Una volta i corsi universitari di storia della filosofia partivano tradizionalmente dal 600 a.C., con Talete di Mileto. Secondo autori posteriori, Talete insegnava che tutto è fatto di acqua. Studiando
Talete, gli studenti facevano la salutare esperienza di cominciare il loro corso di filosofia con una dottrina che sapevano essere erronea.
Anche se sbagliavano, Talete e i suoi successori presocratici non erano però degli sciocchi. Erano in qualche modo arrivati all'idea che si potessero spiegare molte cose complicate sulla base di un
qualche principio semplice e universale - tutto è acqua, oppure tutto è fatto di atomi, o tutto scorre, o nulla mai cambia, o quant'altro. Non si riuscirono a fare molti progressi con simili idee puramente qualitative. Oltre duemila anni dopo,Isaac Newton propose finalmente le leggi matematiche del moto e della gravitazione, con le quali poté spiegare il moto dei pianeti, le maree e le mele che cadevano. Nel suo libro sull'ottica, previde inoltre che un giorno si sarebbero interpretate luce e chimica con
una logica analoga a quella dei princìpi meccanici, applicata alle più piccole particelle in natura.
Alla fine del XIX secolo, fisici e chimici erano riusciti a spiegare molto di ciò che si sapeva sulla chimica e sul calore, in base a certe proprietà presunte di novanta tipi di atomo - atomi di idrogeno, atomi di carbonio, atomi di ferro e così via. Negli anni '20, i fisici presero a spiegare le proprietà degli atomi e di fenomeni come la radioattività e la luce, utilizzando una nuova teoria universale nota come meccanica quantistica. Le entità fondamentali a cui si applicava questa teoria non erano più gli atomi, bensì particelle ancora più elementari - come gli elettroni e i protoni - insieme ai campi di forza che le circondavano, simili a quelli che conosciamo intorno ai magneti o alle cariche elettriche. A metà degli anni '70, era ormai chiaro che le proprietà di queste particelle e di tutte le altre particelle conosciute si potevano intendere come conseguenze matematiche di una teoria quantistica abbastanza semplice, nota come "modello standard". Le equazioni fondamentali del modello standard non riguardano particelle e campi, ma solo campi di forza; le particelle sono soltanto fasci di energia di campo. Da Newton ai nostri giorni, la gamma dei fenomeni che siamo in grado di spiegare si è costantemente allargata e al tempo stesso le teorie usate in queste spiegazioni sono diventate sempre più semplici e universali. Questo genere di scienza viene propriamente chiamata riduzionista. Nell'introduzione a “L'immaginazione della natura”, Freeman Dyson definisce il riduzionismo in fisica come il tentativo di "ridurre il mondo dei fenomeni fisici a un insieme finito di equazioni fondamentali".
Si potrebbe cavillare se ciò che si cerca siano equazioni o princìpi, ma mi sembra che la definizione di Dyson abbia colto bene l'essenza del riduzionismo. Citando gli studi di
Schroedinger e Dirac sulla meccanica quantistica del 1925 e del 1927, li definisce "trionfi del riduzionismo: sconcertanti complessità della chimica e della fisica ... ridotte a due righe di simboli algebrici".
Si poteva ben pensare che tali illustri precedenti avrebbero ispirato un generale entusiasmo per lo stile riduzionista della ricerca scientifica. Tutt'altro. Molti esperti di scienza e alcuni scienziati parlano con scherno del riduzionismo, come fanno i postmoderni col Moderno e gli storici con la storiografia liberale.
Nel 1992 John Cornwell, direttore di un progetto sulla sociologia della scienza al Jesus College di Cambridge, invitò un gruppo di famosi scienziati e filosofi a discutere del riduzionismo. Gli atti del convegno, pubblicati ne L'immaginazione della natura, contengono articoli intitolati "La fisica matematica deve essere riduzionista?" ( R. Penrose ),"Megalomania riduttiva" (Mary Midgley )e "Memoria e anima individuale: contro uno sciocco riduzionismo" ( Gerald M. Edelman). In una recensione del libro su Nature, il matematico John Casti li definiva "i bravi ragazzi col cappello bianco" in contrapposizione agli irriducibili riduzionisti presenti al convegno, come il chimico Peter Atkins e l'astronomo John Barrow. Casti è membro del Santa Fé Institute, un paradiso di scienza non riduzionista. Lo stesso Dyson afferma di avere "poca considerazione per il riduzionismo". (Detto da Dyson, questo dispiace davvero, avendo egli avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo della teoria quantistica dei campi, che è stata alla base della riduzione di tutta la fisica delle particelle elementari al modello standard).Che cosa è andato storto? Perché uno dei grandi temi della storia del pensiero ha acquistato una così cattiva fama? Uno dei problemi è una certa confusione su che cosa sia il riduzionismo. Dovremmo prima di tutto distinguere fra ciò che, prendendo a prestito la terminologia del diritto penale, definirei riduzionismo maggiore e riduzionismo minore. Il riduzionismo maggiore è quello di cui si è parlato sinora - l'idea che tutta la natura sia come è (con certe riserve sulle condizioni iniziali e gli accidenti storici) a causa di semplici leggi universali, alle quali si possono in un certo senso ridurre tutte le altre leggi della scienza. Il riduzionismo minore è la dottrina molto meno interessante secondo la quale le cose si comportano così a causa delle proprietà dei loro costituenti: un diamante, a esempio, è duro perché gli atomi di carbonio di cui è composto si adattano con precisione gli uni agli altri. Il riduzionismo maggiore e minore, vengono spesso confusi, perché gran parte del processo riduttivo della scienza si è concentrato sui quesiti relativi agli elementi costitutivi delle cose, ma l'uno è molto diverso dall'altro.
Il riduzionismo minore non merita una strenua difesa. A volte si possono spiegare le cose studiandone gli elementi costitutivi, a volte no. Quando Einstein illustrò le teorie del moto e della
gravitazione di Newton, non stava facendo del riduzionismo minore.
La sua spiegazione non si basava su una teoria relativa agli elementi costitutivi di qualcosa, bensì su un nuovo fisico, il principio generale della relatività che è espresso nella sua teoria dello spazio-tempo curvo. In effetti, il riduzionismo minore in fisica ha probabilmente fatto il suo tempo. Come non ha senso parlare della durezza, della temperatura o dell'intelligenza di singole particelle "elementari", non è neanche possibile dare un preciso significato a enunciati su particelle formate da altre particelle. Diciamo imprecisamente che un protone è formato da tre quark, ma se si osserva bene un quark, lo si vedrà circondato da una nube di quark e antiquark e di altre particelle, occasionalmente legate in protoni; così almeno per un momento potremmo dire che il quark è costituito da protoni. È del riduzionismo maggiore, piuttosto che di quello minore, che val la pena di continuare a discutere.
Poi c'è un'altra distinzione, che non viene quasi mai ricordata, fra riduzionismo come programma di ricerca scientifica e riduzionismo come modo di vedere la natura. Per esempio, l'ottica riduzionista sottolinea che il tempo atmosferico si comporta così a causa dei principi generali dell'aerodinamica, del flusso delle radiazioni, ecc. (nonché di accidenti storici come le dimensioni e l'orbita della terra), ma per prevedere il tempo di domani può essere più utile prendere in considerazione i fronti freddi o i temporali. Ma se anche non fosse una buona guida a un programma di previsioni del tempo, il riduzionismo insegna che non ci sono leggi atmosferiche autonome che siano logicamente indipendenti dai principi della fisica. Che aiuti o meno i meteorologi a tenerlo presente, i fronti freddi sono così a causa delle proprietà dell'aria e del vapore acqueo ecc., i quali a loro volta sono così per via dei princìpi della chimica e della fisica. Non conosciamo le leggi ultime della natura, ma sappiamo che non sono espresse in termini di fronti freddi o temporali.
Si può illustrare l'ottica riduzionista immaginando tutti i princìpi della scienza come dei punti su un enorme grafico, con delle frecce dirette verso ogni principio provenienti da tutti gli altri princìpi che lo spiegano. La lezione della storia è che queste frecce non formano insiemi separati e non collegati, che rappresentano le scienze che sono logicamente indipendenti, e che non si muovono a caso. Piuttosto, esse sono tutte collegate e se si seguono a ritroso, sembrano scaturire da una fonte comune, una legge ultima di natura che Dyson chiama "un insieme finito di equazioni fondamentali". Diciamo che un concetto è a un livello superiore o inferiore rispetto a un altro, se è governato da princìpi che sono più lontani o più vicini a questa fonte comune. Quindi il riduzionista considera le teorie generali che governano l'aria, l'acqua e la radiazione a un livello più profondo delle teorie sui fronti freddi o sui temporali, non nel senso che sono più utili, ma soltanto nel senso che queste ultime si possono intendere in linea di principio come conseguenze matematiche delle prime. Il programma riduzionista della fisica è la ricerca della fonte comune di tutte le spiegazioni.
Per quanto ne so, le obiezioni di Dyson sono dirette interamente al riduzionismo come programma di ricerca, piuttosto che come visione del mondo. Si rammarica che Einstein e Oppenheimer (negli ultimi anni) non si siano interessati di cose eccitanti come i buchi neri e lo imputa al fatto che credevano che "l'unico problema degno dell'attenzione di un fisico teorico serio fosse la scoperta delle equazioni fondamentali della fisica". Si tratta di una critica piuttosto debole. Dyson non mette in dubbio il valore della scoperta delle equazioni fondamentali (come potrebbe?), ma ci dice soltanto che ci sono altre cose a cui pensare in fisica, come i buchi neri. È come se un proibizionista fosse contrario al gin perché, buono com'è, fa dimenticare alla gente il succo d'arancia. E non sono neanche sicuro che Dyson abbia completamente ragione a portare Einstein e Oppenheimer come esempi del pericoloso fascino del riduzionismo.Ricordo che quando mi stavo specializzando a Princeton, frequentavo i seminari dell'Institute for Advanced Study, dove insegnava Dyson e di cui Oppenheimer era il direttore. Sedevo sempre in fondo senza intervenire, mentre Oppenheimer si piazzava in prima fila e intavolava dettagliate conversazioni tecniche con l'oratore, qualunque fosse l'argomento della lezione. Sembrava interessarsi a tutto quello che accadeva nel campo della fisica, non solo nell'avanguardia riduzionista. Infatti, anche negli anni '20 e '30, proprio quando stava portando avanti le sue ricerche migliori, il lavoro di Oppenheimer aveva a che fare, più che con la ricerca delle equazioni fondamentali, con la valutazione delle conseguenze delle teorie esistenti. Quando conobbi Oppenheimer, le sue ricerche erano già finite e credo che lui lo spiegasse anche a se stesso nel modo indicato da Dyson: ma sospetto che in realtà lui fosse diventato troppo famoso e troppo impegnato per avere il tempo di fare ancora ricerca.Quella di Einstein è un'altra storia. Non si era mai immerso come Oppenheimer in ricerche di fisica di altri. Lo storico della fisica Gerald Holton ha dimostrato alcuni anni fa che Einstein non fu influenzato significativamente dall'esito delle ricerche sperimentali di Nicholson e Morley, che vengono spesso indicate come il punto di svolta che portò alla relatività speciale. Penso che Einstein avesse delle riserve sui buchi neri, non perché non li trovasse interessanti, ma piuttosto per la stessa ragione per cui io e molti altri li troviamo interessanti: suggerivano una lacuna della sua amata teoria generale della relatività. La fisica di tipo riduttivo era servita egregiamente a Einstein fino agli anni '20 e non aveva torto a cercare di continuare in quel filone, quanto piuttosto a presupporre che i temi adatti alla ricerca di base sarebbero rimasti quelli della sua giovinezza: gravitazione ed elettromagnetismo. Restrinse i suoi orizzonti, continuando a perseguire il falso obiettivo di unificare gravitazione ed elettromagnetismo, e rimase tagliato fuori dall'entusiasmante lavoro sui raggi cosmici, le particelle elementari e la teoria quantistica dei campi, che finirono per portare all'unificazione del modello standard. Il suo vero errore è stato quello che rischiamo tutti di fare: invecchiare.Molte delle critiche al riduzionismo sono in realtà soltanto critiche al riduzionismo come programma di ricerche. Un buon esempio è costituito dalla obiezione sollevata dalla filosofa morale Mary Midgley. Nel suo articolo contenuto negli atti del congresso al Jesus College, si chiede: "Che possiamo dire, ad esempio, di una sentenza fattuale come "Finalmente è stato concesso a George di andarsene a casa dalla prigione la domenica"? Il linguaggio della fisica come riporterà il significato di "domenica", "a casa", "concesso", o "prigione"? Oppure "finalmente"? 0 anche "George"?". Questa critica colpirebbe nel segno se ci fossero fisici che cercano di utilizzare la fisica a questo scopo, ma io non ne conosco. Non è che (come hanno messo in rilievo al congresso Atkins e i
filosofi Paul e Patricia Churchland) le prigioni, la gente e i temporali sono troppo complessi perché possiamo prevederne il comportamento seguendo il moto delle particelle elementari che li compongono. È anche questione di ciò che ci interessa. Qui la parola chiave è "emergenza". Trattando con sistemi sempre più complessi, vediamo emergere da essi dei fenomeni che sono molto più interessanti di una montagna di dati elaborati dal computer che descrivono ogni possibile movimento di ciascuna particella del sistema. La mente è un fenomeno che emerge dalla biologia degli animali complessi, così come la vita è un fenomeno che emerge dalla chimica di molecole complesse. Ci interessa sapere se George è contento di essere uscito di prigione in modo diverso da come ci interessano le sue cellule nervose, e le sue cellule nervose ci interessano in modo diverso da come ci interessano gli elettroni, i protoni e i neutroni di cui sono formate. Ma fenomeni come la mente e la vita emergono. Le regole cui obbediscono non sono verità indipendenti, ma derivano dai princìpi scientifici a un livello più profondo; a parte gli accidenti storici, che non si possono spiegare per definizione, il sistema nervoso di George e dei suoi amici si è evoluto fino a ciò che è ora interamente a causa dei princìpi della fisica e della chimica macroscopiche; le quali a loro volta sono ciò che sono interamente a ragione dei princìpi del modello standard delle particelle elementari.
La visione globale riduzionista non ci aiuta a capire George, quanto piuttosto esclude altri tipi di approccio. In ogni branca della scienza si formulano e si verificano delle generalizzazioni che talvolta vengono elevate al rango di princìpi o leggi. La biblioteca dell'Università del Texas ha trentacinque libri intitolati Principles of Chemistry e diciotto libri intitolati Principles of Psychology. Ma non ci sono dei principi di chimica che si reggono per conto loro, senza bisogno di essere spiegati riduttivamente dalle proprietà degli elettroni e dei nuclei atomici, e allo stesso modo non ci sono princìpi di psicologia autonomi, nel senso che non debbano in fondo essere capiti tramite lo studio del cervello umano, il quale a sua volta si comprende sulla base della fisica e della chimica. A dispetto di Henri Bergson e Darth Vader, non c'è forza vitale. Questa è la preziosa prospettiva negativa fornita dal riduzionismo. Midgley potrebbe forse ribattere che non conosce filosofo antiriduzionista il quale pensi che ci sono princìpi di psicologia autonomi. Forse no, sebbene molti dei nostri concittadini credano ancora che George si comporti così perché ha un'anima governata da leggi che non hanno nulla a che fare con quelle che governano le particelle o i temporali. Ma lasciamo perdere. Infatti, sospetto che Midgley condivida la visione globale del riduzionismo maggiore, ma ritenga che non sia onesto esporla così. Comunque, Midgley deve spingersi in direzioni particolari per cercare esempi orribili di riduzionismo. Uno dei suoi bersagli è B.F. Skinner, arcibehaviorista e capoaddestratore di piccioni. Condivido la sua antipatia per il rifiuto di Skinner di trattare con la coscienza nel suo lavoro. Ma perché lo cita nella critica del riduzionismo? Per quanto ne so, Skinner non si occupò molto di scienze come la biologia evolutiva o la neurologia, che potevano fornire spiegazioni riduttive dei principi della psicologia. Ho sempre pensato che il problema di Skinner non fosse il riduzionismo, ma il positivismo, per il quale la scienza dovrebbe occuparsi solamente di ciò che si può osservare direttamente, come il comportamento. Il positivismo di solito conduce lontano dal riduzionismo; per esempio, all'inizio di questo secolo portò l'eminente fisico-filosofo viennese Ernst Mach a respingere l'idea degli atomi perché non si potevano osservare direttamente. Forse so perché Midgley ha scelto Skinner come riduzionista cattivo. Skinner ha escluso la coscienza dalla sua concezione della mente e la coscienza costituisce la maggiore sfida al riduzionismo. E' difficile vedere come i normali metodi scientifici si possano applicare alla coscienza, perché è l'unica cosa che conosciamo direttamente senza passare per i sensi. Peter Atkins ha ingaggiato una splendida polemica riduzionista al Jesus College, che mi sono molto divertito a leggere. Con la loro fede implicita nel riduzionismo, gli scienziati hanno il privilegio di trovarsi sulla cima della conoscenza, e di vedere più avanti nella verità rispetto a qualunque loro contemporaneo." Dagli addosso, Peter! Ma mi pare che Atkins non sia abbastanza sensibile ai problemi che circondano la coscienza. Non capisco come qualcuno che non sia George possa sapere cosa prova George. Ma d'altra parte, non mi è difficile credere che, almeno in linea di principio, un giorno saremo in grado di spiegare tutto il comportamento di George in modo riduttivo, compreso ciò che dice di provare, e che la coscienza sarà una delle idee emergenti di livello superiore che compariranno nella spiegazione.
Nei loro articoli negli atti del convegno, i neuroscienziati Gerald Edelman e Oliver Sacks danno secondo me troppo risalto alle presunte implicazioni antiriduzioniste delle nuove idee sul cervello.
Nell'articolo scritto con Giulio Tononi, Edelman illustra la sua "teoria della selezione dei gruppi neuronali", in base alla quale il cervello non funziona secondo un programma predefinito, ma piuttosto secondo un programma che si sviluppa attraverso una sorta di selezione naturale nel corso della vita dell'organismo. Sostiene poi in un altro articolo della raccolta che "il genere di riduzionismo che fu la condanna dei pensatori dell'illuminismo è confutato dalle prove emerse dalle neuroscienze e dalla fisica moderna.È mia ferma convinzione che non si possa interpretare una persona in soli termini molecolari, fisiologici o di teoria dei campi. Edelman è un eminente scienziato e il suo "darwinismo neurale" può essere un grande passo avanti nella teoria della mente; ma quando esamina le basi di una visione scientifica globale, non vedo quale sia la differenza fra una selezione naturale per milioni di anni che produce un sistema operativo mentale che è fissato alla nascita o una selezione naturale che va avanti per milioni di anni e che continua per alcuni decenni dopo la nascita. Il darwinismo neurale potrà anche escludere alcune teorie riduzioniste della mente, del genere di quelle basate sulle analogie con l'intelligenza artificiale, ma non elimina la speranza di altre concezioni interamente riduzioniste dell'intelligenza. Quando Edelman dice che una persona non si può ridurre a interazioni molecolari, dice forse qualcosa di diverso (se non per grado) da un botanico o da un meteorologo che affermano che una rosa o un temporale non si possono ridurre a interazioni molecolari? Si può anche pensare che sia sciocco seguire programmi di ricerca riduzionisti su sistemi complessi che sono fortemente condizionati dalla storia, come i cervelli, le rose o i temporali. Ma non è mai sciocco il punto di vista offerto dal riduzionismo, secondo il quale, a parte gli accidenti storici, queste cose sono in fondo fatte così a causa dei princìpi fondamentali della fisica. Roger Penrose si è allontanato qualche tempo fa dalle sue interessanti ricerche sulla fisica matematica per riflettere sulla mente. Come nei suoi libri precedenti, al convegno del Jesus College ha sostenuto che "la fisica classica [cioè pre-quantistica] sembra incapace di spiegare un fenomeno tanto misterioso come la coscienza". Penso che Edelman sia d'accordo con Penrose perché trova poco congeniale il determinismo della fisica classica. Il determinismo è logicamente distinto dal riduzionismo, ma le due dottrine tendono ad andare insieme, perché il fine riduzionista della spiegazione è legato all'idea determinista della previsione; verifichiamo le nostre spiegazioni in base alla loro capacità di fare previsioni corrette. Questo deve essere ciò che intende Edelman quando dice che la fisica moderna (cioè la meccanica quantistica) confuta le idee illuministe del riduzionismo.
Ovviamente, tutto si riduce, in definitiva, alla meccanica quantistica; il problema è se la meccanica dei quanti apparirà direttamente nella teoria della mente e non soltanto nelle teorie di livello più profondo, come la chimica sulla quale sarà basata la teoria della mente. Forse Edelman e Penrose hanno ragione, ma ne dubito. Sono proprio quei sistemi che possono essere approssimativamente descritti dalla meccanica classica pre-quantistica a essere così sensibili alle condizioni iniziali da risultare imprevedibili, per scopi pratici. Nella meccanica quantistica, i sistemi isolati sono governati da un'equazione (l'equazione di Schroedinger), le soluzioni sono in senso stretto assolutamente deterministiche e mai caotiche. Le famose incertezze sulla posizione e velocità delle particelle indicate da Heisenberg, non emergono in sistemi isolati, ma solo quando lasciamo che il sistema interagisca con il dispositivo di misurazione. C'è un altro motivo che spiega in parte l'opposizione al riduzionismo, e specificamente alla prospettiva offerta dal riduzionismo maggiore. È che questa prospettiva elimina gran parte delle tradizionali motivazioni per credere in Dio. Questo è particolarmente vero, a esempio, per uno dei grandi episodi riduzionisti nella storia della scienza: prima Darwin e poi Wallace hanno spiegato l'evoluzione dell'adattamento come conseguenza dell'ereditarietà e della selezione naturale; poi i biologi del XX secolo hanno spiegato l'ereditarietà come frutto di geni e mutazioni; infine Crick e Watson hanno spiegato il meccanismo genetico come conseguenza della struttura della molecola del DNA, che con un computer sufficientemente potente si potrebbe spiegare come soluzione dell'equazione di Schroedinger. Vaclav Havel ha detto che la corrosione della fede religiosa è uno dei motivi per cui nutre delle riserve su gran parte della scienza. In un articolo del 1987 ha lamentato il fatto che la scienza moderna "cancella come pura fiction perfino le basi più intime del nostro mondo naturale; uccide Dio e prende il suo posto sul trono vacante ... ".Successivamente, in un discorso che ha avuto ampia eco, ha aggiunto che "possiamo anche sapere dell'universo infinitamente più dei nostri antenati, però è sempre più chiaro che loro sapevano qualcosa di più essenziale di noi, qualcosa che a noi sfugge".
D'altra parte, alcuni sono attratti dalla scienza riduzionista esattamente per lo stesso motivo. È una vecchia storia questa. Nell'oceano di Talete non c'era posto per Poseidone. Nell'epoca ellenistica, Epicuro adottò la teoria atomistica di Democrito come antidoto alla fede negli dei dell'Olimpo. Penso che Midgley abbia assolutamente ragione quando sostiene che gli scienziati sono spesso spinti nel loro lavoro da motivi di questo genere. Ovviamente, nulla di tutto ciò riguarda la questione se l'ottica riduzionista sia corretta o no. E visto che in effetti è corretta, faremmo meglio tutti a imparare a conviverci.
C'è un limite nella visione scientifica globale che sono lieto di riconoscere. La scienza può anche dirci come si spiega o come si ottiene ciò che riteniamo importante, ma non potrà mai dirci cosa dovremmo ritenere importante. Una affermazione morale o estetica non è del genere che si può definire vera o falsa. Penso che Midgley sarebbe d'accordo, ma non sono sicuro che lo sarebbero Atkins, né molti altri. Secondo la stampa britannica, il vescovo di Edimburgo avrebbe recentemente sostenuto che, visto che la gente è geneticamente predisposta all'adulterio, la chiesa non dovrebbe condannarlo. Qualunque cosa si pensi dell'adulterio, semplicemente non ha senso trarre lezioni morali dalla genetica. Ronald Reagan fece lo stesso errore, quando sostenne che si dovrebbe proibire l'aborto perché la scienza non ha ancora deciso se il feto è vivo. Indipendentemente dalla definizione di scienza che gli scienziati possono decidere di dare e indipendentemente dal momento della gravidanza in cui il feto comincia a corrispondere a quella definizione, la questione del valore che dovremmo attribuire a un uovo umano appena fecondato è interamente soggetta al giudizio morale dell'individuo. (Non che questo sia l'unico punto in discussione nella questione dell'aborto, né quello che motiva necessariamente i suoi oppositori). La scienza non può nemmeno giustificare la scienza; la decisione di esplorare il mondo come ci è mostrato dalla ragione e dalla sperimentazione è morale, non scientifica.
Nessuno dei partecipanti al convegno del Jesus College sembra aver esaminato il problema davvero urgente che deve affrontare il riduzionismo: vale quello che costa? Dopo tutto, ci sono molte ragioni concorrenti per fare scienza. Parte della ricerca (a esempio, la medicina, settori della chimica) viene fatta per motivi pratici o per l'applicazione in altri campi. Parte (a esempio, di nuovo la medicina, soprattutto la psichiatria e la biologia, l'evoluzione umana) viene fatta perché siamo naturalmente interessati a noi stessi. Parte tratta di cose (a esempio, la mente, i buchi neri, la superconduttività) così strane e avvincenti che non possiamo fare a meno di tentare di capirle. Parte della ricerca viene fatta perché sospettiamo che i fenomeni studiati (a esempio, di nuovo la superconduttività, la turbolenza, le proporzioni fra i sessi nelle popolazioni animali) troveranno spiegazioni meravigliose dal punto di vista matematico. Tutti questi tipi di ricerca competono per i fondi con la ricerca che si fa perché ci avvicina all'obiettivo riduzionista di scoprire le leggi della natura che sono il punto di partenza di tutte le catene esplicative.
Il problema che la scienza si trova ad affrontare non è (come sembrano credere la maggior parte dei partecipanti al convegno del Jesus College) che l'imperativo riduzionista sta mettendo in discussione il resto della scienza. Pochi, forse nessuno di coloro che come me si interessano alla ricerca delle leggi della natura, dubitano della validità delle altre ragioni per fare ricerca. (Sospetto anzi che finirò per pensare che la ricerca sul cancro o sulle malattie cardiache sia più importante di ogni altra cosa). Il problema è che alcuni, compresi degli scienziati, negano che la ricerca sulle leggi ultime della natura abbia un suo speciale valore, valore che dovrebbe essere preso in considerazione anche quando si decide come si finanzia la ricerca. Attualmente la ricerca delle spiegazioni ultime ha luogo principalmente nel campo della fisica delle particelle elementari.
Ma questo tipo di ricerca è diventata molto costosa, perché le leggi della natura si rivelano più chiaramente nella collisione delle particelle in acceleratori ad alta energia, piuttosto che in ciò che succede intorno a noi nella vita di tutti i giorni. Qui è importante anche la cosmologia. Come ha ricordato al convegno John Barrow, per capire il mondo dobbiamo conoscere non solo le leggi della natura, ma anche le condizioni iniziali. Alcuni teorici sperano che le condizioni iniziali si possano alla fine derivare dalle leggi naturali, ma siamo molto lontani dall'obiettivo. Anche la ricerca cosmologica è molto costosa e richiede osservatori come Hubble, COBE e AXAF che sono portati oltre l'atmosfera terrestre da satelliti artificiali.
Questo genere di ricerca sta lentamente fermandosi negli Stati Uniti per questioni di bilancio. Il progetto Supercollider è stato cancellato, in parte perché si è detto che quel genere di ricerca è meglio svolgerla nei laboratori esistenti o nel quadro di collaborazioni internazionali; ma lo stesso Congresso che ha cancellato il Supercollider ha anche tagliato i fondi ad altri laboratori nazionali e l'attuale Congresso non si è mostrato ansioso di collaborare con l'Europa, che sta costruendo il prossimogrande acceleratore vicino a Ginevra, il Large Hadron Collider.
Nei dibattiti su come ripartire i finanziamenti, hanno svolto e svolgono un ruolo importante gli scienziati, fra cui alcuni fisici che sono contrari a spendere per le particelle elementari. In parte,
questi scienziati sono di questa opinione perché sperano che il denaro venga speso per ricerche nei loro campi, speranza che è stata delusa quando i fondi risparmiati cancellando il progetto del
Supercollider sono scomparsi nel bilancio generale. Ma c'è anche una vera mancanza di apprezzamento per la tradizione riduzionista ella scienza, tradizione che è rappresentata nel nostro tempo dalla fisica delle particelle elementari e dei campi. È bene che persone di talento come quelle riunite al convegno del Jesus College discutano di riduzionismo, ma mi sarebbe piaciuto che il loro dibattito fosse andato al cuore del problema.