Originally posted by Pieffebi
Sicuramente ne' Marx, ne' Lenin potevano prevedere l'attuale livello di sviluppo tecnologico, sebbene fossero positivisticamente e quasi fideisticamente propensi ad immaginare che la tecnica, la tecnologia, eccetera potessero risolvere quasi ogni problema, fino al punto di immaginare la quasi totale scomparsa della divisione del lavoro.
Caro Pieffebi, tu sei troppo marxista per meIo non mi riferivo al semplice sviluppo tecnologico: a me sembra che, quando la produzione dell' immateriale diventa dominante, non in senso quantitativo, ma in senso, come dite voi marxisti egemonico, allora si tratta di qualcosa di assolutamente imprevedibile, che cambia tutte la carte in tavola.
Tuttavia è da dire che le analisi sul capitale finanziario e il suo dominio, con annessi e connessi, sono, guardacaso, non solo sul fronte marxista (si pensi al liberale Hobson) proprio degli inizi del XX secolo, esattamente come le avanguardie artistiche e letterarie....e come i presupposti delle "rivoluzioni scientifiche" (di cui parlano i filosofi e storici della scienza), indipendentemente dal fatto che importanti scoperte teoriche e....pratiche saranno fatte solo decenni dopo. I presupposti "paradigmatici" sono seminati proprio in quell'epoca feconda, ove le certezze dogmatiche, ad esempio, della fisica classica vengono superate e si aprono nuove frontiere epistemologiche....
Il problema, secondo me, è che è cambiata la natura stessa del lavoro di tantissime persone, almeno nei paesi egemoni: sempre più gente si occupa di produrre qualcosa che non è misurabile nè quantificabile, in settori come il lavoro di cura, il tampo libero ecc...queste persone si occupano di produrre sensazioni, emozioni, informazioni...La loro' aggregazione, ovviamente, è altrettanto mobile contingente......come in un colloide, vi sono continui legami temporanei che si creano e si spezzano. Per questo motivo, non si può pensare alle classiche forme di aggregazione conosciute finora e questo impedisce anche che gli individui si riconoscano in una ferrea identità di classe: io, per esempio, non mi ci riconosco, e non perchè, come direbbe un il marxista, sono una piccolo borghese che oscilla di qua e di là (non credo cambierebbe molto se fossi un'operaia metalmeccanica). Semplicemente non posso avere un'identità rigida di classe. Ti dirò di più: la cosa non mi dispiace affatto.Lo stesso pc dove noi scriviamo è solo in minima parte Hard Disk: senza programmi dentro è un guscio vuoto (vedi l'immateriale?). Il capitale finanziario, rispetto a qualche anno fa, ha il vantaggio di potersi spostare in un attimo da Tokio, a New York, a Londra: tutto ciò, per esempio, ha creato masse di capitali semoventi, impersonali, che vanno dove gli fa comodo al di là di qualunque controllo
Tornando a Lenin e Hilferding se si leggono le loro pagine si scoprirà che ne sapevano sui monopoli, sui trust, sul capitalismo finanziario molto più di quanto solitamente potremmo immaginare. Anzi, come i teorici ed economisti liberali, ebbero il vantaggio di assistere alla genesi del processo storico-sociale, potendo verificare i fenomeni non ancora celati dalla complessità delle fasi ulteriori. Sarebbe come aver potuto assistere in diretta al big bang, fin dai primi millesecondi di vita (inflazionaria?) dell'universo....
In ogni caso io mi interesso di storia delle ideologie...e sotto questo profilo ho trattato gli argomenti proposti. Ovviamente non è l'unico taglio ne' punto di vista possibile. Credo però che capire con esattezza come stessero le cose dal punto di vista dei teorici della dittatura proletaria possa contribuire ad evitare grossolani errori interpretativi....moderni o equivoci persino un po'...comici.
E'proprio questo taglio che io trovo un po' obsoleto
Venendo alla questione del Capitalismo di Stato ne ho trattato diffusamente sul thread "il fascismo allo specchio" ancora rintracciabile sul forum dei comunisti nazionalitari, negli ultimi post. In effetti il mio punto di vista, dal punto di vista storico-ideologico, è abbastanza vicino a quello si Soviet999, anche se le implicazioni politiche che ne traggo.....sono opposte.
Perciò, sei troppo marxista per me. Saluti liberal![]()
Saluti liberali


Io non mi riferivo al semplice sviluppo tecnologico: a me sembra che, quando la produzione dell' immateriale diventa dominante, non in senso quantitativo, ma in senso, come dite voi marxisti egemonico, allora si tratta di qualcosa di assolutamente imprevedibile, che cambia tutte la carte in tavola.
Lo stesso pc dove noi scriviamo è solo in minima parte Hard Disk: senza programmi dentro è un guscio vuoto (vedi l'immateriale?). Il capitale finanziario, rispetto a qualche anno fa, ha il vantaggio di potersi spostare in un attimo da Tokio, a New York, a Londra: tutto ciò, per esempio, ha creato masse di capitali semoventi, impersonali, che vanno dove gli fa comodo al di là di qualunque controllo
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: Marx affermava che il capitalismo non può esistere senza rivoluzionare di continuo i mezzi di produzione e le forze produttive. Il "lavoro è cambiato" e molto, ma direbbe un marxista ortodosso: non è cambiata la natura dei rapporti sociali di produzione, è cambiata la forma fenomenica dei processi sociali, non sono cambiate le loro "leggi intrinseche".

