Oggi e domani si vota. Buona idea quella di Scajola, tenere le urne aperte due giorni consecutivi. Tiene un po' sulle spine quelli come me, che si gustavano la serata elettorale a suon di Coca-cola e foglietti stropicciati coi dati appuntati a mo' di lista della spesa, ma è meglio così. Almeno i nostri indolenti concittadini alzeranno le chiappe (speriamo) e ci regaleranno un'affluenza un po' più consistente delle precedenti tornate elettorali.
Elezioni che passano forse più silenziosamente rispetto alla tradizionale bagarre all'italiana, ed è certamente un dato positivo.
Da troppi anni siamo stati infatti abituati a una visione delle comunali che io non ho mai condiviso. L'idea che se a Cinisello Balsamo piuttosto che a Mestre o a Isernia vince l'Ulivo o la CDL, la politica è destinata a svoltare con decisione in un certo modo. L'idea che se Lucherini conquista la rossa Arezzo il centrodestra ha il 70% nel Paese, e che se invece nella vicina Siena la sinistra continua a riscuotere consensi allora l'Ulivo è in ottima salute sull'intero territorio nazionale. Un'idea falsa e sciocca, che nasce dalla concezione politicizzata che in Italia abbiamo delle istituzioni.
Faccio un esempio. Nel mio paese, cinquemila anime, Forza Italia è al 55% e la CDL al 75. Oggi e domani i miei compaesani scelgono tra due Forzisti candidati alla carica di Sindaco. Ma le differenze tra i due sono di tale portata che parlare di destra o di sinistra diventa ridicolo. Giacomo XX e Gianfrancesco YY sono due azzurri sfegatati, ma uno è un giovane simpatico e in gamba, l'altro, con tutto il rispetto, un mezzo pazzo. Eppure, alle riunioni di partito me li ritrovo entrambi, e con essi le fazioni che li supportano.
Chiaro che nelle metropoli quali Milano, Roma, Napoli, eccetera, le cose funzionano in modo diverso. Lì la politica nazionale ficca il naso a fondo e il clima è ben diverso. Ma anche su questo punto avrei qualcosa da obiettare. Gabriele Albertini e Giorgio Guazzaloca vincono pure coi voti di coloro che alla Camera mai manderebbero un polista. Perchè? Perchè propongono un programma che di politico ha poco e di concreto ha tanto.
Nelle realtà "intermedie", se così vogliamo chiamare i comuni che stanno tra i cinquanta e trecentomila abitanti, il meccanismo funziona più o meno così.
Caricare l'elezione di questo o quello di grande significato politico è spesso ridicolo. La gente conosce chi deve votare prima di tutto per la vita e la mentalità del candidato. Le idee politiche, a meno che non si parli di Rauti o di Casarini, vengono quasi sempre dopo.
E allora viviamole con un po' meno di ansia, queste elezioni.
Vedo una POL che si interroga, si preoccupa, fa previsioni, incrocia le dita. Una POL che vive in funzione delle patacche-simbolo dei partiti. Liberiamoci dalla morsa angosciante di Berlusconi, Fassino, Fini e Bertinotti e auguriamoci soltanto che gli Italiani votino chi è più in gamba e sa meglio amministrare le nostre belle città. I giochetti, gli "abbiamo vinto noi", le interpretazioni contorte, lasciamoli ai nostri garruli politici.
C&C
Franci




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