Deficit e debito, risultati a rischio
Il 2002 procede fuori linea nei dati del fabbisogno statale a tutto maggio. La seconda parte dell'anno sarà decisiva, ma bisogna fare i conti con un debito che non scende (mentre e' sempre sceso con l'ulivo ndr).
di Michele De Gaspari
L'appuntamento con il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) 2003-2006 è ormai imminente, se verrà rispettata la tradizionale scadenza di fine giugno, ma i dati che via via si susseguono sui conti pubblici continuano a essere peggiori delle attese. Il fabbisogno di cassa del settore statale ha, infatti, raggiunto nei primi cinque mesi del 2002 i 41,4 miliardi di euro, circa 3 miliardi in più nei confronti dello stesso periodo dell'anno precedente (ma che salgono a 7 miliardi, se si considera l'operazione straordinaria di contenimento effettuata in aprile).
Per registrare una svolta nei conti di cassa occorrerà, quindi, attendere il trimestre giugno-agosto, previsto in largo avanzo, che potrà essere molto consistente se l'apporto delle entrate complessive non deluderà, tenendo anche conto della prossima cartolarizzazione degli immobili.
L'obiettivo di fabbisogno del settore statale indicato per quest'anno non dovrebbe scostarsi, in particolare, dai 26 miliardi di euro, una cifra già superata nel solo primo quadrimestre dal disavanzo di cassa, che dovrà essere compatibile, nel consuntivo annuo, con i 7 miliardi fissati per l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, il dato rilevante ai fini del Programma di stabilità europeo (corrispondente allo 0,5% del Pil).
La forbice tra fabbisogno e indebitamento tende, peraltro, ad allargarsi negli ultimi anni, sollevando non poche preoccupazioni - a cominciare da quelle della Banca d'Italia, espresse nelle Considerazioni finali del Governatore (pag. 22-26) lo scorso 31 maggio - circa la sostenibilità di tale divergenza, senza creare ostacoli al percorso di definitivo risanamento finanziario.
Ciò che conta è, naturalmente, il risultato di fine anno che, secondo il ministero dell'Economia, non appare affatto compromesso, non potendosi considerare l'evoluzione nel corso dei primi mesi del 2002 fuori linea con l'obiettivo programmatico. L'andamento del fabbisogno nella prima parte di quest'anno si rivela, infatti, sostanzialmente erratico.
Il peggioramento è riconducibile, da un lato, alla debole crescita economica, che frena la dinamica delle entrate tributarie; dall'altro, ci sono da considerare gli sfasamenti temporali di incassi e pagamenti di bilancio, legati sia alla forte stagionalità, sia alle novità introdotte in ogni esercizio contabile e alla realizzazione di operazioni straordinarie, come la vendita degli immobili pubblici.
Tra obiettivi e realtà delle cifre
E' importante, comunque, osservare con grande attenzione i dati del fabbisogno statale, considerando però che l'andamento dei primi cinque mesi non è granché indicativo ai fini del risultato dell'intero anno. Nonostante lo sfavorevole bilancio parziale, gli obiettivi programmatici di finanza pubblica per il 2002 restano sostanzialmente invariati.
La Relazione trimestrale di cassa presentata in aprile - il documento governativo che fa il punto sugli scenari macroeconomici e le prospettive dei conti pubblici per l'anno in corso - apporta alcune correzioni obbligate rispetto all'ultimo Dpef 2002-2006: la previsione di crescita del Pil si attesta poco sopra il 2%, con la speranza di mettere a segno un tasso di sviluppo in uscita dal 2002 vicino al 3% in ragione d'anno. Ma il quadro della congiuntura delineato nella Trimestrale appare ormai scarsamente realistico, se si guarda all'evoluzione in atto nella prima metà dell'anno, che si conferma sempre piuttosto debole.
Per quanto concerne il rapporto deficit/Pil, allontanandosi l'iniziale obiettivo del 2,3% di crescita, occorrerà di conseguenza ritoccare la previsione dello 0,5% ad almeno lo 0,9%, che può rappresentare lo scostamento tollerabile in sede di Unione europea, considerata l'eventuale azione degli stabilizzatori automatici nel caso di un aumento del Pil inferiore al previsto (ma Solbes ha gia' risposto picche... ndr).
Rimane, tuttavia, l'impegno politico a centrare, per quanto possibile, l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2003. Qualora, poi, la tendenza allo sforamento nelle cifre del fabbisogno dovesse continuare, potrebbe rivelarsi necessaria una manovra correttiva - finora esclusa con decisione dal Governo - per restare in linea con i vincoli europei (Van Rijin capito ora chi e' Solbes?).
Continua a incombere, infine, sul difficile equilibrio dei conti pubblici la zavorra del debito, che riduce sensibilmente i gradi di libertà delle manovre di bilancio. Dal 2000 infatti, dopo il sorpasso in discesa del Belgio, il debito pubblico italiano è il più elevato fra i paesi di Eurolandia e dell'Unione europea, essendo ancora vicino al 110% del Pil, a fronte di una media dell'area Ue di poco superiore al 60%, con un percorso di rientro in notevole frenata negli ultimi due anni (che pero' e' calato nel 2001, mentre sembra in aumento nel 2002 ndr).
L'Italia è, inoltre, il solo paese ad alto debito che mantiene un deficit di bilancio e continua, pertanto, ad accrescere il debito pubblico nei valori assoluti, a causa del sempre elevato fabbisogno di cassa, che è ben lontano dall'annullarsi.




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