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"D’ALEMA TELEFONA AL «CINESE» DA NEW YORK
Fini: il leader della Cgil non va criminalizzato
Scajola: serve unità istituzionale, no ai veleni Rutelli: inaccettabile gettare fango su Sergio

di Antonella Rampino



29 giugno 2002

ROMA. COFFERATI ha la grave responsabilità di alimentare un aspro quanto ingiustificato scontro sociale per ragioni politiche. Tutto questo però non deve autorizzare nessuno a criminalizzarlo». A Gianfranco Fini, vicepremier e presidente di Alleanza nazionale, non è sfuggito che il caso delle nuove lettere nelle quali il professor Marco Biagi chiedeva protezione a Maroni, Casini, Sacconi e Parisi è prontamente diventato il «caso Cofferati». Perché in due di quelle missive spedite per posta elettronica e rese pubbliche solo venerdì c’è un riferimento al segretario della Cgil, sinora non noto e che non corrisponde alle versione attualmente in mano alla magistratura. E perché quel riferimento fa deflagrare la polemica politica non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno della stessa coalizione di governo. Il ministro Scajola auspica: «Occorre grande unità, direi istituzionale, di tutte le forze politiche .

Tutto il resto mi sembra polverone, veleni». Il portavoce di Forza Italia Bondi dichiara a caldo che «quelle lettere sono un documento impressionante: Cofferati non deve sottrarsi a un serio e inevitabile esame di coscienza». Poche ore dopo, è Roberto Antonione a valutarle come «un regolamento di conti interno alla sinistra». In serata, Bossi dirà di non saperne niente: «Sono cose da comunisti...» Ce n’è quanto basta per infiammare la temperatura dei rapporti politici, già tesi per via dell’unità sindacale rotta sulle trattative col governo in tema di lavoro, e proprio a pochi giorni da un incontro decisivo sull’articolo 18, contro il quale la Cgil ha già convocato nuovi scioperi. Dunque, a rincalzare il messaggio di Fini, ribadendolo più volte, arrivano le parole di Ignazio La Russa, e quelle del ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, il quale dice addirittura che «governo e Cgil devono lottare insieme per battere il terrorismo» .

Anche il centrista Rocco Buttiglione invita a toni più pacati, perfino il capogruppo leghista Alessandro Cé nota che «non conviene a nessuno alzare il tono dello scontro». Più forte ancora il richiamo di due destinatari degli appelli del professor Biagi. «Non è giusto far uscire alcune tra le molte e-mail che Marco scriveva, sono estrapolate da un ben più ampia corrispondenza», dice il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi . E Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria: «E’ grave strumentalizzare per fini politici quelle poche righe». Ma per tutta la giornata, tutta l’opposizione esprime la propria indignazione e solidarietà a Cofferati: telefonate personali di Violante, Fassino, chiama anche D’Alema da New York. La Quercia che solo all’inizio di settimana si era divisa e aveva respinto una mozione di solidarietà a Cofferati sull’articolo 18, adesso lo sostiene compatta.

Come pure fa la Margherita, ed è il competitor numero uno di Cofferati a farlo: Francesco Rutelli, che sull’articolo 18 ha ben altra posizione rispetto a quella del Cinese, valuta come «assurdo e inaccettabile che si getti fango su un leader del mondo del lavoro come Sergio Cofferati», specie «in una vicenda come questa, nella quale se c’è un lato oscuro è quello della mancata protezione a Marco Biagi, nonostante le sue angosciate sollecitazioni». L’opposizione reagisce punta sul vivo, perché «è in atto il tentativo di criminalizzare Cofferati», per dirla con Pecoraro Scanio dei Verdi, e «chi strumentalizza il terrorismo cammina su ghiaccio sottile», per dirla col segretario bolognese diessino Mario Zani. L’Ulivo ha chiesto che il governo vada in Parlamento per rispondere a un’interpellanza urgente sulle responsabilità politiche della mancata scorta al professor Biagi. «Il governo ha ripetutamente negato al Parlamento non solo un’indagine conoscitiva, ma anche la relazione sulla scorta a Marco Biagi stesa dal prefetto Sorge al termine dell’indagine amministrativa disposta dal ministro dell’Interno» dice il senatore diessino Walter Vitali.
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Saluti liberali