Riporto una intervista di oggi del segretario del PPE , lo sagnolo Lopez , che definisce la Lega " Partito estremista " al pari degli altri analoghi movimenti Europei- Il giudizio non viene da qualcuno che può essere accusato di avere verso il governo Italiano idee ostili , tanto è vero che si Lopez si esprime in maniera molto posditiva verso F.I. e gli altri partiti di governo
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Segretario Lopez, all'ultimo congresso del Ppe, a Berlino, avevate parlato di riscossa nei confronti della socialdemocrazia: da allora, le elezioni vi stanno dando ragione?
«Da quelle italiane dello scorso anno in poi, fino alle più recenti in Portogallo prima e in Olanda poi, i risultati ci sono favorevoli. Per noi è un momento di rilancio in generale, che ci ha portati al governo in diversi Paesi; inoltre, il Ppe è un punto di riferimento essenziale all'interno del Parlamento europeo».
Ma al tempo stesso il voto premia i movimenti estremisti e populisti: come si spiega?
«Guardiamo il quadro nel suo complesso: il centro-destra avanza, mentre si registrano consistenti perdite nel centro-sinistra. Dove vanno a finire questi voti persi dalla socialdemocrazia? Si riversano, con tutta evidenza, in un'area estremista e populista che non è necessariamente di destra».
Però in Francia è stata la destra a riportare un successo inatteso.
«Il caso francese è emblematico: il successo di Le Pen è figlio di Mitterrand, nel senso che è stata la politica socialdemocratica a portare a un esito del genere. Però a me non colpisce tanto il successo dell'estrema destra, quanto il dato delle formazioni trotzkiste: che nel 2002 si possa ancora parlare di trotzkismo, è un fatto gravissimo, che mette a nudo gli errori fatti dalla disastrosa politica della sinistra».
Tornando al quadro generale: non è in realtà un voto dettato in larga misura dalle paure sollevate dalla globalizzazione?
«No, non lo vedrei in questa chiave. Penso che ci sia una fascia di elettorato che sta cercando qualcosa di nuovo, e lo chiede a tutte le forze politiche tradizionali. Nel Ppe, come nei partiti nazionali che ad esso aderiscono, questa istanza è stata colta: c'è stato un rinnovamento che ha riguardato non solo i programmi, ma anche i leader. Nel centro-sinistra, per contro, questo è mancato, e la leadership è rimasta in larga misura la stessa del passato».
Però in Olanda i cristiano-democratici dovranno allearsi con il movimento di Fortuyn, com'è accaduto in Austria con Haider. Questo non rischia di condizionarvi pesantemente?
«L'accordo con Haider a suo tempo ci creò in effetti dei problemi; ma oggi, chi se ne ricorda? In realtà è stato Haider a essere condizionato dalla nostra politica, e a dover assumere atteggiamenti più moderati. Pensiamo di poter fare la stessa cosa in Olanda come altrove: moderare cioè i movimenti estremisti».
Un pronostico sulle elezioni tedesche dell'autunno?
«Sono decisamente ottimista, perché Stoiber è portatore di un messaggio nuovo. E penso anche che non ci saranno risultati significativi di movimenti estremisti: la Csu ha sempre condotto una politica molto attenta al sentimento popolare, e ha saputo contenere i movimenti xenofobi. Non a caso Stoiber è sempre stato durissimo nelle sue prese di posizione contro Haider».
Con queste premesse, come si annunciano le elezioni europee del 2004 per il Ppe?
«Abbiamo studi interni che ci inducono a essere fortemente ottimisti per quella scadenza».
E se al voto parteciperanno anche i Paesi dell'est europeo, in che misura questo influirà sull'esito?
«All'interno del Ppe stiamo valutando il problema dell'ingresso dei nuovi Stati membri, con l'intento di dare vita a un'unione dei partiti di quei Paesi che si riconoscono nella nostra famiglia. All'est ci sono democrazie ancora giovani, e ci sono molti partiti: il nostro sforzo è teso a unificare il più possibile quelli legati da una comune ispirazione; altrimenti, il rischio è quello di una forte dispersione del voto».
Veniamo all'Italia: come valuta il primo anno del governo di centro-destra?
«Da osservatore straniero, vedo in Italia una stabilità e una tranquillità assolutamente inedite. Forza Italia ha avuto il merito di unificare famiglie diverse, compiendo un passo decisivo simile a quello fatto a suo tempo dal Partito popolare in Spagna. L'unificazione è necessaria: è fondamentale e gratificante poter lavorare assieme, rispettando un'unica disciplina, anche se all'interno ciascuno conserva la sua identità di liberale, di conservatore, di democristiano; ma all'interno di un solo partito».
Quindi lei pensa che in prospettiva si debba arrivare in Italia a un partito di centro unico?
«A mio avviso sì. L'unificazione dei tre partiti ex democristiani nell'Udc è un fatto importante e significativo, ma l'obiettivo dev'essere quello di dar vita a un'unica realtà con Forza Italia».
E cosa ne sarà, all'interno del Ppe, per gli ex democristiani che invece in Italia stanno col centro-sinistra?
«Per il momento, il loro posto non si discute: hanno origini democristiane, e noi speriamo di poterli recuperare. Osserviamo con attenzione quanto accade nella politica italiana, e ci auguriamo che da parte loro ci siano dei cambiamenti. Allo stato attuale, comunque, non c'è alcun motivo per sanzioni nei loro confronti».
Come valuta il Ppe un possibile ingresso di Alleanza Nazionale?
«Allo stato, la questione non è attuale. Serve tempo, anche perché devono cambiare diverse cose: c'è l'impegno a verificare con attenzione e con calma il problema».
E che giudizio dà il Ppe della Lega?
«Per noi sta sullo stesso piano degli altri movimenti estremisti presenti in Europa».
Però sta anche nel governo italiano: con quali rischi?
«Non credo proprio che Berlusconi possa essere condizionato da Bossi. In particolare, per quanto riguarda l'Europa il premier italiano sta conducendo una politica molto valida. Ricordo anche che Bossi in Italia pesa molto meno di Haider in Austria».
Il problema principale dell'Europa è l'immigrazione: qual è la ricetta del Ppe?
«La questione va affrontata, non evitata, dando risposte concrete alle preoccupazioni della gente. La mia idea personale è che dopo il prossimo congresso del Ppe in ottobre a Estoril, sia necessario costituire un gruppo di lavoro coinvolgendo non solo i politici ma anche gli intellettuali e le forze sociali. In ogni caso, per il Ppe è necessario controllare l'immigrazione illegale, e dare vita a politiche di aiuto nei confronti dei Paesi sottosviluppati. Siamo per un'immigrazione preparata, capace di garantire l'integrazione. Ricordo che una delle cause principali del successo di Aznar in Spagna è stata la linea del controllo intelligente dell'immigrazione, tenendo presengte che quella illegale ha dietro di sè gruppi mafiosi, che si arricchisocno grazie ad essa».
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Ne possiamo concludere che oggi se la Lega è accettata ( o sopportata ) dai movimenti democratici Europei e grazie ( o per colpa ) di Berlusconi . Altrimenti , come è giusto , sarebbe emarginata -
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