Palestina, un tredici sfortunato per l'Europa
di Mario Pinzauti
I Quindici sono stati allo sbando sui palestinesi
Non si capisce perchè prendersi questa grana
Il governo italiano si è diviso al suo interno
E l'Europa non ha fatto nulla contro il terrorismo
Sicuramente prima o poi finirà. E sicuramente finirà male: per tutti ma per qualcuno di più che per gli altri. Questo qualcuno è l'Europa dei 15, che con questa tragica farsa - la tragica farsa dei 13 palestinesi - è andata oltre la frutta, si è sgocciolata pure il digestivo e si appresta a pagare il conto più salato della sua storia,un conto che potrebbe mandare in fallimento i sogni di Monnet, Schuman, Adenauer, De Gasperi e company per l'unione politica, il superstato federale e lasciare in vita solo la prospettiva - che a suo tempo terrorizzò Altiero Spinelli e ancor oggi fa inorridire i federalisti - dell'Europa dei mercanti, in grado di funzionare e neppure sempre bene solo quando si tratta di far soldi, ieri in lire, marchi, franchi, oggi in euro.
E questo avviene mentre alla Convenzione Europea, a Bruxelles, 105 poveri cristi sono al lavoro dal 28 febbraio per preparare una bozza di costituzione dell'Unione, mentre 10 paesi stanno concludendo le trattative per aggiungersi, nell'Europa comunitaria, ai 15 che già ne fanno parte,mentre personaggi come Tony Blair si vedono in sogno (e lo raccontano) presidenti di un futuro governo europeo,mentre tante altre favolette vengono rappresentate o raccontate per i sempre più scettici e annoiati 376 milioni di cittadini dell'Unione.
Che pianto (o che riso, secondo i punti di vista)! E anche una domanda: ma perché mai l'Europa si è presa questa grana che, già dal primo momento, sembrava fatta apposta per dimostrare l'incapacità dell'Unione almeno di tentare una politica estera comune e che, oltretutto, stringi, stringi, alla faccia del protagonismo di Berlusconi, delle debolezze di posizione e della confusione d'idee di Prodi, degli opportunismi e degli egoismi nazionali e partitici di Chirac e Schroeder, poteva essere lasciata a cuocere, rosolare e consumarsi nelle mani dei diretti e soli interessati, gli israeliani e i palestinesi?
C'erano tredici uomini che neppure i loro parenti e amici (vedi le interviste ai giornali), giudicano stinchi di santo e tra di essi almeno cinque erano e sono sospettati di coinvolgimento in stragi e delitti politici (tra cui quelli costati la vita al ministro israeliano Zeevi e a un ebreo americano). La soluzione sarebbe stata rapida e facile se il patto internazionale antiterrorismo che è seguito alla tragedia newyorchese dell'11 settembre fosse stato applicato anche in Medio Oriente dopo essere stato sperimentato senza risparmio di rigore con i bombardamenti sull'Afganistan e la deportazione di un bel gruppo di talebani a Guantanamo.
I 13 sarebbero stati catturati e processati, eventualmente, se si diffidava dell'imparzialità della magistratura israeliana, affidandosi a un tribunale internazionale. Invece ci hanno messo lo zampino la diplomazia degli Stati Uniti (disponibili ai compromessi quando non devono difendere la pelle e gli interessi dei propri cittadini), quella del Vaticano (ancora non del tutto libero dal più o meno inconsapevole antisemitismo che resta nel suo dna).
Poi è ricomparsa sui nostri schermi e su quelli internazionali la vecchia volpe spelacchiata chiamata Giulio Andreotti (ex Belzebù) e come ciliegina sulla torta è intervenuto il complesso da prima donna di Berlusconi, lo statista del "ghe pensi mi" su tutto: fino al Medio Oriente in cui il Presidente del Consiglio ha visto un'altra occasione per trionfare sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.
La frittata è stata così messa in padella. Peccato che prima che arrivasse nel piatto, con i 13 accolti con baci e abbracci, come ospiti di riguardo, in un albergo a 5 stelle della riviera romagnola o in quella tirrenica, Bossi ha cominciato a digrignare i denti e Fini ha mostrato la faccia da luna storta.
A questo punto l'olfatto ha detto a Berlusconi che il mosto anziché il Brunello o il Barolo immaginati stava per produrre aceto e neppure di quello doc. E allora, svelto di riflessi com'è e com'è sempre stato (diversamente non sarebbe arrivato dove si trova), ha raccolto la patata bollente l'ha messa in una scatola di color blu decorata con il disegno delle 12 stelle e l'ha consegnata a quel bonaccione e tontolone di Prodi reclamando non solo la visibilità ma l'applicazione di una cosa misteriosa che si chiama PESC, cioè la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione di cui finora si è visto, come atto di rilievo, solo la nomina del suo responsabile, lo spagnolo Solana.
Così quello che, nell'interesse di tutti, poteva e doveva essere e restare solo un problema tra israeliani e palestinesi è diventato, contro gli interessi di tutti, un problema europeo e senza che l'Europa avesse né la capacità né la voglia di affrontarlo. E' dunque il caso di meravigliarsi se, dopo essere stata portata fuori dai suoi binari naturali, la vicenda è andata incontro a un deragliamento dopo l'altro, con la Finlandia che dice si e poi si ritira, con la Germania che dal no non si smuove neanche a forza di argani e che all'Italia, che la rimprovera, replica gelida, dicendo "avete creato il pasticcio, pensateci voi a risolverlo"?
E con che cosa commentare, se non una macedonia di commiserazione e di incredulità, le accese discussioni sullo stato da riconoscere ai 13 e sui luoghi (conventi, grandi alberghi, case, fortezze) in cui alloggiarli?
E questo, oltretutto, senza nemmeno evitare le critiche degli israeliani e dei palestinesi, aprendo un capitolo di spesa che, tra la sistemazione del gruppo di Betlemme, le misure di protezione della incolumità dei palestinesi e di quella dei cittadini dei centri dove saranno accolti, costerà fiumi di euro e forse, forse, anzi sicuramente, qualcosa di più importante e serio dei soldi:la sconvolgente e pubblica dimostrazione dell'impotenza del mondo civile, o cosiddetto tale, quello accasato in Europa in particolare, di fronte al terrorismo.
Questo giornale, ha scritto, in un suo recente editoriale, che saremo costretti ad abituarci a convivere con il rischio del terrorismo. E' purtroppo vero. Lo confermano i nuovi proclami di Osama Bin Laden, le ultime dichiarazioni dei vertici del FBI e, con ancor pù sconcertante chiarezza, il fallimento dell'Europa sulla tragica farsa dei 13 di Betlemme. In questa vicenda i 15 paesi dell'Unione - nessuno escluso, anche se è stata soprattutto l'Italia a fare acrobazie per mettersi al centro della ribalta - hanno dimostrato di non sapere come difendere se stessi e il mondo dal terrorismo. Meno male che c'è Israele che, non solo con Sharon il duro e l'arrogante ma anche con Peres, il premio Nobel per la pace, non può fare a meno di difendersi e di difendere anche noi.
Meno male che, se non altro quando viene attaccata, c'è l'America. Perchè l'Europa, l'Italia, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, tutti gli altri paesi dell'Unione non ci sono: almeno oggi, proprio non ci sono. E, mentre 105 poveri cristi si spremono le meningi per tentare di elaborare una costituzione europea che rischia di servire a ben poco, se l'Europa comunitaria non riuscirà a cacciare o almeno mettere in riga i mercanti - i soli che oggi parlano e fanno nel tempio - e a unire prima le sue idee e poi le sue forze, non si libererà facilmente dall'incubo terrorismo, e sarà difficile, molto difficile abituarsi a convivere con esso.




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