Torri di Q. È stata fondata "Venetikon", associazione della memoria
Veneti, razza protetta
«Rischiamo l’estinzione come gli indiani Dobbiamo riprenderci la nostra cultura»
di Cristina Giacomuzzo
Al dito un vistoso anello con un leone. Il "leon", quello della Serenissima. L’ha disegnato lui, Antonio Lanaro, 50 anni, "stilista orafo di Torri di Quartesolo", come si definisce lui, papà di "Venetikon".
Cos’è "Venetikon"? Un’associazione che alla sua prima uscita, 1l 25 aprile al Palalago di Marola, ha radunato tante le persone che non hanno voluto perdersi "la giornata dedicata alla memoria". La memoria dei veneti, ovviamente. Perché Lanaro è convinto che i veneti abbiano dimenticano di esserlo. Di più. Che siano una razza in estinzione.
«Come gli indiani d’America - spiega - che sono stati decimati, così anche noi Veneti corriamo questo rischio. Adesso quando si parla di cherokee si pensa alla macchina, al gippone. Chissà, se andremo avanti così, fra qualche tempo la Fiat potrebbe produrre una macchina che si chiamerà "Venetikon"».
- Non le pare di essere un po’ drastico?
«No, è la realtà. Rischiamo di scomparire. Perché fin da bambini, nei piccoli gesti quotidiani, a scuola, quando ci insegnano la storia, siamo abituati a non considerare quello che è veneto, quello che è nostro, originale».
- Cioè, non si valorizz a la storia locale?
«Non solo. Non si valorizzano i prodotti o il modo di vivere. Ma io non ci sto più, e ai miei bambini offro l’alternativa ai cartoni animati giapponesi o americani che li rendono simili a tutti i bambini d’Italia e del mondo. Come? Facendo loro guardare, ad esempio, una videocassetta di una commedia in dialetto veneto».
- Ma, allora, è una questione di lingua?
«No, è una questione di cultura intesa in senso ampio. "Venetikon" è tutto questo: un contenitore di tutto ciò che è derivato dalla cultura della nostra regione e che va fatto rivivere nel quotidiano. Questo vale per tutte le culture: da quella veneta a quella sarda a quella cimbra. Si chiama rispetto».
- Ma così corre il rischio di isolarsi in un mondo antico che non esiste più. Insomma, vivere nel passato che non c’è più.
«È qui che sbaglia. Ben venga continuare a vivere in questo secolo, con tutti i comfort e le novità positive. Ma non appiattirsi a questo modo di vedere. È un appiattimento che va da quello che mangi a quello che fai per divertirti. Ho impiegato anni per "aprire gli occhi", per studiare da autodidatta e riempire i vuoti lasciati dall’insegnamento della storia ricevuto a scuola».
- Lanaro, su storia e dialetto si avvicina molto alla prima Lega Nord. Allora, "Venetikon" è una nuova e più "fondamentalista" Lega Nord?
«Non c’entra niente la politica con "Venetikon". È trasversale. Non ha colore. Perché la cultura non ha colore».
- Quindi Venetikon è no global?
«E secondo lei?»
- Lanaro, insomma, lei teme che i veneti finiscano per omologarsi, che l’uomo veneto doc si possa estinguere. Che strada propone per evitare tutto ciò?
«Usare il massimo impegno per mantenere la cultura veneta del passato, arricchirla con il presente e investire per il futuro».
- In pratica, se qualcuno si sentisse un "veneto in estinzione", cosa dovrebbe fare?
«Ripeto, valorizzare e attualizzare la cultura veneta contro quella imposta. Un primo passo, ad esempio, è stato fatto con la costituzione nel 2001 dell’associazione "Milizia militare dei Sette Comuni": si tratta di un gruppo storico che, con costumi del 1623, anno di nascita della milizia, organizza sfilate e fa rivivere la storia. Grazie a questa associazione è stata organizzata la festa del 25 aprile».
- E questa festa come è andata?
«Un successo: tante persone hanno fatta tappa per tutto il giorno a Marola. C’erano stand di libri di cultura veneta e cimbra, di dolci locali, di vecchi mestieri con attrezzi dimenticati».
- E adesso, quali iniziative?
«Si continua per questa strada, a organizzare manifestazioni che riportino alla mente la nostra origine, la nostra memoria, insomma chi siamo. Il prossimo passo: la costituzione ufficiale dell’associazione "Venetikon". Logo ufficiale? Il "leon" di Venezia».
Ovviamente.




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