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Discussione: Il pericolo islamico!!

  1. #11
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    No vedo che non mi hai ancora capito o fai finta di non capire, io sono soltanto in difesa dei nostri valori tradizionali e della nostra identità nazionale, che se continua di questo passo l'invasione allogena, noi sicuramente perderemo.
    Dillo chiaro e tondo che sei a favore della società multirazziale, multietnca e multireligiosa! Altro che contro ogni immigrazione.
    Affidati pure agli islamici per combattere il liberalcapitalismo...

  2. #12
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    Vedo - al contrario - che sei tu che fai finta di non capire.
    Dire mi stanno sul cazzo sia gli islamici che gli ebrei non vuol dire difendere la propria identità, ma colpire un popolo in particolare.
    Un popolo che chiunque abbia un minimo di visione geopolitica capisce che è uno dei pochi fronti di resistenza all'american way of life.
    Detto questo è chiaro che bisogna essere contro ogni tipo di immigrazione sradicatoria(nostra e loro)ma e detto per inciso...io penso che la nostra identità l'abbiamo persa da un pezzo...basta guardarsi in giro circondati di McDonald e Blockbuster non solo per le moschee...ma a voi della fiamma queste cose evidentemente non interessano più, se mai sono interessate(basta leggersi la storia dei dirigenti del Msi)
    Sinistra Nazionale!

  3. #13
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    In un’intervista di qualche mese fa Adel Smith aveva annunciato la costituzione di un partito islamico (cosa di fatto avvenuta!) che avrebbe imposto in Italia le regole di vita musulmane. Aveva inoltre dichiarato: “Noi non crediamo nella democrazia, perché l’islam non è democrazia. È teocrazia, è un tutto unico: fede e politica. Costantinopoli è stata conquistata, ma prima della fine del tempo del giudizio anche Roma sarà conquistata dall’islam”.

    Ci sono circa 250 centri islamici in Italia!!!
    (http://www.islam-ucoii.it/centri.htm)


  4. #14
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    ISLAM: ADEL SMITH CACCIATO DALLA MOSCHEA DI ROMA - UN TESTIMONE, CHE SEI VENUTO A FARE? MEGLIO CHE TE NE VAI!

    Roma, 9 nov. - (Adnkronos) - Adel Smith è stato cacciato senza troppi complimenti stamane dalla moschea di Roma, dove era andato a vendere i suoi libri contro il Cristianesimo e la Chiesa cattolica. L'episodio, avvenuto intorno alle 10.30 e reso noto da alcuni testimoni, è stato confermato dai vertici della Lega Musulmana Mondiale che ha sede nella moschea. Unanime condanna è stata espressa dalla comunità islamica nei giorni scorsi per le offese espresse da Smith contro il Cristianesimo durante un'infuocata puntata di "Porta a Porta".

    "Si è presentato con il suo banchetto di libri intorno alle 10.30" racconta O.H., di nazionalità araba, che chiede l'anonimato. "Era venuto altre volte, anche in passato, ma noi stavolta non abbiamo avuto dubbi: appena l'abbiamo visto tirare fuori i suoi soliti libri, contro il Crocifisso, la Chiesa e il Vaticano, gli abbiamo detto subito di andarsene. 'Se vuoi, gli ho detto, vai a pregare in moschea. Altrimenti è meglio che te ne vai: noi qua non ti vogliamo e poi questi tuoi libri non ci interessano'".

    "Eravamo - dice ancora - una quindicina: lui era venuto al mattino per avere più gente al momento della preghiera delle 12.30 e magari farsi intervistare, perché qui il venerdì è pieno di giornalisti. Ma tutti quanti gli abbiamo detto che non era proprio il caso dopo quello che ha fatto l'altra sera da Vespa. Smith non ha neanche ribattuto: ha ripiegato il banchetto e si è allontanato. Ma siete voi giornalisti che date importanza a questa gente: per noi non ha mai rappresentato nessuno se non se stesso che date importanza a questa gente; per noi non ha mai rappresentato nessuno se non se stesso e il suo segretario".

    (Mbr/Zn/Adnkronos)
    09-NOV-01 17:43



    PALESTINA LIBERA!


  5. #15
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    Rispondo a Rodolfo per fare un minimo di chiarezza....

    Innanzitutto non ti permetto di falsificare in questa maniera le mie affermazioni, in quanto io ho evidenziato il problema di un futuro pericolo islamico e non ho mai detto di essere amico dei sionisti, anzi ho detto tante volte che esiste anche un pericolo sionista ......

    inoltre, tu credi veramente che per battere il liberalcapitalismo dovremmo affidarci ai terroristi islamici, tu credi veramente che per battere il pericolo sionista-mondialista-americano sia utile allearci con l'altro nemico cioè l'islam e quindi magari finire sotto una dittatura teocratica islamica????? se credi questo allora sarai d'accordo con la costruzione di moschee sul nostro territorio, sarai d'accordo con l'entrata nel nostro paese di immigrati islamici che sputano sulla nostra cultura e sulla nostra religione!

    io non sono contro l'immigrazione islamica ma contro tutta l'immigrazione allogena! ho solo evidenziato che quella più pericolosa è islamica! ho qualche dubbio, però, sul fatto che voi abbiate le mie stesse idee in materia di immigrazione

    ti ricordo che a milano c'è un partito islamico, iscriviti, li ti troverai bene.....




    saluti neofascisti, anti-islamici, anti-sionisti!

  6. #16
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    Allora:

    a) una cosa è il problema interno dove, essendo contrario ad OGNI immigrazione sul nostro territorio sono contrario alla penetrazione islamica. Ma altro discorso è sul piano estero ove nostri alleati naturali sono(o meglio dovrebbero essere)i popoli che si oppongono realmente all'imperialismo yankee e sionista e quindi : l'Iraq, la repubblica rivoluzionaria dell'Iran ecc...

    a meno che si parli tanto di rivoluzione ma poi quando si devono fare atti concreti l'animo borghese rispunta fuori e non sarebbe una novità come quando il nazionalrivoluzionario(!) Rauti pianse per 40 giorni di carcere perchè a casa aveva moglie e figli....

    b) il problema culturale è uno quello religioso un altro e quindi se io difendo la mia cultura, il problema religioso è assolutamente personale ed individuale ....d'altronde io a difendere la religione cattolica non ci sto che d'altronde è assolutamente estranea alla cultura indo-europea.

    SALUTI ANTISIONISTI ED ANTIAMERICANI

    INTIFADA OGGI E SEMPRE!
    Sinistra Nazionale!

  7. #17
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    chiariamo!
    Appoggio totale per quanto mi riguarda alle lotte antigiudaiche,antiamericane dell'islam nelle loro terre(palestina,kurdistan,e via dicendo).
    Opposizione totale all'immigrazione,non vuol dire essere razzisti,l'immigrazione e' dannosa sia per gli europei,che per gli arabi asiatici e africani,cmq e' un discorso delicato che andrebbe affrontato meglio,bisogna approfondirlo.
    Cmq non vi pare strano che tutte le organizzazione antiislam(sega nord,an,certi circoli pseudo cattolici tipo alleanza cattolica)siano TUTTI FILOISRAELIANI?
    camerati OKKIO agli INFILTRATI SERVI DI SION!

  8. #18
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    Originally posted by I'm Hate
    chiariamo!
    Appoggio totale per quanto mi riguarda alle lotte antigiudaiche,antiamericane dell'islam nelle loro terre(palestina,kurdistan,e via dicendo).
    Opposizione totale all'immigrazione,non vuol dire essere razzisti,l'immigrazione e' dannosa sia per gli europei,che per gli arabi asiatici e africani,cmq e' un discorso delicato che andrebbe affrontato meglio,bisogna approfondirlo.
    Cmq non vi pare strano che tutte le organizzazione antiislam(sega nord,an,certi circoli pseudo cattolici tipo alleanza cattolica)siano TUTTI FILOISRAELIANI?
    camerati OKKIO agli INFILTRATI SERVI DI SION!
    Completamente d'accordo...è quello che ho cercato di dire...ma evidentemente certi non capiscono o fanno finta di non capire.

    Saluti
    Sinistra Nazionale!

  9. #19
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    Se ci accontentassimo degli schemi preconcetti condizionati dalle dicotomie assurte nel secondo dopoguerra a valore di dogma - destra/sinistra, razzismo/antirazzismo, colonialismo/terzomondismo eccetera - faticheremmo davvero non poco a darci ragione di un complesso rapporto, tra luci ed ombre, spesso contraddittorio, talvolta entusiasta e sincero, che vide protagonisti personaggi e situazioni che animarono una tempèrie per la quale, col senno di poi, è stata coniata da storici forse più interessati a fornire materiale utile alla cronaca mediorientale che al servizio della Verità, l'ingenerosa espressione di "filofascismo arabo". Indubbiamente, sia la parte fascista che quella arabo-musulmana - da considerare nella loro complessità e da non ridurre quindi a blocchi monolitici - perseguivano obiettivi di fondo differenti, ma è sulla via del loro raggiungimento che si trovarono a percorrere in compagnia alcuni tratti di strada.

    Se le delusioni generate dai diktat della Conferenza della pace di Versailles (19 gennaio-28 giugno 1919) egemonizzata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia - che per l'Italia si tradussero nello smacco della cosiddetta "vittoria mutilata" e per il mondo arabo-islamico sancirono il tradimento delle aspirazioni all'indipendenza all'insegna dell'arabismo e dell'Islàm - avevano già creato un primo terreno d'incontro tra due realtà emergenti, fino a tutti gli anni Venti la politica estera del fascismo è estremamente prudente, ma è a partire dai primi anni del decennio successivo e specialmente dopo la guerra d'Etiopia del 1935-36 (presentata ai musulmani come un riscatto dalle vessazioni perpetrate ai loro danni dal Negus) che una strategia mediterranea apertamente filo-islamica e perciò anti-francese e anti-inglese (non si dimentichi che all'epoca sia il Maghreb che il Mashreq arabi erano, secondo modalità differenti, sotto il controllo anglo-francese) viene adottata con sempre maggiore audacia: si dà un maggior impulso agli studi arabi e d'islamologia, s'intensificano le iniziative di penetrazione culturale e ideologica (la Fiera del Levante dal 1930, i Convegni a Roma degli studenti asiatici del 1933 e del 1934, le pubblicazioni bilingue italiano-arabo come Italia Musulmana, Mondo Arabo e L'Avvenire Arabo, le trasmissioni in lingua araba di Radio Bari dal 1934) e si diffondono movimenti ed organizzazioni arabe,

    " L'Avvenire arabo " giornale di propaganda fascista


    soprattutto giovanili, fra cui ricordiamo il Partito Giovane Egitto (Hizb Misr al-Fatâ) di Ahmad Husayn e le Falangi Libanesi (al-Katâ'ib al-Lubnâniyya) di Pierre Jumayyûl tra i primi, le Camicie Verdi (al-Qumsân al-Khadrâ') e Le Camicie Azzurre (al-Qumsân az-Zarqâ'), entrambe egiziane, nonché varie associazioni scoutistiche (al-Jawwâla), tra le seconde, che guardano, magari confusamente, al fascismo come modello. In altri casi, invece, il motivo ispiratore era costituito dal nazionalsocialismo: citiamo il Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb al-Qawmî as-Sûrî al-Ijtimâ'î) di Antwân Sa'âda, le Camicie di Ferro (al-Qumsân al-Hadîdiyya) a Damasco e ad Aleppo, l'irachena al-Futuwwa, la cui etica traeva origine da quella degli ordini cavallereschi del medioevo islamico. Ma è con gli ambienti delle corti delle entità statali allora indipendenti (spesso solo formalmente) e non con fazioni minoritarie ed estremiste che il fascismo, realisticamente, preferisce intessere relazioni che in special modo sul piano commerciale determinano posizioni di tutto rispetto: lo Yemen dell'imâm Yahyà è un protettorato italiano di fatto (il Trattato d'amicizia e di relazioni economiche del 1926 è rinnovato nel 1937) e buoni rapporti vengono stabiliti sia con Re Fu'âd d'Egitto che con il sovrano dell'Iraq Faysal Ibn Husayn, mentre a riprova dell'importanza degli apporti sanitario e tecnico-scientifico italiani nel mondo arabo basti rammentare la missione medica permanente presso l'imâm dello Yemen, l'Ospedale Italiano di 'Ammân, l'ambulatorio di Jedda e l'assistenza aeronautica fornita ad Ibn Sa'ûd per tutti gli anni Trenta.

    Sul finire del decennio e con la guerra poi - quando a tutte queste ottime relazioni gli Alleati impongono ricatti e pressioni - il filo-islamismo del regime mussoliniano, fin lì improntato ad una buona dose di pragmatismo, si fa, per così dire, ideologico (il fascismo come "Islàm del XX secolo" è uno degli slogans coniati in quel clima), ma è solo in sporadiche occasioni (ad esempio la fallita rivoluzione irachena di Rashîd 'Âlî Al-Gaylânî e degli ufficiali del "Quadrato d'Oro" appoggiata dall'Asse nell'aprile-maggio 1941) e comunque con scarsa convinzione, che il fascismo e alcuni settori del mondo arabo-musulmano desiderosi di liberarsi dal controllo franco-inglese riescono ad intraprendere iniziative di un certo rilievo. Tra gli interlocutori arabi di spicco che privilegiarono l'alleanza (più pragmatica che ideologica) tra il fascismo e l'Islàm - mal riponendo tra l'altro le loro speranze in un altrettanto netto rifiuto dell'entità sionista che lentamente ma inesorabilmente andava costituendosi in Palestina - ricordiamo innanzitutto il Gran muftî di Gerusalemme Hâjj Amîn al-Husaynî (1893-1974), fautore di un'impostazione arabo-islamica - e non strettamente nazionale - della lotta di liberazione del Dâr al-Islàm dalle ingerenze straniere, l'emiro druso Shakîb Arslân (1869-1946), uno dei principali esponenti della corrente riformista della salafiyya che a Ginevra dirigeva La Nation Arabe, Muhammad Iqbâl (1877-1938), il padre spirituale del Pakistan, che ebbe parole d'elogio per l'apertura nei confronti dell'Asia suggellata dal Duce con il discorso del 18 marzo 1934 sull'espansione pacifica dell'Italia in Oriente.

    Sbaglierebbe poi chi - astraendo dal contesto storico di questa vicenda - individuasse nell'antisemitismo il collante di queste pur vaghe simpatie reciproche: esso non è mai stato proprio né di arabi né di musulmani e per il fascismo, fu il tardivo, minoritario e strumentale frutto dell'alleanza politica con la Germania hitleriana, mentre è spesso taciuto l'atteggiamento ostile che già dal '36 le principali organizzazioni ebraiche dimostrarono nei confronti dell'Italia fascista ed è altresì da ricordare che le comunità ebraiche tradizionalmente residenti in Palestina convivevano pacificamente da tempo immemorabile sia con la maggioranza araba musulmana che con la minoranza araba cristiana.

    Che si trattasse di un filo-islamismo ondivago e contraddittorio lo dimostra inoltre la "politica islamica" perseguita dal fascismo in Libia, dove i nodi di quella che spesso appare una strategia volta più che altro a contrastare l'egemonia franco-inglese nel Mediterraneo e a gestire le popolazioni musulmane delle colonie (Libia, Eritrea, Dodecaneso, poi Etiopia e infine Albania) vengono al pettine. Qui l'Islàm è sì incoraggiato - fino al punto da rendere difficile la vita a chi scorse l'occasione di una nuova evangelizzazione dell'Africa del Nord - con iniziative volte al sostegno della vita religiosa locale (restauri e costruzioni di moschee e di scuole coraniche, assistenza per i pellegrini alla Mecca, apertura della Scuola Superiore di Cultura Islamica a Tripoli), ma è soprattutto uno strumento d'ordine, progressivamente costretto alla sfera privata in ottemperanza a quel "date a Cesare" che poco si adatta all'intima essenza dell'Islàm. Anche il fascismo quindi - tra i cui elementi costitutivi è da annoverarsi l'avversione a molti dei principi dell'Illuminismo e ad un certo "progressismo" - in Colonia finì per appiattirsi nella riproduzione della retorica del progresso (dello "sviluppo" diremmo oggi) allestendo la versione in camicia nera della "missione di civiltà", compreso l'imprescindibile bagaglio di "buone intenzioni" insito in ogni impresa d'oltremare. Il viaggio di Mussolini in Libia nel marzo 1937 - un "premio" per un popolo che con i contingenti di ascari aveva dato un contribuito fondamentale alla conquista dell'Impero -, culminato con la consegna al Duce della "spada dell'Islàm", aprì in realtà una nuova e più massiccia fase d'insediamento di coloni italiani sulla "Quarta sponda" ("i Ventimila" del 1938), evento che non poteva non preoccupare i fautori dell'integrità etnica e culturale della Patria araba (al-watan al-'arabî), in primis i contigui nazionalisti tunisini del Neo-Dustûr di Habîb Burghîba, saltuariamente accostatisi al fascismo.

    Un giudizio complessivo quindi, deve rilevare che l'azione filo-musulmana del fascismo (o "filo-araba", quando l'elemento "razza" cominciò a pesare di più in seguito all'avvicinamento alla Germania) si risolse soprattutto in un'attività di propaganda e di disturbo (persino l'insurrezione palestinese del 1937-39 non venne sostenuta con particolare entusiasmo) volta ad accaparrarsi la simpatia delle popolazioni musulmane del Mediterraneo, centro di gravità del "rinnovato Impero di Roma", le quali tuttavia - deluse da chi si era mangiato tutte le promesse fatte a suo tempo - scorsero in questi proclami la possibilità di riuscire a condurre a buon fine la lotta di liberazione anticoloniale, poi proseguita nel secondo dopoguerra dai campioni dei panarabismo (Jamâl 'abdel-Nâser ed i suoi epigoni), tacciati di volta in volta - non a caso - dalla propaganda dei loro avversari di "fascismo", se non addirittura additati a nuovi "Hitler".

    Ad ogni modo, leggendo i non pochi scritti editi nell'Italia tra le due guerre mondiali nel clima della ricerca di un'"intesa con l'Islàm", si può evincere quanto i toni della polemica (che è bene che ci sia, per carità) sull'odierna presenza islamica in Italia e i timori instillati da chi ha interesse ad agitare ad ogni piè sospinto lo spauracchio dell'"integralismo islamico" siano lontani dall'impostazione data all'epoca alla delicata e fondamentale questione dei rapporti tra l'Italia (e l'Europa quindi) e l'Islàm, tra l'Occidente e l'Oriente.

    Per approfondimenti:

    Enrico Galoppini, Il fascismo e l'Islàm, Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2001.
    pp. 166, £. 24.000.
    Viale Osacca, 13 - 43100 Parma -
    Tel./ fax: 0521 290880;
    E-Mail: insegnadelveltro@libero.it



    حشمثسفهىش مهلاثقش
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  10. #20
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    su, non litigate... Mi pare chiaro che qui nessuno voglia immigrati in Italia, islamici o non islamici (anzi, io sono + contrario ai non islamici, che rappresentano un pericolo maggiore di assimilazione). Molti inoltre vedono giustamente nell'Islam una delle forze principali contro la globalizzazione masso-capitalista. In sintesi: solidarietà con i mussulmani nel mondo ma non con gli IMMIGRATI mussulmani in Europa.

    È un modo di vedere le cose ben diverso da quello di certi leghisti che puntano il dito contro l'Islam proprio in quanto cultura nemica dell'Occidente.

    saluti

 

 
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