Il leader della lega Bossi rilancia sulla devolution
"La Repubblica deve riconoscere i suoi popoli"


di GUIDO PASSALACQUA


MILANO - Espulsioni rapide, assunzione di almeno 1500 poliziotti per fare fronte all'emergenza, un taglio netto ai dubbi di costituzionalità con una riforma della Corte
Costituzionale. Umberto Bossi dopo un anno di battaglie sull'immigrazione tira le somme della legge che è appena passata: "Non ho vinto io, ha vinto la Casa delle
libertà", dice e intanto accende un altro focolaio di polemiche sulla devolution. Parlando in Commissione affari costituzionali del Senato usa una frase ambigua: "Io
penso che la Repubblica debba riconoscere i suoi popoli". Apriti cielo le opposizioni riprendono a dipingere un Bossi secessionista, lui ribatte "Ho parlato di popoli o
Regioni". Ma non basta. Chiuso, per ora, l'argomento immigrazione si apre un altro difficile capitolo.
Ministro Bossi pensa che la legge sulla immigrazione sarà un modello per l'Europa?
"Un modello? L'Europa sta andando ben oltre. Quando siamo partiti eravamo soli, la legge sulla immigrazione che ieri è stata votata mi fa dire che ci sono molte cose nel
nostro futuro. La principale è che tutti i cittadini europei sono contrari alla clandestinità, quello che è chiaro è che tutta Europa vuole impegni certi e legali, per i suoi giovani posti di lavori certi e non immigrati clandestini".
Le opposizioni definiscono la legge "un confuso trattato di xenofobia", la Chiesa parla di "legge discriminatoria", l'Arci scrive al Presidente della Repubblica chiedendo di non firmarla.
"Cosa vuole che le dica. Sono contento: è stato un bel passaggio. Ci sono voluti mesi di trattative, sono cambiate tante cose, ma abbiamo messo in circolazione tante idee".
Qual è il punto focale della legge?
"In questo modo non si cancellano i diritti dei lavoratori italiani. I nostri giovani avranno diritto a dei contratti non più a tempo determinato; si mette la fine a una situazione incontrollabile; finisce la possibilità di usare gli immigrati contro i nostri lavoratori".
Lei ha vinto contro l'Udc la battaglia delle sanatorie.
"Le sanatorie sono negative e costano tanto. Le espulsioni sono un vero toccasana perché fanno capire alla gente che facciamo sul serio".
Lei dice di essere soddisfatto, ma fino all'ultimo c'è stato un tiro alla fune con l'Udc all'interno della maggioranza. "Gutta cavat lapidem. Ci sono volute tante trattative".
Tanti scontri...
"Scontri, non mi ricordo, ci sono stati scontri?".
La vicenda dell'emendamento Tabacci non è filata via liscia. "Ma io di queste cose non so niente, sono cosine. Io non mi sono accorto di particolari scontri. Sono cose che
pompate voi giornalisti. Certo la Casa delle libertà non è un partito unico".
Il ministro Giovanardi, Udc, dice che questa legge è un miglioramento della Turco Napolitano, indirettamente sminuisce il lavoro fatto da lei e da Fini?
"E' un'altra cosa. Della Turco Napolitano abbiamo salvato qualcosina".
Dell'emendamento Tabacci che succederà?
"Quale emendamento, chiariamo si tratta di un ordine del giorno. Non sta scritto da nessuna parte. Si affronterà con decreti amministrativi sui flussi. Ci dovrà pensare
Maroni. Loro, l'Udc, sono convinti che così gli immigrati possano uscire dal nero, ma gli imprenditori usano i clandestini finché costano poco".
E lei risolve tutto con i flussi e le espulsioni?
"Le espulsioni sono un toccasana. Del resto non si riusciva ad uscire da una palude stagnante, pericolosa, che si era formata nel paese. L'imprenditore prende l'immigrato
perché è "buono" poi ne prende un altro perché è "più buono". Si stanno creando meccanismi di sovrapposizione e di precariato estremamente pericolosi. Come si fa ad
incidere in un sistema del genere affinché i diritti dei lavoratori siano salvaguardati?".
E' lei il firmatario della legge, ce lo dica lei.
"Nei prossimi anni prosciugheremo drasticamente la palude. Toccherà a Maroni con i flussi. Pensare di lasciare tutto come è adesso è l'estremo compromesso della sinistra,
che negli immigrati vede la sua futura forza elettorale. Da adesso in poi non sarà più così".
Espellere gli immigrati costa.
"Tremonti deve tirare fuori un po' di soldi. Certo è un problema grosso. Occorrono gli agenti per portarli via, ci vogliono almeno 1500 agenti in più. Ma Tremonti i soldi li
troverà. E poi se vai a dire alla gente che servono 1500 agenti per mettere fine alla piaga dei clandestini non ti dice di no, sa che questo metterà fine alla delinquenza
galoppante".
Lei parla di espulsione come di un toccasana, ma non c'è un dubbio di incostituzionalità?
"Vedremo. C'è un problema di popolo e un problema di leggi. Sarà necessario incardinare rapidamente la riforma della Corte Costituzionale. La vedremo se vinceranno i salotti buoni o il popolo. Certo c'è il rischio che la sinistra punti sulla Corte Costituzionale, ma io combatto e chi la dura la vince. Nelle cose bisogna crederci
e lottare".

(5 giugno 2002)