Partendo da un thread del forum della 'Destra Radciale' (http://www.politicaonline.net/forum/...402#post423402), vorrei riproporre qui alcune mie riflessioni estrapolate da una discussione sull'opera tolkeniana e sulla ricezione politica che da anni se ne ha in Italia:
(In risposta ad un forumista che chiedeva del perché Tolkien e la trilogia de 'Il Signore degli Anelli' venissero associati alla destra radicale):
[...] A volte tutti, noi tutti (e mi ci metto anch'io), dovremmo imparare a frenare le nostre opinioni su argomenti di cui non conosciamo nulla o di cui abbiamo visioni parziali o mutile. Sarà che l'argomento a me infervora non poco, e che da tempo mi sarebbe piaciuto parlarne, per cui avendo una mezz'oretta a disposizione, profitto dell'occasione per cercare di spiegare a quanti ne ignorano le ragioni, il perché in Italia J.R.R. Tolkien ed il suo mondo fantastico siano da tempo ormai associati con la destra radicale, e di come l'associazione nasca da fondate e sensate ragioni.
Per prima cosa vorrei domandare perché il necessario distinguo che i grandi capolavori non possono essere iscritti tout-court a questo o a quel pensiero politico, sia una preposizione che esce fuori solo quando questo o quel capolavoro si trovano ascritti nel patrimonio culturale della destra radicale. Critici e pubblico sono da anni concordi nell'affibbiare patenti di sinistra ad opere letterarie, cinematografiche o musicali, ma guai se le stesse hanno richiami che portano nella direzione opposta, allora si leveranno alti i cori sdegnosi di quanti richiameranno l'attenzione sull'atto creativo artistico in quanto tale, cercando in ogni maniera di 'pulire' l'autore e la sua opera da possibili infezioni destroidi. E questa prassi, a volte grottesca, è stata applicata spesso, ed a più riprese, con molti autori in cui una certa destra nazional-rivoluzionaria si è sempre identificata: Mishima, Celine, Pound, D'Annunzio, Marinetti e molti altri.
La questione J.R.R. Tolkien, o più precisamente "Il Signore degli Anelli" (ISDA da qui in poi), parte da lontano, ed ha la sua genesi più nella miopia e nell'intolleranza della sinistra che in una ipotetica appropriazione della destra. Tant'è che la coscienza sporca della stampa italiana ancora stenta a tributare i giusti onori a questo grande capolavoro (vedasi articoli recenti de L'Unità o de Il Corriere della Sera). L'ostacismo dei pennivendoli nostrani nei confronti di Tolkien nasconde spesso chiare antipatie politiche, che mai potranno perdonare un testo che così vasta eco da sempre ricopre all'interno delle frangie più estreme del neo-fascismo. Tant'è che non di rado capita di leggere articoli e recensioni che travisano totalmente l'opera di Tolkien, lasciandosi spesso andare a disamine strumentali e semplicistiche, se non blandamente puerili, con interpretazioni personali da cui traspare una crassa ignoranza dell'intiero corpus tolkeniano.
Ma andiamo ad esaminare le ragioni del perché ISDA ha da anni così tanto successo negli ambienti della destra radicale. A prescindere dalle idee personali dello stesso J.R.R. Tolkien (cattolico romano e reazionario), di cui la sua opera è impregnata, che tra l'altro non hanno influenzato in alcuna misura le simpatie e i favori del pubblico nazional-rivoluzionario, ci troviamo di fronte ad un testo che traspone in un'affascinante epica avventurosa quella stessa visione del mondo che i militanti dell'ultradestra di quegli anni trovavano nei pesantissimi trattati filosofici di studiosi come Evola o Guenon. In Tolkien veniva a prender vita tutto un mondo permeato di quelle stesse tematiche così abborrite dalla sinistra in quegli anni di obbligatorio impegno politico, anche nell'arte, che nessuno spazio avrebbe potuto lasciare a favole e miti di draghi e cavalieri. Tolkien per tanti di noi è stato una finestra su un mondo ideale, in esso si vivificava tutto quanto non trovavamo nella vita di tutti i giorni: mito, simbolo, fantasia, spiritualità, eroismo della gente comune, lotta fra il Bene e il Male, evasione dalla realtà, contrapposizione all'ideologia dominante, sacralità regale e gerarchia spirituale, importanza della conoscenza sapienziale, rispetto delle gerarchie naturali, lotta alla modernità ed alla pervasività della tecnologia, eccetera. Una visione sacrale e trascendete dell'esistenza che studiosi come Mircea Eliade ci spiegavano con tutt'altro linguaggio, asettico ed erudito, ma che solo alcuni 'lucidi sognatori' come appunto J.R.R. Tolkien, R.E. Howard o H.P. Lovecraft riuscivano a vivificare e a farci assaporare come autentiche saghe moderne. In Tolkien c'è tutto questo e molto di più, per capire meglio ci vengono incontro queste parole dello storico medievista Franco Cardini: "Tolkien ha affascinato in Italia i ragazzi di destra per lo stesso motivo per il quale in America è diventato patrimonio degli hippy: la contrapposizione alla cultura del denaro". Ed è qui secondo me il nodo gordiano, la ragione per cui in Italia ISDA è da sempre associato alla destra radicale, unica corrente politica che da sempre si affranca dal primato dell'economicismo sulla politica, economicismo che è invece alla radice di fenomi dissolutori quali il capitalismo e il marxismo, due facce della stessa identica medaglia.
Chiariti i contenuti, bisogna poi passare ad identificare gli altri motivi di fondo dell'imbarazzante questione italiana su ISDA. Per le intellighenzie egemoni della sinistra dell'epoca non solo era impensabile un testo che trattasse tematiche del genere, dai più bollate come favolette buone forse per i bambini, ma che a pubblicarlo fosse una casa editrice quale la Rusconi, da tempo ostracizzata e bollata come esponente di punta della "cultura della reazione" che osava rialzare la testa. Inoltre il libro era stato scelto da Alfredo Cattabiani, curato da Quirino Principe, introdotto da Elèmire Zolla, tre nomi estremamente invisi alla sinistra intellettuale dell'epoca, lo era soprattutto Zolla, che aveva firmato una presentazione al volume volutamente provocatoria.
Passiamo adesso alla carta preferita che gli improvvisati critici nostrani amano giocare da qualche tempo a questa parte, cioè da quando il lavoro di Tolkien, anche grazie al film di Jackson, è purtroppo assurto a fenomeno di costume mondiale, la carta dell'appropriazione indebita. Già, a sentire questi signori la destra radicale ha avuto l'ardire di impossessarsi di un'opera su di cui non aveva alcun diritto reale. Ed è qui che ci si sbaglia, e di grosso, dato che la destra degli anni '70 non si impossessò di alcunché, anzi, fu l'intolleranza, da sempre male genetico della sinistra, a bollare da subito ISDA come lettura reazionaria da porre all'indice e da boicottare con ogni mezzo. Fu la cultura di sinistra egemonica del tempo a non voler riconoscere alcun valore all'opera tolkeniana. Solo in seguito, poco a poco, tra recensioni e passaparola su riviste a piccola tiratura, tutta un'area politica iniziò a vedere le stupefacenti analogie e le similitudini che ricorrevano nei testi di Tolkien. E a trovare la propria visione del mondo una volta tanto romanzata in un'incredibile sequela di avventure ed eventi prodigiosi. Dunque, checché se ne dica oggigiorno, inizialmente non vi fu alcuna appropriazione indebita o strumentalizzazione da parte della destra radicale, ma un rifiuto immediato da parte della sinistra, che Tolkien non lo capiva e non voleva capirlo. Questo ha portato per tanti troppi anni Tolkien ad essere un patrimonio quasi esclusivo della destra radicale, a cui si devono tutti i primi saggi e disamine pubblicati in Italia.
Per tirare le somme, e rispondere alla curiosità rilasciata in apertura dal nostro amico, contrariamente a quanto insinuato, nel capolavoro di Tolkien è possibile trovare molto di quello che forma la visione del mondo di un militante della destra radicale: l'afflato mitico, il ritorno alla natura, ad una società a carattere tradizionale, l'atmosfera da antica saga, una spiritualità diffusa, una concezione sacrale dell'esistenza, il valore del cameratismo ed un profondo senso del dovere da compiere ad ogni costo per il bene comune, il male oscuro identificato nel materialismo e nell'industrialismo negatore di ogni valore che non sia quello economico, la simbologia regale, eccetera. Ed in ragione di ciò non è quindi una bestemmia affermare che ISDA, se mai dovesse ricevere una collocazione meta-politica, non potrà far altro che trovare il suo meritato posto fra la letteratura da sempre patrimonio di quella destra radicale che in Italia ha una sua lunga storia di cui pochissimi conoscono veramente le vicende e le aspirazioni.
Questo è quanto, vorrei concludere con alcune parole di Gianfranco De Turris: "Effettivamente, si deve allora dire, la visione del mondo di Tolkien, calata nelle sue opere, è stratosfericamente lontana dagli interessi, dalla mentalità della cultura che ancor oggi si richiama alla ideologia di 'sinistra'."
Ed amen.


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