…piagnini.
C’era uno schema come prestabilito, un canovaccio scontatissimo a chiosa dell’eliminazione italiana per mano della Corea. C’era un copione rispettato, secondo il quale la frignata collettiva sarebbe naturalmente servita come autoassoluzione; e per l’autoassoluzione serviva il capro espiatorio, e quindi l’arbitro Byron Moreno, con i suoi fili da burattino, e do conseguenza i burattinai, i mandanti senza volto, il complotto che poteva che poteva spiegare il fallimento senza che ci fossero i falliti.
Poi il copione prevedeva la contromossa, ossia il corsivo del giorno dopo, ossia il corsivetto molto distaccato, molto fichetto, dolcemente snob: questi divi in mutande, questi fidanzate di letterine, questi piagnoni senza dignità, che figura ci hanno fatto fare con le loro acconciature da sfilata e la loro burinissima acqua santa.
Bella predica, per esempio da un Michele Serra, per citare il più illustre, per citare uno che non va ai girotondi.
E quanti pensano, a sinistra, che la sinistra abbia perso perché dall’altra parte hanno le tivù e hanno i giornali e hanno il cinema e hanno il Milan e raccontano balle e la gente sciocca ci crede. Un Byron Moreno lo si trova sempre, volendo. Lo trovò anche Berlusconi, che per cinque anni si è considerato all’opposizione per un difetto di legge elettorale, e per cinque anni è andato avanti a dire che aveva preso più voti lui. E non mancò di parlare di brogli. E a proposito di brogli, questo è un paese repubblicano in seguito a un referendum di cui i monarchici non riconobbero mai la regolarità: anche loro ebbero il gol annullato.
I calciatori sono soltanto l’ultimo caso conclamato, e comodo da sottolineare. Ma l’artista fatto fuori dalla tv dice di essere “scomodo”. Lo scrittore fatto fuori dalla mitica cinquina dice che gli altri avevano amicizie altolocate. Il regista con trenta spettatori ce l’ha con le major che americanizzano il pubblico. Il candidato trombato ce l’ha con il partito che non lo ha sostenuto.. Il partito non ce l’ha con nessuno: il partito fa conti creativi, e vince sempre.
Come la stampa sportiva, che per anni ci ha fatto credere che il nostro fosse il campionato più bello del mondo, e il più difficile; il nostro il calcio migliore e la nostra critica sportiva la più preparata e indipendente. Non si chiede com’è che sono circa 10 anni che non si vince la Coppa dei Campioni, che nelle altre coppe europee facciamo pena. Che le nostre grandi squadre sono piene di calciatori stranieri superpagati. E, per rimanere ai mondiali persi, non si chiede perché mai ci è toccata la Corea del sud.
Sottolineo, arraffata per grande regalo piovuto dal cielo.
saluti




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