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«La devolution uccide l'Autonomia»
Rossano Caddeo (Ds): «I progetti di Bossi preoccupano i sardi»
Nell'isola non è stata scelta una soluzione graduale
CAGLIARI. C'è una «missione Sardegna» da portare a buon fine per salvare l'autonomia dagli attacchi della devolution. È la tesi di Rossano Caddeo, senatore Ds, che sta sefuendo con preoccupazione i lavori della Commissione Affari Costituzionali del Senato sulla proposta di riforma della Costituzione richiesta da Umberto Bossi. Secondo il disegno di legge sulla devolution le regioni potrebebro attivare la competenza legislativa esclusiva sull'assistenza sanitaria, sull'organizzazione scolastica e sulla polizia locale. E ogni regione potrebbe finanziare queste competenze con le tasse pagate dai propri cittadini. La conseguenza sarebbe, ovviamente, l'aumento del divario tra i servizi delle regioni del Nord e quelli delle regioni meridionali.
«È una questione di gran rilievo per la nostra Autonomia regionale», afferma Rossano Caddeo, «è davvero interessante scoprire nella relazione di accompagnamento del disegno di legge, (firmata da Berlusconi, Bossi e La Loggia), l'affermazione solenne sul metodo che il governo sta seguendo e vuole seguire per riformare la Costituzione».
Caddeo «pesca» nel disegno di legge costituzionale alcuni passi: «Per Berlusconi l'applicazione dell'articolo 138 della Costituzione rappresenta l'unico strumento utile e praticabile per procedere lungo la via di una possibile riforma costituzionale», sono queste parole etstuali. Ancora: «Dopo il fallimento degli approcci di carattere globale (tentati con la commissione bilaterale, Ndr), è preferibvile usare il gradualismo ma ciò che fa veramente la differenza - sono parole di Berlusconi - è il rifiuto di un approccio sostanzialmente giacobino». Rossano Caddeo commenta: «Queste affermazioni del capo del governo dovrebbero fare riflettere in Sardegna dove non è stata scelta la via gradualista tracciata nell'articolo 138 della Costituzione. E proprio alla luce di queste volontà programmatiche del governo», aggiunge Caddeo, «bisogna riflettere sul perché la commisisone Bicamerale per le questioni regionali ha sospeso la discussione sulla proposta di legge del Consiglio regionale sull'istituzione dell'Assemblea Costituente».
Nel disegno di legge si fa riferimento ad alcune materie essenziali: sicurezza, sanità, scuola: «La devoluzione alle regioni di queste materie configura il nucleo essenziale di quello stato federale che si intende costruire». D'altra parte è difficile per la Sardegna pensare in questi termini a sanità e scuola. Tutti sanno quali record negativi abbia la scuola sarda (record negativo in Italia per indice di abbandono degli studi ma anche per doppi turni e pendolarismo) e che punti deboli abbia il sistema sanitario dell'isola il cui disavanzo è arrivato a poco meno di duemila miliardi di vecchie lire. E per capire che cosa significa il modello di federalismo la ripartizione di quetsi debiti è questa: 777 miliardi di vecchie lire a carico dello Stato e 1.217 a carico della Sardegna. Il guaio sta nel meccanismo della devolution che ignora il numero degli abitanti nella ripartizione delle tasse alle regioni e conta solo la capacità di reddito su base locale. Il divario Nord-Sud sul gettito Irpef si traduce in un'enorme differenza nelle risorse a disposizione degli Enti locali ecco perché il tipo di federalismo può dividere il Paese invece d'avvicinarlo. La conseguenza è che i Comuni più poveri si troveranno a finanziare servizi peggiori ma essendo appunto poveri non potranno nemmeno accrescere l'aliquota del tributo. Questo produce una discriminiazione tra i cittadini che pagano a parità di imponibile, imposte uguali ricevendo in cambio servizi differenti. Il direttore della Svimez, Riccardo Padovani, fa un esempio: «E come se andando da un fruttivendolo un cittadino di una comunità ricca ricevesse in cambio del prezzo stabilito per le arance (1 euro), un chilo e duecento grammi mentre il cittadino appartenente a una comunità povera, al quale si richiede lo stesso euro, ricevesse in cambio non più di ottocento grammi della merce».
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