è la spiegazione che i Dogon danno delle loro avanzate conoscenze astronomiche, dicendo semplicemente che sono state rivelate loro dai Nommo, discesi sulla Terra per civilizzarla. Questi Nommo sarebbero esseri semidivini, metà uomini e metà pesci, che scesero dal cielo a bordo di una grande arca circolare, tra fuoco e tuoni, e che avevano bisogno di acqua per sopravvivere. Inoltre, i Dogon facevano distinzione tra l'oggetto che atterrò sulla terra e un'altra arca, che rimase invece in cielo e che è facile interpretare come una astronave-madre. Secondo la tradizione Dogon questi esseri, una volta discesi dal loro veicolo volante, avrebbero cercato per prima cosa dell'acqua per potersi immergere.
L'incontro con i Nommo non sarebbe però avvenuto nel deserto dove ora i Dogon risiedono; sembra che questi siano i discendenti di un popolo di origine mediterranea, i Garamanti, e che siano giunti sull'altopiano di Bandiagara tra il 1200 e il 1500 d.C. Nell'antichità i Dogon furono in contatto con le culture dell'Egitto e della Mesopotamia, e forse fu proprio qui che i Dogon appresero le loro sorprendenti conoscenze astronomiche. Infatti in Mesopotamia è possibile trovare miti con semidei di natura anfibia, gli Oannes. Si può quindi immaginare, circa 5.000 anni fa, lo sbarco di esseri provenienti dal sistema di Sirio, in una vasta area compresa tra l'Egitto e il Medio Oriente. In questa zona, ricca di fiumi e di paludi, gli esseri anfibi trovarono un ambiente confortevole, e adatto al loro insediamento. L'inevitabile contatto con gli indigeni portò ad uno scambio culturale tra i due mondi e all'acquisizione, da parte dei Sumeri e degli Egiziani, di conoscenze astronomiche e tecnologiche altrimenti inesplicabili.