«La polizia incrimina la legge assolve» era il titolo d’un film di cassetta degli ’70, quando per la prima volta una criminalità spietata ed aggressiva sconvolse la pace delle nostre maggiori città oggi un’ondata shoccante e destabilizzante di «microcriminalità» colpisce anche e soprattutto borghi e paesi avvolgendoli in una cappa di paura che non si ricordava dalla calata dei lanzichenecchi.
Proliferano blindature, allarmi e grate alle finestre, c’è timore tanto di lasciare la casa incustodita quanto d’esservi aggrediti dentro, è una spirale che condiziona ormai pesantemente le scelte e lo stile di vita, come certificano le quotazioni del mercato immobiliare: la casa suburbana con giardino, obbiettivo d’una vita di duro lavoro, è oggi deprezzata a favore dell’appartamento fortificato ed ad un piano elevato nel centro cittadino.
Dunque la libertà e la serenità della gente onesta non valgono nulla, certo meno di quella dei delinquenti: in questo mondo alla rovescia è la gente onesta a vivere dietro le sbarre.
Si potrebbe affermare che la percezione di tutto ciò è finora sfuggita ai vertici politici perché, scortati e protetti nel palazzo, non ne sono minimamente toccati: il solito discorso del distacco tra Paese legale e Paese reale, non è solo questo, non è solo negligenza.
La porzione egemone dell’intellighecja e degli opinion leader di questo Paese è cresciuta pensando che la proprietà fosse furto ed il ladro ridistributore di ricchezza; la paura sopra descritta era bollata come psicosi piccolo borghese, la criminalità diffusa era definita, con malcelata soddisfazione, come corollario inevitabile alla società borghese capitalistica ed industriale (al che la Baronessa obbiettava che nell’età vittoriana, l’apice della società borghese capitalistica ed industriale, la delinquenza nei centri urbani era infinitamente inferiore a quella registrata dopo il 1970). Dai giornali, dalle TV lo predicavano, dagli scranni delle aule giudiziarie lo mettevano in pratica, divenne la prassi, lo chiamavano sociologismo giuridico: il colpevole non era il delinquente ma, per definizione, il sistema, la istanze della vittima invece erano irrilevanti.
In più ci si mette il papismo con le farneticazioni sul perdono, che denunciano la totale estraneità ed ostilità della chiesa cattolica al concetto di stato di diritto, la giustizia è un interesse collettivo di cui la parte lesa non può disporre, né il perdono della vittima estingue il reato.
Se questa è stata la temperie culturale non stupisce che nulla in questo Paese sia meno tutelato della proprietà privata.
Si è creato un circolo vizioso in cui il crimine paga, quelle rare volte che un tipo d’appartamento viene acciuffato il suo soggiorno in questura dura meno di quello della vittima che vi si reca a sporgere denuncia
In questo clima un concetto banale come l’applicazione integrale della legge senza sconti o attenuanti, la famosa “tolleranza zero”, è dirompente quanto efficace, inchiodare un teppistello o ladruncolo alle proprie responsabilità penali funziona ma è uno shoch culturale, indigna i benpensanti; togliere le attenuanti ad un recidivo è considerato barbarie giuridica.
In realtà la cura che il Sindaco Giuliani ha voluto per la sua New York altro non è l’applicazione integrale delle leggi vigenti, nulla di più e nulla di meno di quel che faceva qualsiasi tribunale fino agli anni ’50 del XX secolo.
Qualcuno dirà che applicare la legge è estraneo alla nostra civiltà giuridica, forse è vero ma se civiltà è costringere gli onesti a vivere dietro le sbarre, meglio la barbarie.
Il diritto non è giustizia ma sarebbe opportuno che le somigliasse almeno un po’, oggi alla paura si somma l’irritazione verso uno Stato che non è in grado di assicurare la pubblica sicurezza ma è grottescamente fiscale nel mettere i paletti alla legittima: qui ed ora è più pericoloso il difendersi che l’aggredire.
Ora finalmente la situazione sta modificandosi sotto la spinta d’un opinione pubblica esasperata, se solo 3 anni fa i programmi anticrimine della regione Emilia Romagna si riduceva ad uno psicologo che spiegava alle vittime che in fondo non era poi così tragico l’essere stati scippati, tuttavia trent’anni di follia non si cancellano nello spazio d’un mattino e soprattutto non riguardano il campo d’azione dell’attuale Governo.
Questi può far nuove leggi, può organizzare al meglio le imponenti ma inconcludenti forze di polizia, ma poco o nulla può fare circa l’applicazione e l’interpretazione della legge, in un paese che concede al clandestino la possibilità d’appellarsi al decreto d’espulsione ‘è ben poco da fare.
Un cenno finale ai corpi volontari di vigilanza che l’esasperazione fa sorgere in diversi luoghi.
Il monopolio statale nell’uso della forza è auspicabile ed opportuno, ma a differenza di quello che professano i cultori più o meno inconsapevoli dello stato etico, non è inviolabile, la concezione liberale del contratto sociale prevede prestazioni sinallagmatiche e dunque la possibilità per la parte che non vede soddisfatti le proprie esigenze vitali (l’ordine pubblico è una di queste) di disdire il contratto ed arrangiarsi in attesa di darsi una struttura soddisfacente, se gli uomini rinunciano ad una parte della propria assoluta libertà per ottenere pace e lo stato non è i grado di fornirla converremo tutti ch’è un bel bidone, i cultori dello stato etico ti dicono che, come con le assicurazioni te lo devi tenere, quelli dello stato contrattuale che lo puoi disdire e chiedere i danni.