IL COMMENTO
Che mondo ci aspetta
se lo straniero è il nemico
di STEVEN SPIELBERG
PENSO che la formula del Grande Fratello sia molto pericolosa. Il fatto di essere guardati, identificati con impronte digitali ed eventualmente con lo "scanning" degli occhi, che rivela tanto di noi quanto il Dna, siano tutte invasioni della nostra privacy. Ed è ancora più pericoloso quando nuove leggi vogliono sapere tutto di noi e vogliono farci sentire indesiderabili in altri paesi.
Come sono sicuro gli stranieri si sentono quando entrano negli Stati Uniti, anche se lo fanno solo per andare a Disney World, in Florida. Avere un visto in America è diventato molto difficile, e questa è una delle conseguenze dell'11 settembre: si ha la sensazione che il mondo abbia smesso di fidarsi, abbiamo perso la fiducia reciproca fra esseri umani e questa è la cosa più triste che sia mai successa.
Certo, lo facciamo perché cerchiamo di proteggere noi stessi e la nostra terra, ma allo stesso tempo insegniamo ai nostri bambini, che sono molto vulnerabili, ad essere troppo sospettosi. Non sospettosi dell'estraneo che ti si avvicina per offrirti una caramella, ma di qualcuno solo perché sembra venire dal Medio Oriente. Questo sì che mi spaventa. Mi ricorda con orrore i profili razziali che hanno fatto finire migliaia di giapponesi americani in campi di internamento nel 1941 dopo il bombardamento di Pearl Harbor. Eppure è quello che sta succedendo adesso agli arabi americani: è una conseguenza terrorizzante dei tempi in cui viviamo.
Con questa dichiarazione il regista Steven Spielberg ha aderito all'appello contro l'obbligo di impronte per gli immigrati extracomunitari che è stato firmato, fra gli altri, da Gore Vidal, Tahar Ben Jelloun, Susan Sontag, Zubin Mehta, Antonio Banderas e moltissimi artisti e intellettuali stranieri. L'elenco delle adesioni: più di 5 mila persone hanno già sottoscritto l'appello.
(5 giugno 2002)
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