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    La Terra potrebbe sopravvivere all’esplosione del Sole

    di Antonio De Blasi


    Immagine tratta dal sito http://www.thebest3d.com/

    Quando una stella si avvicina alla propria fine, diventa una gigante rossa. E per i pianeti che orbitano intorno, se esistono, non sono bei momenti. Fra 5 miliardi di anni il nostro Sole diventerà una gigante rossa, e i pianeti più interni verranno vaporizzati. Compresa la Terra.
    O forse no. Il destino che attende il nostro mondo (anche se noi non ci saremo più) potrebbe non essere così infausto. La speranza viene, infatti, dalla scoperta di un pianeta gassoso, V391 Pegasi b, che orbita tranquillamente intorno a un astro morente, la stella V391 Pegasi, a circa 4.500 anni luce da noi. Ad averlo individuato è un team di astrofisici guidati da un italiano, Roberto Silvotti dell’Inaf-Osservatorio di Capodimonte. La scoperta è pubblicata sull’ultimo numero di Nature.

    V391 Pegasi è una stella di 10 miliardi di anni, con una massa pari alla metà di quella del Sole e una temperatura superficiale di 30 mila gradi. Una volta esaurita, nel nucleo, la sua riserva di idrogeno, si è espansa, aumentando di volume, diventando più luminosa ma anche più fredda e più rossa. “La scoperta dimostra, per la prima volta, che un pianeta come Pegasi b, distante appena 1,7 volte la distanza media della Terra dal Sole, può sopravvivere alla drammatica fase di gigante rossa” spiega Silvotti. Quando il nostro Sole giungerà alla fine del ciclo, le possibilità sono due: il vento solare e la riduzione dell’attrazione gravitazionale potranno spingere la Terra su un’orbita più esterna, dove sarà solo sfiorata dagli «eventi». Seconda possibilità, resterà nella sua orbita attuale. In tal caso, insieme a Mercurio e Venere, verrà inghiottita dal Sole e vaporizzata. La “fortuna” di Pegasi b potrebbe far propendere per la prima ipotesi: se la Terra avrà modo di allontanarsi fino a circa il doppio della sua attuale distanza dal Sole, potrà forse continuare a esistere.

    http://blog.panorama.it/hitechescien...ione-del-sole/

    Dal sito http://blog.panorama.it/

  2. #72
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    Venere, analizzati i dati della sonda europea

    ROMA- Venere assomiglia alla Terra molto di più di quanto si pensasse, a dispetto delle estreme differenze fisiche e climatiche esistenti tra i due pianeti. È quanto emerge da una serie di ricerche, tra queste anche una italiana dell’Inaf-Iasf di Roma, che saranno pubblicati su Nature, nelle quali viene presentato quanto risulta dall’analisi dei dati raccolti dalla sonda europea Venus Express durante il suo primo anno di missione. Lanciata nel novembre 2005 Venus Express è la prima missione, in 25 anni, ad essere dedicata allo studio dell’atmosfera venusiana e del plasma.

    I dati raccolti dalla sonda ci danno l’immagine attuale del pianeta, ma potenzialmente possono rivelare come si è evoluto Venere, in milioni di anni, fino ad oggi, con le sue estreme condizioni fisiche ed atmosferiche. Gli scienziati definiscono Venere e la Terra «pianeti gemelli», forse perché una volta erano simili, fino a quando si sono evolutivamente e drammaticamente discostati l’uno dall’altro.

    Haekan Svedhem e colleghi, Esa/Estec, Noordwijk, Olanda, autore di una delle ricerche, entra nel merito delle scoperte e insieme agli altri ricercatori-autori spera che i processi fisici e atmosferici svelati da Venus Express possano aiutare a capire la diversa evoluzione dei due pianeti.

    Nature offre una panoramica delle ricerche che verranno pubblicate: due studi di S. Barabash e colleghi, Swedish Instihannute of Space Physic, Kiruna, Svezia, indagano sull’interazione dell’atmosfera con l’ambiente spaziale circostante: studiando in che modo le particelle fuggono dall’atmosfera venusiana, hanno scoperto che le particelle dominanti sono ioni di ossigeno, elio e idrogeno. Questo potrebbe aiutare a spiegare come Venere ha perso la sua acqua primordiale che è «volata» nello spazio. Infatti, Venere non avendo un campo magnetico interno, il vento solare, un «torrente» di particelle cariche proveniente dal Sole, può interagire direttamente con l’atmosfera.


    Immagine tratta dal sito http://nssdc.gsfc.nasa.gov/

    Il gruppo diretto da T. Zhang e colleghi ha, invece, scoperto che il vento solare è completamente deflesso, anche quando il Sole è al suo minimo di attività, e, quindi, nell’atmosfera entra poco vento solare. C.T. Russel e colleghi Ucla, LosAngeles, California, sulla base dei dati, evidenzia definitivamente l’esistenza di lampi su Venere e conferma la presenza di onde elettromagnetiche che viaggiano nella ionosfera, la parte più esterna dell’atmosfera. Altri due studi, invece, riguardano dettagliatamente le regioni polari del pianeta. Osservazioni precedenti avevano già rivelato la presenza di un vasto vortice costituito da nubi in rotazione.

    Nella sua ricerca Giuseppe Piccioni e colleghi, Inaf-Ias, Roma Italia, hanno focalizzato l’attenzione sulla presenza di un vortice simile al Polo sud venusiano, anch’esso rotante ma leggermente più veloce.

    W.J. Markiewicz e colleghi Max-Plank Institute for Solar System Research, Katlenburg-Lindau, Germania hanno studiato nel dettaglio le dinamiche degli strati più alti delle nuvole ed hanno scoperto che la regione meridionale polare è molto variabile, con cambiamenti repentini e drammatici forse dovuti all’immissione di ossido di zolfo dal basso.

    Nella rassegna seguono ancora altre ricerche: quella di P. Drossart e colleghi, Oservatoire de Paris Lesia, Meudon, che hanno osservato i picchi di emissione giorno e notte-giorno dei livelli di ossigeno e anidride carbonica nell’atmosfera superiore di Venere, la regione di transizione tra l’atmosfera più bassa e lo spazio.

    Lo studio di Jean-Loup Bertaux e colleghi , Cnrs, Verriers-le Buissons France, riferisce di aver scoperto inaspettatamente uno strato caldo nell’alta atmosfera, a 90-120 chilometri dalla superficie nel lato notte del pianeta, una regione che si pensava fosse così fredda che era stata chiamata «criosfera». Infine, M. Paetzold e colleghi, University of Cologne, Germania, che presentano i risultati dell’eco radio fatto al centro dell’atmosfera, che ha permesso di creare un profilo accurato delle temperature a latitudini differenti.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...3&sezione=News

    Dal sito http://www.lastampa.it/

 

 
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