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  1. #41
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    Forlì In occasione della ricorrenza del 9 febbraio la sezione AMI “Giordano Bruno”, la Consociazione forlivese del PRI, in collaborazione con il Comitato regionale Emiliano Romagnolo dell’AMI, domenica 9 febbraio hanno organizzato un “Concerto per la festa della Repubblica Romana”: musiche eseguite dalla corale “Europa e libertà”, diretta dal maestro Bruno Belardi. All’incontro sono intervenuti Luigi Savini, Segretario della Consociazione forlivese del PRI, Mari Proli, Presidente della sezione AMI “Giordano Bruno” e Widmer Walbonesi, segretario regionale del PRI.
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    tratto dal sito web del
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  2. #42
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    Ravenna In occasione della ricorrenza del 9 febbraio il PRI e l’AMI di Ravenna, la Cooperativa “Pensiero e azione”, la Società Conservatrice del Capanno Garibaldi, l’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini e i Gruppi repubblicani del Comune e della Provincia di Ravenna l’8 febbraio hanno organizzato un “Concerto per la festa della Repubblica Romana”: musiche eseguite dalla corale “Europa e libertà”. All’incontro sono intervenuti Giannantonio Mingozzi, vicesindaco di Ravenna e Roberto Balzani, vice presidente nazionale dell’AMI.
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    tratto dal sito web del
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  3. #43
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    Cervia (Ra) - Nella ricorrenza del 10 marzo la sezione AMI di Cervia, in collaborazione con la Cooperativa Culturale “A. Saffi” ha organizzato un incontro sul tema “Vecchia e giovane Europa”. Il sogno di Giuseppe Mazzini nei principi della Costituzione europea. Relatori: Giuseppe Pomicetti, dell’AMI di Cervia, Giorgio Liverani, presidente dell’Associazione Memoria e Ricerca, Lamberto Zanetti, segretario regionale del Movimento Federalista Europeo.
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    tratto dal sito web del
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  4. #44
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    FORLI' - In occasione della ricorrenza del 10 marzo (anniversario della morte di Giuseppe Mazzini) la sezione AMI “Giordano Bruno” di Forlì, e il Comitato regionale emiliano-romagnolo dell’AMI hanno organizzato un incontro a Villa Saffi in località San Varano con interventi di: Angelo Morini, Presidente del Comitato regionale dell’AMI; Rino Casadei, segretario della sezione AMI “giordano Bruno”, Davide Boschini, neolaureato, Jennifer Ruffilli, studentessa universitaria. La commemorazione ufficiale è stata svolta da Roberto Balzani, vice presidente nazionale dell’AMI.
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  5. #45
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    Predefinito ... segnalazione di Clara Ermeti ...

    3°"Concorso di Cultura Politica G.Ghidoni"
    Rimini il 9 Maggio 2003


    Gianluca Baratti ,Studente Universitario, ha vinto il primo premio con il tema:

    LA VITTORIA DI MAZZINI

    Nelle parole che Mazzini rivolge a Carlo Battaglini in una lettera del dicembre del 1834 traspare la non insospettabile capacità del “patriota” italiano di individuare e in qualche modo preconizzare i caratteri fondanti dell’Europa politica e civile che deve ancora venire.

    Si tratta di un’Europa comunitaria, in cui ogni popolo riconducibile all’area del Vecchio Continente lascia volontariamente “che si spenga” la propria sovranità esclusiva, abbandona ogni ambizione isolazionista, e s’impegna a ricorrere e a realizzare un obiettivo comune: il progresso dell’Europa; ma non un asettico progresso economico-industriale, bensì un progresso culturale, di valori, di principi fondamentali come “la libertà, l’uguaglianza, l’umanità”. Ma l’auspicio di Mazzini che l’Europa sia protagonista in questo processo è accompagnato (anzi, primeggia nel testo) dalla identificazione di colore che devono farsi apostoli dell’ambizioso progetto mazziniano: i giovani studenti.

    Sono loro che, ancora permeabili alle “passioni individuali” e più esposti alla travolgente ebbrezza scatenata dagli ideali, sono in possesso degli strumenti naturali per attivare un poderoso movimento sociale capace di guidare i popoli europei verso la conquista e l’affermazione dei valori e l’armonizzazione degli interessi comuni.

    Sono i giovani studenti, nella visione mazziniana, grazie alla loro genuina e libera spensieratezza, la loro facile propensione alla tensione spirituale ed intellettuale e a un fermento che somiglia tanto a quello che attraversa i soldati prima della battaglia, l’arma più efficace per creare un’Europa palpitante di popoli liberi e uniti nel raggiungimento di un unico scopo. Probabilmente l’ardore che riempie i loro animi e la vivacità dei loro spiriti e intenti potevano rivelarsi una combinazione vincente agli occhi di Mazzini, attento osservatore e conoscitore delle tendenze spirituali che governavano i suoi tempi. Certamente, Mazzini aveva regione, ancora una volta Mazzini aveva lucidamente teorizzato una dottrina semplice, efficace, per la sua intrinseca impostazione realistica, ma che venne attuata solo in parte. Non si sa quanto il mondo giovanile abbia contribuito a dare vita a quelle che oggi prendono il nome di Unione Europea e Comunità Europea e che si caratterizzano per essere due tra i più importanti organismi sopranazionali europei, ma senza dubbio, possiamo testimoniare che tali organizzazione rappresentano (almeno in parte, perché a tutt’oggi non vi hanno accesso tutte le nazioni europee) la realizzazione concreta e funzionale dell’auspicio mazziniano.

    Un complesso di stati a partire dalla stipulazione del trattato di Parigi che ha istituito la Comunità europea del carbone e dell’acciaio nel 1951 hanno avviato un lungo processo di trasferimento di competenze che tradizionalmente erano esercitate da ciascuna amministrazione statale in maniera indipendente dalle altre, ad organismi sopranazionali europei cui è delegato non soltanto il compito di elaborare una politica economica europea come prevedeva il suddetto trattato, ma anche quello intensamente voluto da Mazzini, di rendere alcuni valori e principi fondamentali, primo fra tutti quello della libertà, patrimonio di tutte le collettività nazionali. Se è vero che tra le aspirazioni di Mazzini vi era anche quella, somma, di estendere lo Statuto Albertino (la costituzione piemontese) a tutta l’Italia, aspirazione che poi trovò la sua realizzazione a seguito della proclamazione dell’Unità d’Italia, oggi certamente, l’irriducibile patriota italiano sarebbe in preda ad un incontrollabile entusiasmo nel sapere che è già stato avviato il grandioso processo di formazione ed elaborazione di una Costituzione comune europea. Questa rappresenterà, infatti, la massima espressione dell’affermazione dei valori per cui a Mazzini valse la pena combattere.

    1° Premio, Gianluca Baratti, Studente Universitario di Rimini

  6. #46
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    3°"Concorso di Cultura Politica G.Ghidoni"
    Rimini il 9 Maggio 2003


    Francesca Casadei, Studentessa Universitaria, ha conseguito il 3° premio con il seguente tema:

    LA CONOSCENZA SI ORIGINA DALLA MERAVIGLIA

    Così il filosofo greco Aristotele poneva le basi del sapere e indicava la strada da percorrere a chi volesse intraprendere il cammino della filosofia che, amore per la sapienza, è la condizione di quanti, consapevoli di non sapere, prendono atto del proprio stato e cercano di superarlo.
    Questa è la posizione naturale dell’Uomo, di chi giudica la realtà vivendola e non lasciandosi vivere addosso. Filosofo non è chi fa astratte interpretazioni del mondo ed elabora teorie sibilline, ma l’Uomo che rispetta la propria umanità, il proprio essere creatura immersa in una realtà che le appartiene e le corrisponde e vuole essere conosciuta.
    Dice Mazzini: “Gli studenti […] hanno un’anima vergine ancora di egoismo e di passioni individuali”. Gli studenti si trovano in una condizione in qualche modo privilegiata: non ancora vincolati dagli schemi, spesso troppo rigidi, del mondo del lavoro, possono con più facilità vivere fino in fondo, senza limitazioni, ciò che incontrano giorno dopo giorno. Se si muovono spinti dal desiderio e dalla passione e non da un mero calcolo utilitaristico, amano e trattengono ciò che studiano: chi ama le “cose” le giudica e le rende proprie. Non si tratta di un entusiasmo inteso come euforia, ENTHUSIASM0S alla greca, ma come sincera volontà di trovare risposta alle domande che ogni uomo, se Uomo, si pone: Chi sono io? Perché io? Solo ritrovando ciascuno se stesso, anche attraverso studi che sembrano così lontani, ma che poi col tempo si capisce essere parte di un disegno più grande, è possibile pensare di costruire e “costituire l’umanità”.
    D’altra parte ogni popolo è formato da individui, da singoli uomini che possono riconoscersi in una coscienza nazionale solo se convinti della propria posizione personale. E’ un rapporto microcosmo-macrocosmo che non può essere eluso senza danno per la coesione nazionale stessa ed è per questo che bisogna valorizzare la condizione dello studente: la scuola come palestra di vita, per la formazione di una coscienza critica individuale, base per la politica nazionale ed estera.
    Mazzini afferma: “Ogni supremazia esclusiva di un popolo deve spegnersi nella riabilitazione di tutti, nella determinazione di una missione spettante a ciascuno di essi, e costituente la sua nazionalità.” E’ il principio della autodeterminazione dei popoli. Ogni popolo ha diritto a creare il proprio stato, la propria Nazione e ad organizzarla secondo le forme politiche che reputa più giuste e consone alla propria storia e situazione.
    Il dibattito sul “Buon Governo” ha origini antichissime. Se vogliamo risalire alla riflessione dei Greci si può citare Erodono che nelle Storie, riguardo al problema (tuttora attualissimo) dell’esportazione della democrazia ateniese, afferma che non esiste una costituzione assolutamente valida, ma la migliore per ogni popolo è quella in cui esso si riconosce. Così può essere democrazia, aristocrazia, monarchia. E’ l’affermazione del relativismo etico e politico che sta alla base del riconoscimento dell’assoluta unicità dell’individuo.
    Attualizzando la situazione, il problema si pone nei termini della necessità di creare un governo per un popolo uscente da una guerra ( forse in realtà non ancora terminata ) e da una dittatura più che ventennale.
    La democrazia, per il popolo iracheno, può sembrare la soluzione più logica e facile. Non necessariamente la più giusta, però. Essa, in verità, appare quasi come un sogno al limite dell’utopia e questa idealizzazione tende a nascondere le difficoltà concrete che il processo comporta.
    Manca in Iraq la coscienza e la consapevolezza di ciò che vuol dire Stato democratico. Non è un giudizio morale, ma una constatazione : il precedente governo ha soffocato con ogni mezzo le posizioni individuali che dunque non hanno avuto modo e spazi per svilupparsi.
    Per inseguire l’ideale democratico,senza che questo sia veramente solo una Chimera, occorre attivare un processo culturale di formazione di una coscienza civica e politica. Autonomamente.
    L’America non può, come la Francia di inizio XIX secolo, imporsi come assoluto modello politico culturale ed etico senza tener conto delle realtà particolari dei singoli Paesi con cui si confronta.
    E’ una sorta di globalizzazione politica quella a cui andiamo incontro? Per evitare che diventi una tirannia dalla facile maschera democratica occorre guidare il processo verso il più alto significato del termine “globale” e cioè quello che già Mazzini nel 1834 aveva intuito:”L’Umanità è associazione di patrie.”. Un rapporto attivo e fruttuoso tra locale e mondiale, dove il singolo non si annulla nello “stampo” universale, ma valorizza la propria specificità per creare un’alterità costruttiva che alimenti un dibattito generale e un continuo confronto : questa è la “ missione generale che avvia sul progresso l’umanità”.
    La libertà e l’uguaglianza si affermano, così, nel loro significato più profondo, cioè il rispetto di una reale verità in atto, piuttosto che come inconsistenti ideologie appiccicate, come un’etichetta, sulle cose


    3° Premio, Francesca Casadei, Studentessa Universitaria

  7. #47
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    3°"Concorso di Cultura Politica G.Ghidoni"
    Rimini il 9 Maggio 2003


    Davide Gambini, di Morciano di Romagna, Studente del Liceo Scientifico Einstein Rimini, ha conseguito il 2° premio con il seguente tema:

    Inquinamento e povertà: due problematiche e una sola causa


    E’ inutile nascondersi dietro false ipocrisie in merito alla realtà odierna delle distribuzione delle ricchezze: il Nord del mondo, appena il 20 per cento della popolazione mondiale, utilizza l’80 per cento delle risorse energetiche del nostro pianeta.
    Questa non omogeneità è causa di problemi che mettono in pericolo la vita di milioni di individui,provocando povertà inquinamento.
    Possono sembrare tematiche diverse ma sono strettamente connesse in quanto originate dalla medesima causa: l’approvvigionamento di ricchezze da parte di pochi a scapito di molti.
    Povertà è sinonimo di morti di fame, di assistenza sanitaria inesistente, di analfabetizzazione.
    Ci sono nazioni coinvolte nella spirale dei debiti contratti nei confronti dei paesi più ricchi (come quelli rappresentati dal G8) dalla quale non usciranno mai se i creditori non cancelleranno e annulleranno il prestito. Si calcola che solo gli interessi di tali prestiti saranno pagati nell’arco di un decennio.
    A mio avviso può e deve esistere una globalizzazione giusta e sostenibile nella quale merci e prodotti di alcune zone del mondo (America Latina, Africa, Medio Oriente) siano pagate per quello che realmente valgono.
    In questa dinamica le multinazionali hanno un ruolo predominante: spesso e volentieri queste smisurate aziende sfruttano le coltivazioni e i coltivatori del Sud del mondo retribuendo questi ultimi in modo irrisorio, umiliante: basti pensare alla Philip Morris e alle sue coltivazioni di tabacco sparse in Brasile.
    Una realtà molto bella e in continua diffusione è quella del “Commercio Equo-Solidale”: in questa dimensione di mercato i prodotti con cui sono realizzati generi alimentari e non solo provengono da zone povere del pianeta ma sono pagati giustamente, per quello che è il loro valore commerciale.
    Un elemento con cui far fronte alla povertà è l’istruzione: tutt’ora un sesto della popolazione mondiale non sa ne leggere ne scrivere. La cultura è un elemento indispensabile che rende liberi e coscienziosi gli individui, mettendo in condizione di far capire a miliardi di individui in quale situazione di disparità si trovino, dando loro gli strumenti utili e necessari per emanciparsi e migliorarsi.
    Credo che sia indispensabile spostare la percentuale di risorse energetiche sfruttate a favore di chi ancora non conosce il petrolio e gli altri combustibili fossili.
    Ecco come povertà e inquinamento sono dinamiche legate da una medesima causa.
    Se è vero che le guerre di oggi si combattono per il petrolio, è altrettanto vero che quelle del domani avranno come fine ultimo un’altra risorsa del pianeta: l’acqua.
    Testimonianza di ciò è la difficile situazione che si sta vivendo tra due stati come Israele e Turchia.
    Quest’ultima fornisce acqua alla seconda tramite una diga ed un acquedotto che attraversa Libano e Siria, le nazioni che geograficamente dividono i due paesi.
    La condizione di belligeranza in atto in Israele tra ebrei e palestinesi e il nuovo governo turco filo-musulmano potrebbero far nascere attriti pericolosissimi tra i due stati, che avrebbe come conseguenza imminente la chiusura dei rubinetti da parte della Turchia.
    Le prospettive future non sono floride e allettanti: si calcola che fra meno di cinquant’anni si esaurirà la risorsa energetica per eccellenza, il petrolio, e che in meno di due secoli finiranno le scorte di carbone. Il tragico conflitto in Iraq di questi giorni è la prova più eclatante di guerra per l’oro nero.
    Gli interessi e i complotti politici legati al petrolio sono intricati e nascosti, coinvolgono le società del mondo occidentale. E’ evidente che qualcuno è interessato a continuare ad utilizzare tale combustibile pur sapendo che le sue riserve scarseggiano: per quale motivo non si investono più capitali nelle tecnologie che utilizzano risorse energetiche rinnovabili (energia solare, idrica,geotermica) ?
    L’acqua sarà l’elemento in gioco nelle guerre future. Sembra così improbabile e fuori luogo che si combatta per un bene simbolo di purezza ed inoltre,giudicata da molti, erroneamente, come inesauribile. A noi occidentali basta aprire un rubinetto per averne a volontà, eppure ci si ucciderà per questo.La Terra è un pianeta ricco d’acqua: le terre emerse costituiscono solo il 25 %della superficie terrestre, il restante 75 % è rappresentato da risorse idriche. Il problema è che di questa percentuale la stragrande maggioranza è costituito da oceani e quindi non utilizzabile per usi domestici.Solo il 3 % è costituito da acque dolci, essendo tale quantità racchiusa in fiumi, laghi, ghiacciai.Anche in questo caso la disparità fra Nord e Sud del mondo è eclatante: una famiglia canadese utilizza 400 litri di acqua alla settimana; un corrispondente nucleo del Madagascar ( isola dell’Africa meridionale) si serve appena di 25 litri, livello ben al di sotto della soglia di sopravvivenza. Non è possibile rimanere inerti e passivi davanti a ciò.
    I capi di Stato e in generale la classe politica dirigente delle nazioni più ricche e sviluppate devono comprendere che a questi ritmi si andrà incontro ad un avvenire di catastrofi naturali e umane, con persone sempre più ricche ed altre sempre più povere.
    Soprattutto il mondo occidentale deve analizzare il fatto che non è possibile che tutti gli individui facciano un uso-abuso delle rispose come quello compiuto da solamente un quinto della popolazione.
    Penso che sia già troppo tardi per fare qualcosa, ma è indispensabile che si sensibilizzino le coscienze di tutti affinché nasca una morale ecologica e di sviluppo sostenibile.
    Oltre alla povertà, l’analfabetizzazione,l’assistenza sanitaria i problemi su cui far luce sono proprio quelli connessi alla sfera ambientale:desertificazione, surriscaldamento del pianeta (effetto serra), inquinamento dell’aria, dell’acqua,del suolo.
    Non si pensi che il nostro paese sia immune da tali rischi e proprio la mancanza o la sovrabbondanza di acqua è fonte di fenomeni quali la desertificazione al meridione e i dissesti idrogeologici (frane, alluvioni) al settentrione.
    Gli ultimi casi dovrebbero far riflettere: le alluvioni del Piemonte,la catastrofe di Sarno, i danni all’agricoltura della scorsa estate al Sud per la mancanza d’acqua.
    Davanti a tutto ciò è capibile come molti giovani, volenterosi di migliorare il mondo, si sentano inutili. Sembra che non serva a niente scendere nelle piazze di tutto il mondo contemporaneamente a milioni di altri giovani e urlare con tutta la rabbia che si ha in corpo il proprio disappunto per questa società.
    A tale senso di inanità e infruttuosità possono venire in aiuto le parole di Madre Teresa, la quale sosteneva che tutto quello che di buono compie una persona è una goccia nell’oceano.
    Ma se non lo facesse, l’oceano avrebbe una goccia in meno.


    2° premio, Davide Gambini, Studente del Liceo Scientifico Einstein

  8. #48
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    Predefinito ... segnalazione di Clara Ermeti ...

    Premio Ghidoni 2003 - Titoli dei Temi in concorso per l'anno 2003
    • 1- Gli studenti sono dappertutto il corpo sacro della libertà, del progresso: hanno un’anima vergine ancora di egoismo e di passioni individuali: sono accessibili all’entusiasmo!
      La gioventù delle scuole è uno dei più potenti elementi della Giovine Europa ....L’epoca nuova è destinata a costituire l’umanità, è destinata ad organizzare un’Europa di popoli liberi, associati fra loro a un intento comune: libertà, uguaglianza, umanità. Finora era la Francia che guidava: la Francia che assorbiva la direzione dell’incivilimento europeo: ora ogni supremazia esclusiva di un popolo deve spegnersi nella riabilitazione di tutti, nella determinazione di una missione spettante a ciascuno di essi, e costituente la sua nazionalità: da queste missioni speciali, concertate e armonizzate, risulta la missione generale che avvia sul progresso l’umanità.....Ora l’Umanità è l’associazione delle patrie”.
      Da una lettera di Giuseppe Mazzini a Carlo Battaglini del dicembre 1834.
      Commentate le parole di Mazzini alla luce del nostro tempo.
    • 2- Il potere della TV è talmente cresciuto in questi ultimi due decenni che se anche “la televisione non ha inventato la guerra, ne è diventata ormai la sublimazione, lo strumento indispensabile per confermare o distruggere le ragioni stesse di un conflitto, per esaltarne valori (o bugie) etici e umanitari, per enfatizzare un atto esemplare....Ogni evento bellico oggi, per essere tale, deve poter essere vissuto dal grande pubblico, ricevuto e consumato a domicilio. La guerra ha bisogno della televisione per uscire dallo scannatoio e potersi fregiare di quel titolo” da Ennio Remondino, La televione va alla guerra, Milano, Rai Eri, 2002.
      Riflettete su queste affermazioni e sulle conseguenze psicologiche che il più potente dei mass - media esercita sul grande pubblico.
    • 3- Vent’anni fa nasceva Internet. Esperti di molti settori della conoscenza si sono cimentati in giudizi e bilanci che, tra le molte luci, lasciano spazio anche a molte ombre. In sostanza vi ponete tra i tecnofili , favorevoli ad un’immagine rosea e positiva dello sviluppo di Internet (sia per ragioni economiche, ma anche politiche, perchè una società che si esprime con Internet, e che quindi dialoga, è una società tendenzialmente in pace), o invece state dalla parte dei tecnofobi che hanno interesse a parlare di Internet come un bluff, come uno “sboom”, perchè vogliono enfatizzare le differenze che Internet crea e non l’unione, la partecipazione?
    • 4- L’ONU ha dichiarato il 2003 Anno Internazionale dell’Acqua perchè, come ha affermato Kofi Annam, Segretario generale, “La competizione selvaggia tra le nazioni per le risorse idriche ha generato il timore che il tema dell’acqua contenga i semi di un conflitto violento...Se tutti i popoli contribuiranno, potremo avere un futuro sicuro e sostenibile”.
    • 5- Dalle leggi razziali di Hitler e Mussolini al 2003, “Anno Internazionale della Persona Disabile” che ha come obiettivo: “Realizzare i diritti”.
      Nel vostro excursus storico spiegate come si è giunti all’inversione di tale tendenza.

  9. #49
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    L’Associazione Res Publica

    È nata nei giorni scorsi l’Associazione Res Pubblica, con sede a Forlì in corso della Repubblica 92.
    Scopo dell’Associazione è promuovere e diffondere la cultura del repubblicanesimo in campo storico, politico, filosofico, scientifico e ricreativo, per contribuire alla crescita dei valori di libertà, di giustizia e civili con spirito laico, nella realtà forlivese e in quella nazionale.
    L’Associazione, presieduta da Mariaconcetta Schitinelli, si è presentata ufficialmente alla città di Forlì con un omaggio alla figura di Aldo Spallicci nel 30° Anniversario della sua scomparsa, il 13 Marzo alla Sala Santa Caterina di Forlì. Questo il programma della serata:
    Mariaconcetta Schitinelli: Presentazione dell’Associazione "Res Publica";
    Widmer Valbonesi: Introduzione;
    Elio Santarelli: "Il sodalizio tra Aldo Spallicci e Benito Mussolini (1908 - 1923), il distacco e la rottura nel Ventennio";
    Vittorio Mezzomonaco: "Marzo 1933: il fascismo sopprime La Piê";
    Roberto Balzani: "Aldo Spallicci e il regionalismo romagnolo";
    coordinatrice Roberta Brunazzi.

    tratto dal sito web del
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  10. #50
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 13 giugno 2003

    Repubblicanesimo e cooperazione

    Alla Casa Matha, alle 17.30, presentazione del volume di Paolo Gualdi 'Repubblicanesimo e cooperazione a Ravenna, dal patto di fratellanza operaia alla nascita di Acmar 1871-1971'. Presiede l'incontro Mario Tampieri. Sarà presente l'autore.

 

 
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