Onorevole Bertinotti, leggo oggi dai giornali la notizia dell'ennesima strage contro obiettivi israeliani, per l'aggiunta contro obiettivi civili. Lei al suo congresso ha detto, tra le altre cose, «…io sono ebreo…», nei giorni in cui parte della sinistra tra cui quella extra parlamentare che lei spesso indica come linfa vitale della sinistra andava in piazza sventolando bandiere palestinesi ed inscenando atti che ricordano gli isterismi di piazza di Ramallah con finti funerali per quelli che a seconda dei punti di vista sono martiri o vili assassini. All'indomani dell'11 settembre dichiarava anche che è contro tali atti terroristici, perché le tolgono la parola. Onorevole, concetto bello ma dopo il pensiero, quale azione? Non ricordo una sinistra che vada in piazza a protestare contro questi atti in modo non ambiguo, senza i ma, condannando in modo inequivocabile. Certo ricordo una sinistra che condanna, ma ogni volta aggiungendo postille, portando in piazza la bandiera palestinese dopo la rappresaglia. Non ricordo una sinistra in piazza con la bandiera israeliana, e solo quella, a dire no a questi atti barbari. La ricordo invece in piazza a manifestare contro la rappresaglia, spesso senza dare conto dei bambini e delle donne dilaniate dalla vile bomba mentre su un autobus andavano a lavoro, a scuola o tornavano agli affetti della casa. Le scrivo perché pur essendo politicamente avverso alla sua parte politica, le riconosco la buona fede nelle sue idee, la correttezza di alcune e l'onestà intellettuale. La invito quindi ad una riflessione su cosa pensa la sinistra di fronte a ciò, e su cosa fa la sinistra. Pensiero ed azione, in sintesi.
Michele Danieli via e-mail


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