dal Corriere della Sera
BRUXELLES - Il volto dell’Europa allargata, così come sarà delineato dalla Convenzione sulla riforma delle istituzioni, comincia a prendere forma almeno a grandi linee. Dopo le indiscrezioni sulla proposta anglo-francese per la nomina di un presidente del Consiglio dei ministri che resti in carica un certo numero di anni (una poltrona tagliata su misura per Tony Blair o José Maria Aznar), la Commissione di Romano Prodi si accinge a preparare questa settimana un primo pacchetto di proposte da sottoporre al presidente della Convenzione, Valéry Giscard d’Estaing.
Anche se apparentemente in contraddizione con il disegno anglo-francese, quello di Prodi punta in realtà allo stesso obiettivo: un deciso rafforzamento delle capacità di coordinamento e decisionali dell’Europa.
La Commissione proporrà infatti un rafforzamento dei poteri comunitari in materia di politica estera, di immigrazione e affari interni, e di coordinamento delle politiche economiche. Nello schema che sarà presentato dall’esecutivo comunitario, la figura e le funzioni dell’alto rappresentante per la politica estera (oggi delegate al segretario generale del Consiglio, Javier Solana, che risponde ai governi) torneranno in seno alla Commissione, che dovrà avere anche più potere nel coordinamento delle politiche di immigrazione. In campo economico, i governi dei Paesi nell’area della moneta unica avranno potere di prendere decisioni autonome senza più doverle subordinare all’approvazione di tutti i membri dell’Unione europea. Inoltre sarà rafforzato il coordinamento delle politiche di bilancio, riducendo il margine di manovra dei governi nazionali. D’altra parte la Commissione è pronta a restituire agli Stati, o alle regioni, poteri oggi non più considerati strategici.
Apparentemente questo disegno mal si concilia con la proposta di nominare un presidente fisso per il consiglio dei ministri, abolendo le presidenze di turno semestrali. Eppure Romano Prodi ha dato un giudizio positivo sul progetto «presidenziale» anglo-francese. Quello che conta in questo momento - spiega il presidente della Commissione - è creare una sede dove possano essere prese decisioni forti con personalità di rilievo. Tutto ciò che rende irreversibile il riaccorpamento del potere è positivo, perché porterà inevitabilmente al superamento del metodo intergovernativo.
Gli scenari possibili per rendere compatibili queste ipotesi sono due. Uno prevede la coesistenza, sul modello francese, di un presidente dell’Europa e di un capo dell’esecutivo europeo, che sarebbe il presidente della Commissione promosso a vero e proprio primo ministro europeo. Il secondo scenario, che pure non dispiace agli uomini di Prodi, è che il presidente del Consiglio dei ministri finisca per assumere direttamente anche la presidenza della Commissione, dando così unicità di guida politica all’Europa. Resta ancora da definire il meccanismo di legittimazione democratica da dare alla nuova struttura. Una questione che verrà affrontata dai costituenti dopo la pausa estiva.




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