Il Pg Francesco Saverio Borrelli... beato tra le 'rosse'...
Ecco per i cari amici una 'leccornia' da non perdere... in una recente intervista l'ex Pg di Milano e capo del pool 'Mani pulite' anticipa in contenuto di un suo libro di 'memorie' di prossima pubblicazione...
buona lettura!...
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nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
il.Nuovo venerdì 14 Giugno 2002, 142
Rogatorie, Ciampi 'corregge' Borrelli
MILANO - Il Quirinale 'corregge" Borrelli sulle rogatorie. L'ex Pg di Milano, l'anima del pool Mani pulite, in una intervista dice di aver incontrato il Capo dello Stato nelle roventi settimane che accompagnarono l'approvazione del disegno di legge e adombra che Ciampi avrebbe potuto fare di più sul disegno di legge del governo in materia di rogatorie. La norma che, secondo i giudici e l'opposizione, ma non secondo l'Ocse che l'ha promossa a pieni voti, renderebbe ancora più difficile indagare sui reati di Tangentopoli.
Ma il Presidente della Repubblica non ci sta. E con un secco comunicato [cosa peraltro inconsueta e irrituale], non solo rettifica il riferimento temporale citato da Borrelli, ma proprio sulla data dell'incontro costruisce una duplice risposta: non sono non esistevano possibilità di intervento da parte del Colle, ma le modifiche introdotte dal Parlamento erano ormai tali da soddisfare pienamente le garanzie richieste.
Partiamo da Borrelli. In una intervista contenuta nel libro di prossima uscita 'Mani pulite. La vera storia. Da Mario Chiesa a Silvio Berlusconi' [Editori Riuniti], firmato da Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio [parzialmente anticipata oggi dal quotidiano 'la Repubblica], l'ex procuratore di Milano parla della sua ultima battaglia, quella combattuta proprio sul fronte delle rogatorie.
Il magistrato la riassume in un incontro con Ciampi: Borrelli espose le sue 'argomentazioni critiche', il Presidente della Repubblica ascoltò, nell'ottobre del 2001 al Quirinale, ma poi dirottò il discorso altrove. 'Non so se il presidente avrebbe potuto fare qualcosa. Ma magari, che so, ritardare di qualche giorno la firma...'.
Frasi che non sono piaciute evidentemente al Quirinale che, con un comunicato, rettifica parola per parola le affermazioni dell'ex Pg. Non solo Ciampi fa capire a Borrelli che gli incontri al Quirinale hanno sempre 'per loro natura, carattere di riservatirezza', ma si premura anche di far sapere cher il colloquio 'ebbe luogo venerdì 21 settembre 2001 alle 18 e non in ottobre come riportato'.
Tutto qui?... No, proprio la data serve al Quirinale a far sapere che al 21 settembre 'il disegno di legge sulle rogatorie, dopo l'approvazione del Senato, era all'esame della Camera che, nella seduta del 28 settembre, ebbe a modificarlo prevedendo la possibilità, per i procedimenti in corso, di sanare le eventuali nullità dovute a irregolarità, anche formali, e prevedendo altresì di non computare i tempi occorrenti per la sanatoria ai fini della prescrizione'.
Ciampi sottolinea, in sostanza, che proprio nel corso dell'esame parlamentare erano state introdotte quelle norme di salvaguardia richieste dai magistrati e dall'opposizione che avrebbero impedito di rendere nulle le inchieste di Tangentopoli costruite proprio sulle rogatorie sui conti esteri di tanti inquisiti. Quindi, se 'moral suasion' del Quirinale ci fu, essa portò al risultato desiderato.
Ma quello delle rogatorie non è l'unico argomento trattato da Borrelli nell'intervista. Le frasi che faranno più discutere sono quelle sul regime cui l'Italia si avvierebbe. 'Io oggi avverto un grave pericolo, non solo per l'indipendenza della magistratura. Noi stiamo camminando a tappe forzate verso una forma moderna di regime', dice Borrelli. 'Personalmente non vorrei mai finire come coloro che alla vigilia del fascismo, per troppa prudenza, non dissero una parola o parlarono sottovoce' [l'enfasi è aggiunta... - n.d.r.], prosegue l'ex pg citando poi ''una vignetta di Altan: sogno una democrazia senza fini di lucro...'.
Borrelli ripercorre la storia di mani Pulite, a partire dalla telefonata di Antonio Di Pietro che lo chiamò mentre era sulle nevi della Val d'Aosta per dirgli, a proposito di Mario Chiesa, 'Procuratore ce l'abbiamo fatta, l'abbiamo preso con le mani nel sacco!...'. Lo stesso Di pietro cui Borrelli intimò di smentire le dichiarazioni di Berlusconi che lo indicavano come 'dissociato' dall'invito a comparire che gli era stato inviato: 'Devi smentire...altrimenti non ti presentare più a palazzo di giustizia, se no ti faccio buttare giù dalle scale a calci nel sedere'.
Sulle scale di quel palazzo, intanto, salivano e scendevano politici di ogni colore, a detta di Borrelli che, diario alla mano, elenca, per il periodo '92-'94, Tognoli, Cutrera, Cappiello, Rutelli, Spadolini, Galasso, Formentini, Violante, Pivetti, Miglio, Cofferati e ricorda anche una 'gita a Roma da Scalfaro, non so più per che cosa', il 26 marzo '93, e una nelle Langhe 'a pranzo da Raffaele Costa', nell'ottobre '94.
Insomma un 'pellegrinaggio incessante', allora, afferma Borrelli, 'era il mondo politico che veniva da noi per attingere notizie, idee, suggerimenti'. Interlocutori politici misti, dunque ma 'da tutti coloro che esercitano il potere, senza distinzioni di colore, abbiamo percepito un comune fastidio per il controllo di legalità. Non è questione di destra o di sinistra', sostiene Borrelli che ribadisce poi la sua versione della fuga di notizie che portò in prima pagina del Corriere della Sera nel '94 il Berlusconi indagato: 'Noi pensiamo che la conferma decisiva al Corriere della Sera l'abbiano data o l'indagato o ambienti vicini all'indagato' [idem], afferma.
Quanto alla 'dialettica' con le altre istituzioni, Borrelli definisce la sua presa di posizione sul decreto Conso 'una forma di pressione sul Parlamento', indicandola quale concausa della sua prudenza in occasione dell'appello contro il decreto Biondi che però non firmò soprattutto perché non preavvisato e quindi non in condizione di riflettere sul testo che, dice, 'avrei voluto leggere in Tv con gli altri...', '...così - aggiunge - non lo firmai'.





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