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Discussione: Chi si ricorda??

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    Predefinito Chi si ricorda??

    Cronistoria di Mani Pulite '92-'93-'94-'95
    Sintesi della storia di Tangentopoli con nomi e cognomi scritta da Marco Travaglio per Micromega.

    1992

    FEBBRAIO Il 17 viene arrestato Mario Chiesa e si apre una voragine inaspettata su un sistema di corruttele fino ad allora inesplorato.

    APRILE. Antonio Di Pietro comincia a dare fastidio. Il Gico di Firenze comincia ad indagare sull'Autoparco della mafia a Milano. Nel mirino c'è il IV distretto di polizia, lo stesso in cui Di Pietro lavorò come commissario nel 1981.

    AGOSTO. Tre corsivi anonimi sull'Avanti! gettano "dubbi su alcuni aspetti non chiari di Mani Pulite" e su Di Pietro, "tutt'altro che l'eroe di cui si parla". Il 5 agosto Giuliano Amato destituisce dopo soli 11 mesi il capo del Sismi generale Luigi Ramponi ("volevano avere mano libera", dirà l'ufficiale).

    SETTEMBRE. Il verde milanese Basilio Rizzo denuncia a Brescia che un ex ufficiale dei carabinieri sta girando l'Italia per raccogliere notizie sulla vita privata di Di Pietro. Due amici di "Tonino" ricevono offerte di denaro per raccontare che il pm fa uso di droga. L'invito viene da un tal Pagnoni, intimo di Pillitteri e della consorte Rosilde Craxi: ma tutto verrà archiviato senza troppe indagini. Intanto Parisi (allora capo della Polizia) va a trovare Craxi per raccontargli della Mercedes di Tonino e di un suo misterioso viaggio in Svizzera con l'avvocato Giuseppe Lucibello. Poi gli mostra i tabulati Sip delle telefonate, raccolti "del tutto casualmente da corpi di polizia". Sara' lo stesso Craxi a raccontarlo.
    In quel mentre, secondo alcuni pentiti, Cosa Nostra progetta di eliminare Di Pietro insieme a Falcone e Borsellino.

    1993

    FEBBRAIO. Craxi, a seguito dei tanti avvisi di garanzia, si dimette da segretario del Psi.
    Fa il suo esordio la Falange armata (oggi sospettata di legami con i servizi), con le prime minacce contro Mani Pulite.

    MARZO. Claudio Martelli, nei guai per il conto Protezione (per il quale e' stato condannato in appello nel 2001), si dimette da guardiasigilli. Il governo Amato vara il primo colpo di spugna (decreto Conso sul finanziamento illecito), respinto da Scalfaro.
    Rogatoria di Di Pietro a Hong Kong sui conti di Craxi e contemporaneo messaggio della Falange armata: "A Di Pietro uccideremo il figlio".

    APRILE La Camera nega l'autorizzazione a procedere per Craxi.

    GIUGNO. Arrestato per tangenti il primo manager Fininvest, Aldo Brancher.

    LUGLIO. Il giorno 12, Berlusconi ordina via fax al suo GIORNALE di sparare a zero sul pool. Montanelli e Orlando rifiutano.
    In compenso, il 17, il SABATO ciellino-sbardelliano pubblica un dossier sulle presunte malefatte di Di Pietro in combutta con gli amici Claudio Dini (ex presidente della metropolitana milanese), Rea, Radaelli, D'Adamo. C'è la garçonnière, c'è il telefonino cellulare, c'è il presunto favoritismo pro Radaelli: tutta roba che tornerà utile più tardi, spacciata per nuova nel '97. Manca solo una precisazione: tutti i suddetti sono stati arrestati o inquisiti da Di Pietro e dal pool.

    NOVEMBRE. Mentre Craxi e Forlani vengono chiamati in causa nel processo Cusani, Berlusconi e Dell'Utri predispongono l'operazione Forza Italia.
    Il Gico di Firenze raccoglie fuori verbale le confidenze di un pentito, Salvatore Maimone, sulle ipotetiche coperture offerte alla mafia dell'Autoparco da mezza procura di Milano: Di Pietro, Spataro, Di Maggio, Nobili. Il processo Autoparco dimostrerà che l'indagine del Gico era costruita sul nulla.

    1994

    MARZO. E' il mese delle elezioni politiche. Dopo l'arresto in febbraio di Paolo Berlusconi, il giorno 13, IL GIORNALE associa i nomi di Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio al giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore Ligresti: sarebbero tutti legati ad una cooperativa edilizia. Non è vero niente, e Feltri verrà condannato.
    Intanto, Di Pietro stringe per la rogatoria a Hong Kong sul bottino di Craxi: la prova che Bettino gestiva il proprio, tramite Giancarlo Troielli, qualche decina di miliardi. Riecco puntuale, il giorno 15, la Falange armata: "Ammazzeremo Di Pietro".
    L'indomani Berlusconi rende visita al procuratore generale di Milano Giulio Catelani, con un esposto sui presunti abusi del pool nelle pequisizioni a Publitalia. Catelani comincia a fare la spola tra Milano e Roma, per convincere il ministero a sguinzagliare gli ispettori contro Borrelli & C.

    APRILE.Il 29, nell'aula del tribunale dove si attende la sentenza Cusani, viene ritrovata una finta bomba contro Di Pietro, PM nel processo.

    MAGGIO. Vinte le elezioni, Berlusconi offre il ministero dell'Interno a Di Pietro, la Giustizia a Davigo. Doppio rifiuto.

    GIUGNO. Di Pietro s'imbatte nelle mazzette degli industriali alla Guardia di Finanza. C'è anche la Fininvest. Nuove minacce a Di Pietro dalla Falange armata.

    LUGLIO. Berlusconi vara il decreto Biondi, che risparmia ai tangentisti il fastidio della custodia cautelare. Il pool annuncia l'autoscioglimento in tv, Bossi e Fini minacciano lo scioglimento del governo, il Cavaliere rinvia il "Salvaladri" a migliore occasione. Due giorni dopo raduna amici, ministri e avvocati Fininvest ad Arcore per discutere della latitanza del fratello Paolo e del manager Salvatore Sciascia (poi condannato per tangenti).

    AGOSTO. Giancarlo Gorrini offre agli avversari del pool le memorie di Antonio Di Pietro in cambio di aiuto per la Maa Assicurazioni.

    SETTEMBRE. Il mese si apre con la proposta del pool a Cernobbio per uscire da Mani Pulite. Il ministro Ferrara vuol denunciarli tutti per attentato alla Costituzione, poi il governo decide che non è il caso. Il procuratore generale della Cassazione Vittorio Sgroj parlando del pool dichiara: "Sono intoccabili, nessuno ha il coraggio di promuovere l'azione disciplinare". Un boss della Dc coinvolto in Tangentopoli riceve in busta anonima un dossier: "Abusi, Di Pietro", con le solite storie e gli immancabili tabulati Sip.
    Alcuni pentiti dal carcere denunciano promesse di favori in cambio di accuse al pool.
    Il giorno 17, nuovo messaggio della Falange armata: "La vita politica e umana di Di Pietro sarà breve e verrà fermata".
    Il 29 settembre Sergio Cusani denuncia Di Pietro a Brescia per diffamazione e omissione di atti d'ufficio nel processo che gli è costato la condanna a 8 anni per Enimont.
    Il generale Giuseppe Cerciello, imputato per la corruzione della Guardia di Finanza, denuncia a sua volta Borrelli, Colombo, Di Pietro e Padalino al Csm per presunte manovre intorno al Gip Andrea Padalino.
    Come stabiliranno i giudici successivamente, si tratta di invenzioni. Ma intanto il pool sale, per la prima volta, sul banco degli imputati, proprio mentre chiede condanna di Paolo Berlusconi per le tangenti delle discariche e raccoglie le ultime prove sul tesoro personale di Craxi.

    OTTOBRE. Il giorno 1, si fa viva la Falange armata: "Di Pietro è cotto a puntino". Il 3 Di Pietro fa arrestare Tradati, ultimo anello verso il bottino di Bettino e anche - ma questo lo si scoprirà solo un anno dopo - del mazzettone da 10 miliardi di Berlusconi a Craxi tramite All Iberian.
    Il 4, Borrelli rilascia un'intervista al CORRIERE DELLA SERA, facendo capire che le indagini Fininvest sono a buon punto: il governo lo denuncia per attentato agli organismi costituzionali (articolo 289 del codice penale, minimo della pena 10 anni), i forzisti del Csm ne chiedono il trasferimento da Milano per incompatibilità ambientale.
    Il memoriale Gorrini è pronto e arriva a Paolo Berlusconi. Una mano amica infila poi l'appunto - opportunamente arricchito con ritagli di giornale, dossier del SABATO, vari anonimi, rapporti di indagini illegali della Finanza - in una busta e la busta nella buca delle lettere di Dinacci. Il dossier, anziché essere protocollato, finisce in un cassetto del ministero.
    L'8, Confalonieri invia a Catelani l'ennesimo esposto contro la persecuzione giudiziaria anti-Fininvest. E il 14 Biondi lancia una ispezione ministeriale straordinaria contro il pool, accusato dal capo del governo di indagare sulle aziende e gli amici del capo del governo.
    Biondi completa l'opera defenestrando Mario Vaudano, capo dell'ufficio rogatorie del ministero, prezioso tramite del pool con le autorità giudiziarie svizzere.

    NOVEMBRE. Il pool scopre tra le carte del manager Fininvest Massimo Maria Berruti (condannato nel 2001) un "passi" di Palazzo Chigi, datato 8 giugno '94: la prova che Berruti andò a consultarsi con Berlusconi alle prime avvisaglie dell'inchiesta sulle tangenti della Finanza, prima di organizzare l'inquinamento delle prove.
    "Di Pietro ha i giorni contati", annuncia la Falange armata.
    Il 21, mentre gli ispettori di Biondi setacciano invano la procura di Milano, parte l'invito a comparire per Berlusconi, impegnato a Napoli nella conferenza mondiale sulla criminalità.
    Il 22, il CORRIERE pubblica la notizia in esclusiva. Quel giorno Di Pietro è a Parigi per interrogare Mach di Palmstein in carcere: non riesce, ma viene a sapere del dossier trovato a casa Giordano.
    Il 23, Gorrini si precipita al ministero per raccontare la Di Pietro story: 100 milioni, Mercedes, debiti di Rea e quant'altro.
    Il 24, Biondi avvia ufficialmente l'inchiesta parallela e segreta su Di Pietro. Dinacci - racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti mi ha detto che bisogna distruggere Di Pietro e mi ha fatto capire che Gorrini è stato pagato".
    Il 26, Previti avverte Tonino di quel che gli stanno preparando al ministero ("una polpetta avvelenata"). Di Pietro ne parla con Davigo, e comincia a scrivere con lui una memoria da inviare al Csm. Poi però cambia idea e decide di dimettersi subito.
    Il 27 ne informa Borrelli, mentre la Falange armata comunica: "Di Pietro è un uomo morto".
    Il 29, la Cassazione trasferisce a Brescia il processo milanese sui finanzieri corrotti. Il 30, De Biase ascolta Osvaldo Rocca che, sul prestito di Gorrini, scagiona Di Pietro ("pensava che i soldi venissero direttamente da me").
    Nell'attesa Berlusconi continua a rinviare l'appuntamento col pool: si presenterà solo a metà dicembre, quando Di Pietro sarà già lontano dalla Procura.

    DICEMBRE. Di Pietro si dimette il 6 e quello stesso giorno l'inchiesta segreta va in archivio. Con una motivazione dell'ispettorato che lo scagiona completamente: "Fatti di nessuna rilevanza disciplinare".
    Ma quel dossier, ora protocollato e "nobilitato" dal timbro del ministero, passa subito di mano, per essere ripescato e riciclato qualche mese più tardi.
    Dal Ministero, negli ultimi mesi, sono partite ben due ispezioni alla procura di Palermo.
    La prima, di routine, è di aprile: si concentra sui pasticci al Tribunale fallimentare.
    Ma la seconda, straordinaria come quella contro il pool milanese, è stata disposta da Biondi in settembre. E contiene uno scandalo. Durante la prima missione, l'ispettore Enrico De Felice ha inviato un fax al commercialista siciliano Piero Di Miceli, ex craxiano ed ora forzista (ha rapporti con Previti e Biondi), sospettato dalla procura di rapporti con ambienti massonico-mafiosi, affinché lo raccomandasse presso il ministro Biondi per farlo diventare capo degli ispettori al posto di Dinacci. Il fax viene intercettato dalla Procura di Palermo, che indaga De Felice per abuso.
    Caselli manda un avviso di garanzia al vicecapo di gabinetto di Biondi, Vincenzo Vitale (pretore a Catania e assiduo collaboratore del GIORNALE) per abuso e propagazione di segreto istruttorio: avrebbe avvertito l'amico Di Miceli che i suoi telefoni erano sotto controllo, grazie alle informazioni raccolte a Palermo dagli ispettori.

    1995

    FEBBRAIO. Mentre il gip di Brescia proscioglie Di Pietro dalle accuse di Cusani e un agente della scorta sventa un attentato contro Gerardo D'Ambrosio, torna in campo il Gico di Firenze con il suo capo, tenente colonnello Giuseppe Autuori, che consegna alla procura fiorentina un dossier di 263 pagine sul caso Autoparco: "Una franca rivisitazione di fatti e situazioni già rappresentate".
    I veleni contro Di Maggio, Nobili & C., già smascherati dai giudici di Brescia, tornano in circolazione con l'aggiunta di nuove insinuazioni contro Armando Spataro e Ilda Bocassini.

    MARZO. Cusani va a trovare Gorrini per complimentarsi della sua deposizione agli ispettori e procurarsene una copia. Poi avvicina Tradati (così almeno riferirà quest'ultimo) per invitarlo a presentarsi agli ispettori di Mancuso e denunciare pressioni del pool per incastrare Berlusconi. Mancuso blocca il decreto del governo per la creazione del "Sis" da affidare a Di Pietro.

    APRILE. Di Pietro, dopo alcuni incontri con Berlusconi e Previti, fa sapere che alle prossime elezioni non appoggerà nessuno, tantomeno il Polo. Il dossier Gorrini e alcuni altri ricompaiono tra le mani dell'avvocato Carlo Taormina, legale del generale Cerciello e futuro cadidato di Forza Italia.

    Il giorno 7, Taormina e Cerciello denunciano Di Pietro per presunte pressioni sul maresciallo Nanocchio al fine di convincerlo a tirare in ballo il generale e Berlusconi. L'accusa sara' presto smentitadallo stesso Nanocchio e il procedimento sara' archiviato a Brescia, ma intanto Di Pietro è di nuovo indagato per abuso d'ufficio e lascia per sempre la magistratura.
    Il 13, a TEMPO REALE, Berlusconi rivela che Tonino gli confidò di non aver condiviso l'invito a comparire nei suoi confronti. Il 18, Taormina, reduce da alcuni incontri in via dell'Anima, chiede che Di Pietro testimoni al processo Cerciello per chiarire una lunga serie di vicende "oscure": le stesse contenute nel dossier Gorrini, con l'aggiunta dell'Autoparco, di traffici d'armi e chi più ne ha più ne metta. Il tribunale respinge la richiesta.

    MAGGIO. La relazione degli ispettori, che scagionano il pool dalle accuse di Biondi e chiudono i lavori con un encomio solenne a Mani Pulite, non piace affatto al ministro Mancuso. Che, il giorno 5, avvia l'azione disciplinare contro il pool per aver "intimidito" gli ispettori e annuncia una nuova ispezione a Milano. Non contento, chiede nuove indagini sui suicidi in carcere di Gabriele Cagliari e Sergio Moroni (salvo poi scoprire che Moroni non era mai stato arrestato). Il 19 si scopre che il pg Catelani ha pure promosso un'indagine informale dei carabinieri contro Borrelli, per una vicenda equestre. Mesi prima, su un settimanale, Borrelli era stato ritratto al galoppatoio su un cavallo con la sigla "G.G." sulla sella. Sigla che secondo un anonimo, corrisponde al Giancarlo Gorrini. Informato della cosa, Borrelli denuncia Catelani al Csm. La sigla è di tal Giovanni Gennari, vecchio proprietario dell'animale. Ma intanto, per qualche giorno, i giornali non parlano d'altro, proprio mentre, il 20, viene chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per corruzione.

    GIUGNO. Il pm bresciano Fabio Salamone interroga Gorrini e Pillitteri, poi, il giorno 3, indaga Tonino per concussione: avrebbe premuto su Gorrini e D'Adamo affinché ripianassero i debiti di gioco di Rea. L'11 arriva il bis: Di Pietro inquisito per altre concussioni ai danni di Gorrini (prestito di 100 milioni, Mercedes, pacchetto sinistri della Maa affidato allo studio della moglie Susanna Mazzoleni). L'11, IL GIORNALE torna alla carica contro Davigo: stavolta titola sulla "strana coppia Davigo-Cerciello", insinuando chissà quali traffici tra il pm e il generale inquisito per corruzione. In realtà il pm s'era iscritto con altri magistrati ad una cooperativa nata per costruire alloggi, e se n'era andato qualche giorno dopo l'ingresso di Cerciello (che comunque, all'epoca, era il numero uno della Guardia di Finanza milanese, neppure sfiorato da sospetti).
    Il 14, c'è una nuova richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi: frode fiscale per la villa di Macherio. Il Cavaliere risponde con esposto al pg della Cassazione Ferdinando Zucconi Galli Fonseca per ben 130 presunte fughe di notizie e per l'accanimento persecutorio del pool contro l'inerme Biscione: altra inchiesta a Brescia. E, il 19 Salamone indaga Di Pietro per abuso d'ufficio: avrebbe aiutato Rea a diventare capo dei vigili di Milano. L'indomani, si diffonde una voce: Di Pietro è stato arrestato. Il 30, ci si mette anche Craxi che inonda i giornali con il fax dei tabulati Sip sulle telefonati di Di Pietro nel 1992: "Me li diede Parisi". Vuole dimostrare che Mani Pulite è tutta un bluff, che Di Pietro era pilotato via cavo da amici avvocati e imputati. Poi si offre a Salamone: "Se vuole sentirmi su Di Pietro, sono qui".

    LUGLIO. Il giorno 2, Di Pietro viene interrogato a Brescia per 18 ore e denuncia 137 tentativi di delegittimazione ai suoi danni. Il 7, secondo round di 5 ore. Salamone indaga anche sul complotto che lo indusse a dimettersi dal pool: Previti, Dinacci, De Biase e Paolo Berlusconi gli indiziati.

    AGOSTO. Craxi invita Salamone a indagare su un viaggio di Di Pietro in Costarica, dove avrebbe incontrato fantomatiche "importanti personalità della finanza italiana e internazionale". Mani Pulite come complotto planetario. Salamone prepara le valigie per Hammamet. Il parlamento riesuma il decreto Biondi e, con qualche correttivo peggiorativo, lo approva plebiscitariamente sotto il nome di "Riforma della custodia cautelare".

    SETTEMBRE. Di Pietro scopre che un agente della scorta, anziché proteggerlo, lo spiava e riferiva ai "superiori" i suoi spostamenti. Poi denuncia a Brescia che un certo Roberto Napoli, agente del Sisde, gli ha confidato di averlo spiato fina dal 1992. Napoli conferma: "Mi ordinarono di indagare su Di Pietro e su tutto il pool, non scoprii nulla di illecito, Parisi sapeva tutto". Le informative finivano anche ad un alto dirigente romano del Sisde, Bruno Contrada. Il 2, Di Pietro è a Cernobbio, con un durissimo discorso contro il colpo di spugna: "Se lo tenteranno, scenderò in campo per fermarli". L'indomani Berlusconi, allarmatissimo, chiama D'Adamo per sventare la minaccia: "Ingegnere, il suo amico è fuori di testa, bisogna che lei si prepari. Siamo nelle sue mani!". Seguiranno sette incontri ad Arcore, per concordare aiuti finanziari al gruppo D'Adamo, che naviga in pessime acque. Intanto IL GIORNALE tira in ballo Di Pietro per Affittopoli (un alloggio in via Andegari, avuto dalla Cariplo ad equo canone). E, il 15, Brescia lo indaga per l'ennesima volta: concussione e abuso d'ufficio per il piano di informatizzazione del tribunale di Milano. Il 29, si smonta anche la bufala mancusiana degli ispettori "intimiditi": su proposta del pg della Cassazione, il Csm archivia l'indagine disciplinare contro Borrelli e il pool. A Milano si trascina stancamente la seconda ispezione. Craxi, preoccupato, avverte l'avvocato Salvatore Lo Giudice: "Se qualcuno in prima fila non apre il 289 ("attentato agli organi costituzionali", n.d.a.) e affronta la testa del serpente, non si va da nessuna parte. L'obiettivo è la fine dell'imbroglione trafficante". Cioè di Di Pietro che, secondo Craxi, è pure un falso laureato. Falsa laurea e 289: due tra gli argomenti preferiti del fido Ferrara.

    OTTOBRE. Nuova inchiesta della procura di Brescia contro Di Pietro: questa volta è accusato di falso ideologico insieme a Borrelli, per aver firmato i verbali di alcuni interrogatori della polizia giudiziaria senza avervi presenziato per intero. Ma si indaga anche sulla deposizione dell'agente Napoli, che ha rivelato lo spionaggio continuato e illegale del Sisde ai danni del pool (dossier Achille): nessuno scoprirà mai chi fosse questo Achille, anche perché il capo del servizio Gaetano Marino negherà per mesi l'esistenza stessa del fascicolo, salvo poi consegnarlo con tante scuse al comitato di controllo sui servizi segreti.
    Il giorno 12, nuova bufala berlusconiana: questa volta il bersaglio è Borrelli, che avrebbe gravemente peccato avvertendo Scalfaro dell'avviso di garanzia a Berlusconi prima che quest'ultimo ne avesse notiziza. Borrelli precisa che Scalfaro lo seppe negli stessi minuti in cui Berlusconi veniva informato da un colonnello dei carabinieri. E comunque il segreto investigativo è a discrezione del pm. Scandalo enorme, per un fatto che persino Tiziana Parenti giudica "corretto". Mancuso, che sta per essere sfiduciato dal parlamento, fa in tempo a scatenare un supplemento di ispezione, un'inchiesta a Brescia per violazione del segreto e un'azione disciplinare al Csm. E altre azioni disciplinari chiedono gli ispettori per i pm milanesi Ilio Poppa, Gherardo Colombo, Fabio De Pasquale. Parlando alla Camera nel giorno dell'addio, Mancuso invoca un'ispezione a Palermo. Poi, alludendo a due Consigli dei ministri "secretati", lascerà cadere il sospetto che vi si fosse parlato di gravi reati commessi dal pool di Caselli.

    NOVEMBRE. Il gip romano Maurizio Pacioni denuncia Borrelli, Davigo, Colombo e Ghitti per omissione in atti d'ufficio e falso ideologico: avrebbero tenuto sotto scacco l'ispettore capo Ugo Dinacci tramite un'inchiesta sul figlio, l'avvocato Filippo.

    DICEMBRE. Il 5 dicembre, il Gip di Brescia archivia le accuse di Cerciello e censura le indagini di Salamone. Il 7, il comitato servizi segreti interroga il comandante della Guardia di Finanza Costantino Berlenghi per sapere se membri del Corpo abbiano spiato il pool: il generale smentisce sdegnato; poi si scoprirà l'attività illegale di dossieraggio di vari ufficiali e sottufficiali (Simonetti, Nanocchio, Salato). Il 20 Salamonefa partire una raffica di richieste di rinvio a giudizio per l'ex-pm: cinque concussioni e due abusi d'ufficio. La Falange armata aveva previsto tutto da dieci giorni: "Di Pietro ha infranto i patti: adesso la sua fine è segnata". Colombo, Davigo e Greco sono indagati per le nuove accuse di Cusani su un'improbabile missione pilotata da Tradati in Svizzera alla ricerca di carte Fininvest. Lo stesso giorno, il 22, IL GIORNALE pubblica un'intervista a Maurizio Raggio, prestanome dei conti di Craxi e latitante in Messico, realizzata sei mesi prima e inspiegabilmente tenuta da parte. Raggio sostiene che Pacini Battaglia avrebbe versato 5 miliardi a Lucibello che, d'intesa con Di Pietro, li avrebbe trasferiti in Austria. Tutti gli interessati smentiscono. Compreso Raggio.
    Marco Travaglio

  2. #2
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    Predefinito Cosa rimane, oggi??

    Mani Pulite 10 anni dopo
    (di G. Colombo)

    MILANO - Nel giro di un paio d'anni il livello di prescrizione nei processi di Mani pulite arriverà più o meno al 60 per cento . La deduzione del cittadino è che la giustizia non funziona. E non funziona in un campo in cui sono particolarmente evidenti i danni provocati dai reati. In Italia, nel periodo su cui abbiamo indagato, circolavano ogni anno tangenti per migliaia di miliardi. Queste tangenti erano formalmente pagate dalle imprese, ma di fatto le pagava l'ente pubblico al quale apparteneva il funzionario infedele. Quante opere in Italia sono state iniziate e non sono state completate facendo uscire dalle casse dello Stato somme impressionanti? Quante volte è successo, o quanto meno viene il sospetto che sia successo, che siano state finanziate opere solo per ottenere la tangente? E quante volte si può pensare che la spesa pubblica sia stata indirizzata proprio in ragione della corruzione?

    Noi di Mani pulite abbiamo complessivamente chiesto il rinvio a giudizio di oltre 3.200 persone . In effetti gli indagati sono stati molti di più: quasi 5 mila. Ma per circa 1.200 persone abbiamo ritenuto che la competenza fosse di altre procure e abbiamo trasmesso gli atti. I risultati finali? I tribunali hanno assolto nel merito soltanto il 14-15 per cento delle posizioni, a fronte di una media nazionale che si aggira intorno al 21-22 per cento. Però, oltre alle assoluzioni nel merito, c'è circa un 30 per cento di prescrizioni. E siccome tante sentenze non sono ancora definitive, la percentuale delle prescrizioni è destinata a raddoppiare.
    Le indagini sulla corruzione cominciate nel febbraio del 1992 a Milano sono state accompagnate da due termini: sono diventate famose come inchieste di Mani pulite, mentre l’ambiente sul quale si investiga viene da allora definito Tangentopoli . I due termini hanno entrambi un’origine giornalistica. Tangentopoli, per la verità, è stato utilizzato prima ancora che iniziasse l’inchiesta Mani pulite. Si è cominciato a parlare di Tangentopoli a proposito delle indagini portate avanti sempre a Milano da Ilda Boccassini nel 1989 , note anche come Duomo connection . Mani pulite invece è un termine forgiato appositamente per le indagini sulla corruzione nate nel febbraio 1992. In questo caso, credo sia stato tratto lo spunto dal codice utilizzato dai carabinieri. La sigla iniziale, infatti, era «MP» perché i carabinieri comunicavano tra loro utilizzando per riconoscersi i termini «Mike» e «Papa»: «MP», appunto, da cui Mani pulite.

    Le indagini ebbero inizio il 17 febbraio 1992 , con un arresto da cui scaturì tutto. In realtà, era successa una cosa non eccezionale: uno di quei fatti che ogni tanto capitano, ma che prima di allora non avevano dato origine a risultati delle dimensioni di Mani pulite. Qualche giorno prima del 17, l’imprenditore Luca Magni , titolare di una società di pulizie in rapporti con il Pio Albergo Trivulzio , si era visto chiedere dal presidente del Trivulzio Mario Chiesa dei soldi per poter continuare a lavorare. Magni, invece di pagare, decise di rivolgersi ai carabinieri: Antonio Di Pietro fu incaricato delle indagini perché credo fosse il pm di turno.(...)
    Questa fase la conosco di riflesso, perché non sono entrato subito nell’istruttoria. Già ad aprile i dirigenti della Procura, in particolare Gerardo D'Ambrosio , ma anche Saverio Borrelli , vedendo che le inchieste stavano crescendo a vista d’occhio, mi contattarono prevedendo che nel giro di pochi giorni Di Pietro non sarebbe stato in grado di affrontare tutto da solo. In realtà, non avevo gran voglia di prendermi carico di questo lavoro: ho cominciato a essere scortato nel 1981, la tutela mi era stata appena tolta ed era prevedibile che se avessi accettato quell’incarico nel giro di poco tempo sarei tornato sotto protezione. Inoltre ero indirizzato verso un’opera di approfondimento piuttosto che verso una attività investigativa nella quale occorre essere disponibili dalla mattina alla sera. Ma poi ho risposto «sì» e sono entrato a far parte, insieme con Di Pietro, del «duo» incaricato di investigare. Abbiamo cominciato però a svelare una quantità quasi incredibile di corruzioni e così nel giro di un altro mese decisero di affiancarci anche Pier Camillo Davigo .(...) IL DRAMMA DEI SUICIDI - Nel ’92 sono accadute tante cose: le indagini sono cresciute, poi cresciute e poi ancora cresciute, in uno scenario che ha avuto momenti estremamente drammatici. Nel corso del 1992 infatti vennero uccisi in Sicilia Giovanni Falcone , la moglie e la scorta, e Paolo Borsellino con tutti gli agenti che lo proteggevano: fatti di una tragicità inenarrabile. Come altri fatti drammatici si verificarono sostanzialmente nel contesto delle indagini. Il 17 giugno 1992 si suicidò Renato Amorese , che era segretario del Psi a Lodi: aveva ricevuto soltanto una informazione di garanzia. Amorese si uccise lasciando una lettera indirizzata a Di Pietro, a cui si rivolse direttamente ringraziandolo per la sensibilità dimostata pur nel giusto rigore delle sue funzioni. Qualche mese dopo si suicidò, il 2 settembre, il deputato Sergio Moroni , che aveva responsabilità nel Psi a livello regionale. Abbiamo discusso tra noi di quegli episodi così tragici, che avevamo subìto molto pesantemente. Abbiamo parlato del dramma dell’uccisione di colleghi che conoscevamo. Giovanni Falcone lo avevo incontrato per la prima volta nel 1980, quando mi occupavo dell’istruttoria sull’omicidio di Giorgio Ambrosoli, per il quale era stato condannato all’ergastolo Michele Sindona . E tutti questi sono fatti che pesano addosso. Ma noi abbiamo l’obbligo costituzionale (e io credo che debba essere così) di esercitare l’azione penale obbligatoriamente tutte le volte in cui ci si trova di fronte a indizi tali da far ritenere che un reato è stato commesso. Nonostante ciò, abbiamo cercato con ogni nostra capacità di evitare che altri suicidi si potessero verificare: con una attenzione direi spasmodica a fare in modo che, se si avvertiva anche il sospetto che qualcuno potesse porre in essere un gesto di questo tipo, un gesto così drammatico e nello stesso tempo così crudele, a parer mio, si prendessero tutte le misure necessarie per evitarlo.

    Dicevo delle indagini che seguirono: fu alla fine del 1992, esattamente il 15 di dicembre, che la Procura di Milano emise un’informazione di garanzia nei confronti dell’onorevole Bettino Craxi . Gli episodi contestati riguardavano soprattutto la Metropolitana milanese. L’onorevole Craxi, mi pare nel luglio di quello stesso anno, aveva spiegato alla Camera come esistesse alla fin fine un rapporto tra il finanziamento dei partiti e le imprese: un finanziamento sostanzialmente nascosto che era, allora come ora, vietato dalla legge.(...)

    Io, riprendendo la battuta di un indagato, nel luglio 1992 buttai lì un’idea (perché già da allora si poteva intuire come sarebbe stato difficile arrivare a una conclusione di queste investigazioni): chi avesse riferito all’autorità giudiziaria i fatti nei quali era stato coinvolto, avesse restituito il denaro ricevuto illecitamente e si fosse allontanato per un certo periodo dalla vita pubblica avrebbe potuto avere in cambio l’esenzione dalla detenzione in carcere. Questa idea raccolse delle reazioni praticamente poco apprezzabili. Ma sono ancora convinto che se si fosse pensato di risolvere al di là del carcere la questione corruzione fin da allora, forse avremmo scoperto molto, molto di più e forse le nostre indagini si sarebbero concluse molto più rapidamente, credo con vantaggio per tutti.

    LA PROFEZIA DI ZAMORANI - Ancora nel 1992 iniziò un fenomeno, che non ebbe una lunghissima durata ma fu ben percepibile: cominciarono a formarsi addirittura delle code di persone fuori dalle nostre porte. Persone che venivano a riferire, a raccontarci episodi di corruzione o di reati simili, che noi non conoscevamo. Chissà, questo forse può essere stato favorito dalle dichiarazioni che il manager Mario Zamorani fece nell’ottobre di quell’anno uscendo da San Vittore. Zamorani disse che noi sapevamo tutto, che avremmo arrestato mille persone, forse di più. Questo ingenerò un convincimento abbastanza diffuso secondo il quale saremmo arrivati a scoprire tutto quello che c’era da scoprire. Non credo che sia stato effettivamente così, penso che di cose da scoprire ce ne siano ancora tante. Noi siamo arrivati dove siamo potuti arrivare, tenendo conto anche alle resistenze che ci sono state nei confronti del nostro lavoro.

    Nel 1993 siamo andati avanti nello stesso modo. Il 2 marzo venne arrestato Primo Greganti . Il nome di Greganti compare spesso nei resoconti di quel periodo, perché ritengo sia stata una delle persone che ha sofferto uno dei più lunghi periodi di custodia cautelare. Greganti credo che fosse istituzionalmente legato a un partito della sinistra, non ricordo se ancora il Pci o forse già il Pds. Precedentemente erano stati arrestati anche esponenti del livello locale del Pci-Pds. Mi ricordo che così come eravamo progressivamente arrivati alle accuse contro i segretari amministrativi dei due maggiori partiti allora al governo, la Democrazia cristiana e il Partito socialista, si sarebbe poi giunti anche al coinvolgimento del segretario amministrativo nazionale del Pds, Marcello Stefanini . Il coinvolgimento dei tesorieri nazionali dava conferma del fatto che il sistema fosse effettivamente un «sistema».(...) Marcello Stefanini è stato poi prosciolto proprio in istruttoria dalle imputazioni che gli sono state mosse. Evidentemente perché non si è riusciti a dimostrare una sua responsabilità effettiva.

    Tiziana Parenti è stata forse l’unica persona, tra quelle che si sono occupate della corruzione nella Procura di Milano, con la quale non si è creato un legame effettivo. Tanto è vero che poi ha deciso di prendere un’altra strada.(...)

    Nel 1994 successe che un brigadiere della Guardia di Finanza, Pietro Di Giovanni , si vide offrire da un suo superiore, il maresciallo Nanocchio , una busta contenente dei soldi accompagnata da una frase del tipo: «Abbiamo fatto delle indagini, abbiamo fatto una verifica presso la tal società, la tal società ci ringrazia per la nostra gentilezza». Di Giovanni, invece di mettersi i soldi in tasca, andò dal suo comandante e raccontò tutto. Da quell’episodio nacque una nuova inchiesta che vedrà finire sotto accusa centinaia di appartenenti alla Guardia di Finanza . L’indagine ha portato poi al coinvolgimento del presidente del Consiglio allora in carica, l’onorevole Silvio Berlusconi, il quale, condannato in primo grado, ha visto poi ridimensionata la sua posizione in Appello, quando la Corte ha considerato prescritti tre casi e lo ha assolto nel merito dal quarto caso. Berlusconi è uscito completamente dalla vicenda con la sentenza della Cassazione che lo ha ritenuto estraneo a tutte le corruzioni contestate.

    IL TERZO SETTORE - Parlo di questo episodio perché l’abbandono della toga da parte di Antonio Di Pietro è strettamente connesso, almeno dal punto di vista cronologico, al procedimento sull’onorevole Berlusconi. L’interrogatorio del presidente del Consiglio era previsto per il 26 novembre 1994. Nei giorni immediatamente successivi (non ricordo esattamente quando, ma forse prima di quella data) Antonio Di Pietro ci fece sapere la sua volontà. Sta di fatto che Di Pietro, che sarebbe dovuto essere presente all'interrogatorio del 26 novembre, ci comunicò la sua intenzione di andarsene.

    Era la fine del 1994 e questo allontanamento da parte di Di Pietro ci mise in difficoltà, perché Antonio lavorava molto e lavorava anche molto bene. E noi, che eravamo prima in tre o in quattro, a seconda degli affiancamenti che avevamo momento per momento, ci trovammo a rimanere in due, con qualche aiuto.(...) Dovremo così aspettare fino all’autunno del 1995, quasi un anno, perché il gruppo venisse ricomposto con l’applicazione di Ilda Boccassini . Ilda Boccassini diventerà, assieme a Davigo e a me, una delle persone a cui è stato affidato molto del lavoro del terzo settore delle indagini, quello che nacque in seguito alle dichiarazioni di Stefania Ariosto e coinvolse i reati di corruzione in atti giudiziari. (...)

    C’è chi ha affermato che le indagini di Mani pulite sono terminate con l’allontanamento di Di Pietro dalla magistratura. In effetti non è così. Le indagini sono proseguite fin verso il 1997-98. Certo è che, per un complesso di fattori, progressivamente è venuta meno la materia delle nostre investigazioni. E’ difficile spiegare esattamente il perché. Sta di fatto che personalmente individuo intorno al 1997-98 la fine delle indagini conosciute generalmente con il nome di Mani pulite. (...)

    L'Italia ha uno spaventoso debito pubblico. Ho letto che ogni italiano, anche i neonati, dovrebbe restituire allo Stato circa 45 milioni di lire. Non credo che tutto questo debito dipenda dalla corruzione; ritengo però che una parte veramente consistente dipenda dalla corruzione. E faccio un solo esempio. Un istituto internazionale ha accertato che un chilometro del Passante ferroviario di Milano prima di Mani pulite costava più di 80 miliardi di lire. Dopo Mani pulite il chilometro successivo è venuto a costare circa 44 miliardi, poco più della metà. La corruzione ha fatto male alle imprese, che non competevano più sulla base delle capacità tecniche ma sulla base della capacità di pagare tangenti. E ha fatto male anche alla democrazia. Perché tanta gente si faceva strada all'interno dei partiti non per le capacità di analisi e di proposta, ma solo perché, avendo ricevuto tante tangenti, era in grado di comperare le tessere che facevano vincere le sue mozioni. E perché nei partiti qualche volta si apprezzava di più la capacità di avere i contatti per poter ottenere tangenti piuttosto che non quella di essere propositivi per la società.

    Gherardo Colombo , Sostituto Procuratore

  3. #3
    give peace a chance
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    è inutile che continui con questi discorsi....

    le cattive toghe rosse (xkè i magistrati non possono avere ideali politici) continueranno ancora con la loro campagna giustizialista per colpire il governo....

  4. #4
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    Questi sono i fatti!
    Non ci sono "interpretazioni".
    L' OGGI che stiamo vivendo è la diretta conseguenza della mistificazione di QUESTO IERI che non è poi così lontano.

    CHI, di coloro che hanno affidato ANCHE la gestione della tua vita a "questa gente", conosce VERAMENTE questi fatti?

  5. #5
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    VITTORIO FELTRI 1993 "Stia attento Di Pietro. Lei e' un uomo perbene. Vedra' che cercheranno di delegittimarla in ogni modo".


    .......NO COMMENT....

  6. #6
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    Originally posted by Pitone
    VITTORIO FELTRI 1993 "Stia attento Di Pietro. Lei e' un uomo perbene. Vedra' che cercheranno di delegittimarla in ogni modo".


    .......NO COMMENT....
    E' stato buon profeta; a cominciare da SE STESSO!!

  7. #7
    give peace a chance
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    Originally posted by MrBojangles
    Questi sono i fatti!
    Non ci sono "interpretazioni".
    L' OGGI che stiamo vivendo è la diretta conseguenza della mistificazione di QUESTO IERI che non è poi così lontano.

    CHI, di coloro che hanno affidato ANCHE la gestione della tua vita a "questa gente", conosce VERAMENTE questi fatti?
    anche se li sanno, credono al loro capo che gli dice che sono congetture per farlo cadere....

    purtroppo è una battaglia persa....

    non accetteranno mai queste realtà....

 

 

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