Bettino Craxi è scomparso nel gennaio del 2000, ma per i nostri implacabili tribunali è ancora un imputato da citare in giudizio. Magari qualcuno arriverà a condannarlo anche in “contumacia” perché non si presenterà alle udienze. Ormai tutto è possibile....
Stefania Craxi, figlia dello scomparso leader socialista, ha denunciato questo farsesco accanimento chiedendo ai vertici del tribunale penale di Roma (al presidente della I sezione del tribunale penale, al presidente capo e al procuratore capo) di pronunciare una sentenza di proscioglimento.
Ill.mo signor Presidente,
io sottoscritta Stefania Craxi nella mia duplice veste di figlia del defunto Presidente del Consiglio Benedetto Craxi, e quale Presidente della Fondazione Craxi mi pregio di sottoporre all'attenzione della S.V. Ill.ma le seguenti circostanze: mio padre dopo una lunga e dolorosa malattia moriva in esilio ad Hammamet il 19 gennaio dei 2000. La Fondazione da me presieduta in occasione dell'anniversario della sua morte ha già organizzato due commemorazioni in Tunisia con la partecipazione numerosissima di socialisti. amici, gente comune che ritenevano giusto portare un contributo di omaggio personale sulla tomba di mio padre; la Fondazione inoltre ha avuto l'onore di organizzare sempre in occasione dell'anniversario due commemorazioni della figura di politico e di statista di mio padre. La prima è stata presieduta nel 2001 dal Presidente del Consiglio Giuliano Amato e dal Presidente della Camera Luciano Violante. La seconda nel 2002 sempre nella sala San Macuto è stata presieduta dall'attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Presidente della Camera Pierferdinando Casini.
Queste prime circostanze indicate mi consentono dì sottolineare alla S.V. che non dovrebbero esserci più dubbi sulla morte fisica di mio padre, né sulla sua valenza politica come statista, atteso che i vertici istituzionali di un governo di centrosinistra prima e di centrodestra dopo hanno ritenuto doveroso cercare di ristabilire una verità politica sulla figura di mio padre. Tutto questo però mi pone l'obbligo di chiedere alla S.V. per quale macabra motivazione burocratica a tutt'oggi nel procedimento penale pendenti dinanzi alla S.V, per i fatti attinenti alla "Cooperazione" mio padre debba essere ancora oggi considerato un imputato a tutti gli effetti con obbligo di lettura dell'imputazione e di conseguenziale nomina di difensore di ufficio. Ella Signor Presidente potrà ben comprendere che il tutto assume dei toni che vanno dal grottesco all'incomprensibile, almeno per me. Pertanto tutto ciò premesso Le rivolgo formale istanza affinché la S.V. voglia pronunciare sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. nei confronti di mio padre, la mia richiesta si basa sul presupposto che questa come altre imputazioni nei confronti di mio padre sono figlie del teorema "non poteva non sapere" Teorema giuridico-politico che appare quanto meno discutibile e criticabile nella misura in cui altri segretari altri ed altri leaders di partito sono stati assolti, fortunatamente per loro, grazie al teorema del "potevano non sapere". Mi rendo conto che Ella si trova nella delicata posizione di dover ricominciare da capo la valutazione di una vicenda giudiziaria che si trascina faticosamente da anni nelle aule giudiziarie, ma questa non è certo una colpa addebitabile a mio padre, e questo non giustifica il disagio che provoca, potrei parlare anche di offesa, una ritualità grazie alla quale il nome di mio padre viene ancora pronunciato inutilmente in un'aula di giustizia. Pertanto tutto ciò premesso chiedo formalmente che la S.V. pronunci sentenza, ordinanza, decreto. o quant'altro il codice di procedura penale pone a sua disposizione per far cessare questa, ripeto, macabra ed inutile rappresentazione.
Trattandosi di un mio diritto assoluto non credo necessario delegare ad un avvocato difensore questo compito che preferisco affidare al fidato Nicola Mansi autorizzato espressamente alla presentazione del presente scritto. La S.V. valuterà l'opportunità di nominare per un'ultima volta un difensore d'ufficio per mio padre.




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