Il capo della Lega gela anche il suo ministro: «Pensi al Lavoro e lasci a me queste cose: alle urne possono andare solo i cittadini italiani»
Bossi: «Ma ogni Stato deve restare padrone in casa sua»
«Obblighiamo l’Unione a intervenire con i finanziamenti per la polizia di confine»
MILANO - La linea dura nella lotta ai clandestini passa a fatica nel vertice europeo di Siviglia per l’opposizione della Francia guidata ora dal centrodestra. Ma è una «resistenza» che non preoccupa Umberto Bossi. E nell’intervista che segue il leader leghista spiega il suo punto vista: se l’intesa tra partner non ci sarà, nessun problema. La gestione di questo problema, dice, può restare nelle mani degli Stati nazionali, l’Europa tutt’al più potrà dare i soldi per potenziare la polizia di confine. Ministro Bossi la Francia di Chirac si mette di traverso...
«Beh la cosa non mi preoccupa. E’ meglio che ogni Paese controlli i propri confini».
Ma la lotta ai clandestini non è questione europea?
«Chi l’ha detto? Vi è arrivata adesso. Ripeto: ogni Paese controlli casa sua. Se la questione finisce in Europa siamo finiti».
Perché?
«Laggiù c’è ancora la tecnocrazia. C’è ancora gente come Prodi che è d’accordo con quanti vogliono l’immigrazione selvaggia per scardinare il sistema così come si è organizzato in Occidente. Noi abbiamo cercato di trovare in Europa un minimo di coordinamento, di regole condivise. Abbiamo tentato di premiare o escludere quei Paesi che rispettano le regole e comprendono che per noi l’immigrazione clandestina è la morte. Lo spirito della legge che abbiamo approvato da poco va in quella direzione: aiutare quei Paesi da cui arrivano i clandestini se contrastano efficacemente il fenomeno».
Ma la linea dura di Spagna, Italia e Gran Bretagna stenta ad avere consensi in Europa...
«Chiariamo subito: l’Europa non può avere quella competenza. Si dovrebbero riscrivere tutti i trattati internazionali. Aggiungo che per deliberare occorre l’unanimità nel voto, tra i Paesi membri. Se un Paese non è d’accordo, tutto finisce in niente. Se la Francia non è d’accordo va benissimo. Vuole dire che la questione dell’immigrazione resta nelle mani dei singoli Stati nazionali, i quali faranno funzionare le loro polizie. E’ evidente che ciò avrà un costo aggiuntivo. Quel che possiamo fare è obbligare l’Europa a intervenire con i finanziamenti per la polizia di confine. In ogni caso, io non credo a un’Europa fortezza, ecco perché lascerei a ogni singolo Paese la gestione dell’immigrazione».
Perché?
«Inna nzi tutto perché il cittadino si sente più sicuro. Aggiungo che affidare un tema così delicato a un’entità ancora confusa qual è l’Europa è pericoloso. C’è il rischio che si adottino politiche che vanno nel senso opposto: ovvero che aprano, anzi sfondino le frontiere ai clandestini. Il problema vero è che se un Paese fa entrare quella gente a tutta manetta, non essendoci più confini, noi ce li troviamo in casa. Insomma, se non si trova un rimedio identico per tutti c’è il rischio che tutti entrino in crisi».
Oggi (ieri, ndr) il ministro Maroni, leghista come lei, non ha escluso che gli immigrati, se in regola, possano in futuro votare alle amministrative .
«Assolutamente no. E’ la cosa più grave che potrebbe avvenire. La legge prevede che debbano essere cittadini italiani. Quindi se non sono cittadini non votano. Maroni si occupi di lavoro e queste cose le lasci a me. Io una legge del genere non la farò mai. Prima di avere diritto al voto una persona deve dare garanzie che è qui da noi da tanto tempo, che è ben radicato nel nostro Paese. Io sono stato eletto dalla mia gente per difenderla, non mi interessano le balle degli altri che hanno come obiettivo quello di scardinare il sistema».
Domenica c’è l’incontro di Pontida un anno dopo il ritorno della Lega al governo con la Casa delle libertà. E’ tempo di un primo bilancio.
«Siamo un po’ in ritardo sulle riforme istituzionali, anche se era previsto che venissero fatte nel secondo anno della legislatura. Ecco da Pontida io lancerò un messaggio di mobilitazione: da settembre saremo nelle piazze e rilanceremo la battaglia per il cambiamento».
E la legge sulla devolution?
«Ci vorranno ancora alcune settimane, ma sono convinto che il testo ora all’esame della commissione verrà votato dall’aula del Senato e subito dopo incardinato alla Camera. E poi andremo in ferie».
lfuccaro@corriere.it
Lorenzo Fuccaro




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onfida nel passaggio di molti deputati forzisti nel centro, per far valere i suoi ottenendo i risultati.
