da Palermo Alessandra Turrisi
Una porta ritagliata come una sagoma, un’altra sfondata con un calcio, arredi e parametri sacri sparpagliati sul pavimento. Un raid vandalico notturno ha devastato l’interno della chiesa di San Gaetano a Palermo, retta fino al 1993 da don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia. Ieri mattina la sacrestia della parrocchia di Brancaccio sembrava un campo di battaglia, ma dagli scaffali non mancava neppure un oggetto di valore. Nessuna intenzione di rubare, solo un atto dimostrativo contro una comunità ecclesiale che cerca di educare il quartiere alla legalità. «Un’offesa fatta alla Chiesa, alla comunità cristiana, a padre Pino Puglisi – afferma con amarezza il parroco don Mario Golesano –. I vandali hanno voluto scrivere con i loro atteggiamenti distruttivi la prepotenza e l’intimidazione propria di chi vive nell’illegalità». «Amarezza e sconcerto» sono stati espressi anche dal cardinale di Palermo, Salvatore De Giorgi, preoccupato «per il succedersi troppo ravvicinato di episodi che fanno temere per la sicurezza dei luoghi sacri e soprattutto delle persone». Ma l’indignazione non lascia spazio alla disperazione: «Noi continueremo il nostro lavoro con lo stile del "se ognuno fa qualcosa" di don Puglisi e con il sostegno di quanti hanno voluto manifestarci la loro solidarietà». I parrocchiani e il sacrestano si sono accorti per primi del caos all’interno della chiesa e hanno avvertito i carabinieri. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi di un atto intimidatorio, organizzato dalle cosche locali. La presenza mafiosa, infatti, è ancora molto forte nel quartiere, dove appena una settimana fa le forze dell’ordine hanno smantellato un’organizzazione dedita al racket delle estorsioni. E Antonino Di Liberto, vicepresidente del centro di accoglienza "Padre Nostro", fondato da don Puglisi, avanza un’ipotesi: «Forse sta cominciando a dare fastidio il nostro interesse per i magazzini abbandonati di via Azolino Hazon. Locali per i quali lottava già don Puglisi». Il riferimento è ad alcuni scantinati sotto amministrazione fallimentare, che il Comune di Palermo, su richiesta dell’associazione "Padre Nostro", potrebbe acquistare per realizzare un centro sociale. Attualmente si tratta di magazzini senza nessun controllo, in mano a chiunque voglia usarli per affari illeciti. Ma l’episodio inquietante ha sollecitato la dura condanna di politici e amministratori, proprio come era avvenuto due settimane fa nei confronti del centro di don Turturro, nel mirino dei vandali. Il sindaco Cammarata si è impegnato a «riparare i danni: non intendiamo subire pressioni o ricatti». Ed è intervenuto anche il presidente dell’Antimafia, Centaro: «Questo episodio dimostra come sia importante la funzione della Chiesa, della scuola, del volontariato nella lotta alla criminalità».
tratto da "Avvenire"




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