Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Persecuzione...

  1. #1
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    Predefinito Persecuzione...

    ...…giudiziaria?

    Le sezioni Unite della Corte suprema di Cassazione hanno rilasciato il certificato che bolla la magistratura di Milano di persecuzione giudiziaria dal 1994, epoca cui risale il famigerato avviso di garanzia, fino alla data odierna nei confronti di tutte le persone coinvolte dalla miriade di processi che si sono imbastiti con le note tecniche della proliferazione continua.
    La trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale presuppone, infatti, che sia stata accertata in fatto la esistenza degli elementi concreti della legittima suspicione, accertamento di merito eccezionalmente attribuito dall’ordinamento alla Cassazione. Sarebbe stata, peraltro, sufficiente una interpretazione costituzionale dell’art. 45 c.p.p., perché la istanza di remissione venisse correttamente accolta. E’ tuttavia comprensibile la cautela della Corte Suprema, stante la obbiettiva differenza terminologica tra l’art. 45 c.p.p. e il punto 17 della legge delega, anche se la corrente interpretazione dottrinale e la storia dell’istituto della remissione hanno sempre effettuato il collegamento, appunto con la legittima suspicione.
    Spiace soltanto dover osservare che tante vittime della persecuzione giudiziaria milanese non abbiano potuto, perché deboli o perché mal difese, far sentire la loro voce subendo invece gravissime conseguenze di aberranti iniziative giudiziarie talvolta drammaticamente conclusesi con il suicidio.
    E’ molto importante che la Corte Suprema di Cassazione, nel consentire di voltare pagina nella storia giudiziaria gravata di anni oscuri e di ipoteche giustizialiste, abbia fermato la mano dei giudici milanesi ai quali, pur nella possibilità di continuare i processi che per eleganza dovrebbero comunque avere il buon senso di sospendere, è impedito di emettere sentenza nei processi interessati dalla decisione della stessa Corte Suprema.
    Questa decisione restituisce la magistratura ordinaria alla fiducia che proprio gli imputati così tartassati avevano in essa comunque dimostrato chiedendo di essere giudicati semplicemente da giudici diversi da quelli di Milano, finalmente macchiati da un irretrattabile isolamento.
    Le vicende dei mesi scorsi, dal giudice Brambilla rincollato prontamente alla sedia di componente al latere del Collegio, allo schiaffo riservato alle decisioni della Corte Costituzionale che aveva dichiarato la nullità di tutti gli atti dei processi, per finire con le sconvolgenti scoperte legate alle dichiarazioni della teste “Omega” e alla vicenda del “Bar Mandara”, dalle quali non possono non discendere conseguenze penali per chi delle inchieste dovesse avere fatto fertile terreno di illiceità, avevano svergognato una scoperta manovra di accertamento contro imputati, e la Cassazione, come del resto affermato dallo stesso Procuratore generale, ha provveduto a rimettere le cose a posto.

    Per parafrasare Borrelli, dico ai magistrati di Milano: “Si vergognino! Si vergognino! Si vergognino!”.

    Carlo Taormina
    Ordinario Procedura Penale
    Università di Roma

    da Il Giornale di venerdì 31 maggio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Grazie di esistere, Mustang... la scandalosa persecuzione di Berlusconi da parte della magistratura rossa costituisce uno degli olocausti del ventesimo secolo.

  3. #3
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    Predefinito Quella notte...

    ....…Andrea Ceccarelli, vicesovrintendente della Polizia di Stato, stava dormendo sulla nave turca che ospitava i poliziotti durante il G8 di Genova.
    La stessa notte l’agente scelto S.M. sudava nel letto dell’ospedale S. Martino tutto rosso per la febbre e l’orticaria causata dai lacrimogeni respirati durante gli scontri il giorno precedente.

    Peccato, perché il 6 maggio, dieci mesi circa dopo i fatti accaduti, i magistrati genovesi hanno spedito anche a loro l’avviso di garanzia, assieme con altri 46 destinati ai colleghi del Settimo nucleo (corpo speciale), perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminale, cagionavano lesioni personali varie anche gravi a persone presenti nel predetto edificio”.
    Ma Andrea e S.M. in quell’edificio non sono mai entrati. “E’ la dimostrazione”, spiega l’avvocato dei due, Piero Porcini, “ di come la magistratura colpisca la polizia pregiudizialmente , senza preoccuparsi di individuare le singole responsabilità. E’ chiara l’intenzione di distruggere un nucleo costituito per fronteggiare le violenze di piazza”.
    Ceccarelli dichiara:”I magistrati non mi hanno mai interrogato. Sono un ufficiale di polizia giudiziaria, se i pm mi avessero chiesto conto dell’attività svolta a Genova, avrei potuto chiarire con una annotazione”. Si aspettava comunque di essere interrogato come persona informata dei fatti:”Avrei spiegato ogni cosa. Non era necessario indagarmi”.
    La stessa cosa, forse più paradossale, per S.M.. Il medico di guardia, Fiorella Altomonte, lo aveva ricoverato per una “importante reazione orticarioide diffusa a tutte le superfici esposte con rialzo di febbre”. Prognosi: cinque giorni.

    Sempre più alta sale la “nostra” fiducia nei confronti della magistratura, e della “organizzazione autonoma” che ha il compito di “controllarla”. Controllarla?

    liberamente da Panorama

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Processo al...

    …rogo di Bari, dove 11 anni ha bruciò il teatro Petruzzelli: ci hanno messo due anni per arrestare il presunto colpevole, il gestore Ferdinando Pinto; due anni per rinviarlo a giudizio; due anni per processarlo e condannarlo in primo grado; due anni per arrivare al processo d’Appello, durato tre mesi, e alla seconda condanna; un anno per la sentenza della Cassazione che, la scorsa settimana, ha annullato tutto. Motivazione semplicissima: le prove non reggono.

    Agli atti del processo vi è una cassetta videoregistrata da un capitano dei carabinieri, per documentare un interrogatorio: si vedono due uomini con il camice bianco, che sembrano medici ma che poi risultano essere i due pm dell’inchiesta, chini al capezzale di un moribondo agonizzante all’ultimo stadio dell’aids, che dalla cartella clinica risulta essere “già entrato in stato confusionale legato all’infezione in ambito cerebrale grave definito dementia complex”. I due in camice da dottore lo incalzano, lo forzano, lo blandiscono e lo minacciano, nel tentativo di strappargli una frase, un cenno che accusi il presunto colpevole. Introducono nella stanza del moribondo un carabiniere in divisa e un “informatore” incappucciato” che si getta sul letto, lo abbraccia e raccoglie gli ultimi rantoli, che vengono verbalizzati:” Il malato ha gli occhi chiusi, non risponde, diamo atto che sta mimando, ha sollevato il dito mignolo a confermare che quella persona era magra, anche se non è stato in grado di firmare il verbale…”. Con questo “verbale” i due pm hanno inoltrato al gip, che lo ha firmato, il mandato di cattura per Pinto.

    Un “pentito” dice di aver saputo da un tale in carcere che Pinto si è messo d’accordo con la ‘ndrangheta per bruciare il teatro e che poi quel tale è stato ammazzato nella sua cella perché non parlasse dell’accordo scellerato. Poi si scopre che “quel tale” è morto per attacco di cuore e non è morto ammazzato, e così è scritto nel certificato di morte dove si sostiene che “probabilmente” l’infarto è stato provocato da “una sostanza velenosa ingerita, magari mischiata con cocaina”. Basta riscrivere il certificato di morte.

    Poi ci sono agli atti i verbali “infedeli” (così è scritto), quelli degli interrogatori alle segretarie di Pinto, delle quali viene taciuto ciò che hanno detto e viene fatto dire ciò che non hanno detto.
    E i verbali scomparsi, quelli dei “pentiti” che hanno indicato un’altra pista, e che gli avvocati scoprono dopo la condanna.

    E poi c’è il cartomante, che è l’informatore dei carabinieri infilatosi nel letto del moribondo, che legge dell’incendio e dell’incendiario nelle sue carte ma che al processo, interrogato in aula, confessa:”Non è vero niente, mi sono inventato tutto, era solo un bluff”. E le “informative” dei servizi segreti che spiegano che dietro al rogo e a Pinto c’è una “organizzazione” regionale, ma anche nazionale e forse mondiale, che si definisce “la banca degli incendiari”.

    E c’è, nel processo di primo grado, una gentile signora che fa da giudice a latere e da relatore, ma che a un certo punto si sostituisce ai pm e alla procura e anche alla parte civile, e recita tutte la parti in commedia.

    Al processo d’Appello, son passati già nove anni dal rogo, il procuratore che aveva avviato le indagini è in pensione, il pm che ha interrogato il moribondo, finito sotto inchiesta disciplinare per altri pasticci, per evitare di essere trasferito d’ufficio per incompatibilità, fugge da Bari, il magistrato che ha gestito il pentito ha fatto carriera in politica, si è collocato fuori ruolo, è stato eletto alle elezioni e fa il sottosegretario nel governo D’Alema.
    Per evitare che i nuovi giudici facciano giustizia, violando subito le regole il processo viene affidato non alla sezione alla quale sarebbe destinato, ma ad una sezione che venne subito definita “paterna”: nel senso che il presidente del collegio ha due figli che sono soci di una impresa di proprietà della parte civile (quegli stessi proprietari del teatro bruciato che cercano in tutti i modi di fare di Pinto il capro espiatorio e di mettere la mani sui risarcimenti dello Stato) e il giudice relatore è una signora che ha il marito e un figlio che fanno gli avvocati e assistono a loro volta dinanzi al tribunale amministrativo gli stessi legali della parte civile.

    Conclusione: Pinto, giudicato e condannato in primo grado dai rantoli del moribondo e dal certificato di morte del morto due volte, è stato giudicato e condannato in appello dai suoi accusatori della parte civile.
    E tutti zitti: l’associazione magistrati ha coperto e difeso i giudici chiacchierati, il Csm è rimasto latitante, i governi, quelli della “transizione” e dell’Ulivo, non hanno inviato alcuna ispezione, e tutta la “società civile e politica” di Bari, e i “giornalisti”, tutti zitti.

    liberamente da Panorama art. di Lino Jannuzzi

    Sempre più alta sale la “nostra” fiducia nei confronti della magistratura, e della “organizzazione autonoma” che ha il compito di “controllarla”. Controllarla?

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Cronaca di una udienza...

    Milano: “Ma è vero che il figlio del procuratore capo di Roma Marco Boschi lavorava allì’IRI”. Questa domanda al testimone interrogato in aula è rimasto senza risposta; e non perché il teste non voglia rispondere. Il quesito venne bloccato fal presidente del Tribunale Maria Luisa Ponti su richiesta del pm Ilda Boccassini.
    L’aula è quella del processo Sme-Ariosto. Depone il teste Tommaso Staiti di Cuddia che nel 1986, come deputato del Msi, presentò una denuncia alla procura della Repubblica di Roma in cui affermava che l’intesa per vendere la Sme a Carlo De Benedetti, promossa dall’allora presidente dell’Iri Romano érodi, era “una truffa ai danni dello Stato”. L’indagine aperta non venne mai formalizzata. Prodi e De Benedetti non vennero mai indagati. “Mi impedirono di fare l’inchiesta e allora restrituii gli atti” aveva detto in quest’aula il pm romano Luciano Infelici. Staiti ha raccontato dei suoi incontri con Infelici, con il procuratore aggiunto Volgari, con il capo ufficio Boschi. Tutti i particolari indicati da Staiti fanno parlare di una indagine che non andava fatta.
    La “domanda senza risposta” è partita per capire la mancata formalizzazione dell’inchiesta. “Mi oppongo, la domanda è irrilevante” interviene la Boccassini. Replica l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi: Così viene impedito il nostro diritto alla prova”. Ma il presidente è irremovibile.
    Poi è l’accusa che interroga Staiti:”Scusi, lei è un economista?”. “No”. “E allora a che titolo…?”.
    “Guardsi che io come deputato mi avvalevo dell’attività di un paio di consulenti”, replica il testimone, aggiungendo che per capire il regalo impacchettato per De Benedetti non si doveva essere specializzati in economia. La Boccassini insiste con l’esame di economia al testimone. Ghedini, ironico, commenta: “Ecco le domande rilevanti”.
    La procura mostra ancora una volta di non gradire le domande mirate a chiarire il comportamento di Prodi e De Benedetti, e scoprire le ragioni della inchiesta “insabbiata”.
    Ironia della sorte, secondo una lettera inviata da Staiti al Csm il 25 marzo del 1987, tra i magistrati che fecero pressione su Infelici affinché archiviasse l’indagine c’era anche Renato Squillante, l’ex capo dei gip romani e oggi indagato per corruzione nello stesso processo.
    Sentite l’avvocato Andrea Fares, difensore di Squillante:”A noi questo particolare non risulta, nel senso che qui nessuno ce l’ha mai contestato”.
    E, per finire, sentite anche Giovanni Battista Iudica Cordiglia, uno dei massimi esperti di intercettazioni in Italia, che ricostruendo anche con un filmato la vicenda del “Bar Mandara, dice:”L’audio cassetta agli atti del processo non è autentica, non è l’originale, è stata manomessa.
    Mentre Iudica Cordiglia depone il pm Boccassini lascia l’aula e avvicinandosi ad una amica dice: “Offrimi un caffè, è in corso la sceneggiata”.
    Al solito, come spesso accade nei processi di Mani pulite, il clima è severo e scevro di toni arroganti.
    L’aria giusta che si deve respirare intorno alla magistratura.

 

 

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