(ASCA) - Roma, 4 set - La recessione si avvia al termine per lasciare il passo a una ripresa graduale ma l'incertezza rimane elevata e la strada per tornare a tassi di sviluppo pre-crisi e' irta di ostacoli. Questo scenario e' ormai largamente condiviso da economisti e istituzioni internazionali anche se con accenti diversi. Se il Fmi ripete che la ripresa e' alle porte e invita i governi a mantenere i programmi di sostegno all'economia, se anche la Bce indica la possibilita' che la crescita potrebbe materializzarsi gia' nella prima meta' del 2010, dal workshop Ambrosetti a Cernobbio, l'economista Nouriel Roubini lancia un nuovo allarme. C'e' il forte rischio - ha detto - che governi e banche centrali sbaglino la 'exit strategy' dalla crisi e inneschino ''una bomba ad orologeria'' fatta di giganteschi deficit e di inflazione o di mettere le premesse di una nuova recessione. Dopo aver previsto in modo puntuale la piu' grave crisi economica dai tempi della Grande Depressione, il professore della New York University indossa di nuovo i vestiti della Cassandra sulle modalita' di uscita dalla crisi. ''Sara' molto difficile non fare errori e riuscire a mettere in atto la giusta exit strategy. Gli Usa potrebbero sbagliare a fermare i sostegni all'economia troppo presto e far tornare la recessione mentre dall'altra parte c'e' il rischio di mantenere giganteschi deficit per troppo tempo che porterebbero a gravi problemi di inflazione''.
Come tutti gli economisti, anche Roubini in passato ha sbandierato previsioni che si sono dimostrate profondamente errate, come quella del 2005 quando prediceva l'imminente collasso della Cina a causa dell'accumulo di gigantesche riserve valutarie.
Ma Roubini e' stato l'unico a smentire l'ex presidente della Fed, Alan Greenspan, che ancora tre anni fa non prendeva sul serio le preoccupazioni sulla bolla immobiliare negli Stati Uniti e riteneva che le banche godessero di ottima salute, come mai in passato. Roubini invece sosteneva che i valori immobiliari avevano raggiunto livelli assolutamente ingiustificabili e l'esplosione della bolla avrebbe portato il sistema finanziario al collasso. Quando scoppio' la crisi dei subprime la previsione prevalente era che le banche avrebbero perso alcune centinaia di miliardi di dollari e invece Roubini sparo' che la perdita avrebbe superato i 2 mila miliardi di dollari sostenendo che i subprime erano solo la punta dell'iceberg, tanto che ora lo stesso Fmi, in una corso al crescente pessimismo, stima una perdita globale di quasi 3 mila miliardi di dollari.
E tornando ad oggi, Roubini guida il partito che non crede che la crisi stia terminando. ''Chi parla di segnali di ripresa e di crisi superata dimostra che non abbiamo imparato la lezione'', ha detto. ''Abbiamo vissuto in una bolla in cui tutti credevano che quella situazione insostenibile potesse continuare'' e ''quando abbiamo socializzato le perdite delle societa' private gonfiando a dismisura i deficit abbiamo innescato una vera e propria bomba ad orologeria''.
Le tesi di Roubini in qualche modo sono condivise dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che due settimane fa al forum di Jacksonville aveva invitato a non coltivare illusioni. ''Ci attendono tempi difficili'' e per essere ancor piu' chiaro il numero uno dell'Eurotower guarda con preoccupazione al fatto che molta gente pensa che i mercati stiano tornando alla normalita'.
Anche Trichet osserva con preoccupazione l'esplosione del eficit pubblico nelle economie avanzate per fronteggiare la crisi. ''le finanze pubbliche in molti paesi potrebbero non essere nelle condizioni di affrontare un'altra fase di sostegno straordinario ai mercati e alle imprese finanziarie''. Il nobel per l'economia Stieglitz prevede un andamento a W per l'economia globale. Dopo una profonda caduta dell'attivita' ci avviamo a una fase di lenta ripresa che potrebbe essere seguita da una nuova recessione. Non e' un percorso inevitabile ma molto probabile. Con deficit pubblici in impennata un nuovo giro di interventi a sostengo sarebbe dunque problematico. Lo stesso Fmi stima che il rapporto deficit/pil per gli Stati Uniti e l'area euro superera' il 5% e nel 2014 i programmi di sostegno e l'invecchiamento demografico potrebbero portare a un debito pubblico per l'economie avanzate pari al 140% del pil.
Previsioni da Cassandra. Ma come ha ricordato il nobel per l'economia Paul Krugman la gente dimentica le previsioni delle cassandre fino a quando non si avverano.
did/mcc/bra
CRISI ROUBINI ESPLOSIONE DEFICIT PUBBLICI E BOMBA AD OROLOGERIA - Agenzia di stampa Asca




Rispondi Citando
hefico:

