…natura.

Camillo Ruini riflette, all’Assemblea dei vescovi italiani, e denuncia una “questione antropologica”, e parla di una cultura “che tende non solo a interpretare l’uomo, ma soprattutto a trasformarlo”.
Non è più l’illusione marxista a preoccupare, ma il fatto che “si fa strada una concezione puramente naturalistica o materialistica dell’essere umano che soffoca ogni vera differenza qualitativa fra noi e il resto della natura”.
Sostiene il cardinale:”Sotto un profilo storico e culturale, il venir meno della differenza qualitativa fra noi e il resto della natura sembra privare del loro fondamento, e quindi della loro plausibilità, quel ruolo centrale e quella dignità specifica del soggetto umano – da considerare sempre come un fine e mai come un mezzo, secondo la formula di Kant – che costituiscono il punto di riferimento decisivo della nostra civiltà, sul piano non solo filosofico ed etico, ma anche giuridico e politico, esistenziale e persino estetico”.

Quattrocento anni fa Blaise Pascal, pensatore e scienziato cristiano, scriveva che “l’uomo nell’universo è una canna, ma una canna che pensa”.

L’esigenza di far vivere e di difendere la civiltà basata sull’unicità della persona, naturalmente, non è solo dei cristiani e non nasce dalla teologia ma dall’antropologia.

Pensiero e anima sono la stessa cosa?

saluti