...…giudiziaria?
Le sezioni Unite della Corte suprema di Cassazione hanno rilasciato il certificato che bolla la magistratura di Milano di persecuzione giudiziaria dal 1994, epoca cui risale il famigerato avviso di garanzia, fino alla data odierna nei confronti di tutte le persone coinvolte dalla miriade di processi che si sono imbastiti con le note tecniche della proliferazione continua.
La trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale presuppone, infatti, che sia stata accertata in fatto la esistenza degli elementi concreti della legittima suspicione, accertamento di merito eccezionalmente attribuito dall’ordinamento alla Cassazione. Sarebbe stata, peraltro, sufficiente una interpretazione costituzionale dell’art. 45 c.p.p., perché la istanza di remissione venisse correttamente accolta. E’ tuttavia comprensibile la cautela della Corte Suprema, stante la obbiettiva differenza terminologica tra l’art. 45 c.p.p. e il punto 17 della legge delega, anche se la corrente interpretazione dottrinale e la storia dell’istituto della remissione hanno sempre effettuato il collegamento, appunto con la legittima suspicione.
Spiace soltanto dover osservare che tante vittime della persecuzione giudiziaria milanese non abbiano potuto, perché deboli o perché mal difese, far sentire la loro voce subendo invece gravissime conseguenze di aberranti iniziative giudiziarie talvolta drammaticamente conclusesi con il suicidio.
E’ molto importante che la Corte Suprema di Cassazione, nel consentire di voltare pagina nella storia giudiziaria gravata di anni oscuri e di ipoteche giustizialiste, abbia fermato la mano dei giudici milanesi ai quali, pur nella possibilità di continuare i processi che per eleganza dovrebbero comunque avere il buon senso di sospendere, è impedito di emettere sentenza nei processi interessati dalla decisione della stessa Corte Suprema.
Questa decisione restituisce la magistratura ordinaria alla fiducia che proprio gli imputati così tartassati avevano in essa comunque dimostrato chiedendo di essere giudicati semplicemente da giudici diversi da quelli di Milano, finalmente macchiati da un irretrattabile isolamento.
Le vicende dei mesi scorsi, dal giudice Brambilla rincollato prontamente alla sedia di componente al latere del Collegio, allo schiaffo riservato alle decisioni della Corte Costituzionale che aveva dichiarato la nullità di tutti gli atti dei processi, per finire con le sconvolgenti scoperte legate alle dichiarazioni della teste “Omega” e alla vicenda del “Bar Mandara”, dalle quali non possono non discendere conseguenze penali per chi delle inchieste dovesse avere fatto fertile terreno di illiceità, avevano svergognato una scoperta manovra di accertamento contro imputati, e la Cassazione, come del resto affermato dallo stesso Procuratore generale, ha provveduto a rimettere le cose a posto.
Per parafrasare Borrelli, dico ai magistrati di Milano: “Si vergognino! Si vergognino! Si vergognino!”.
Carlo Taormina
Ordinario Procedura Penale
Università di Roma
da Il Giornale di venerdì 31 maggio
saluti




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