...…meno tasse.
Grave, gravissimo, illegittimo. A parte “scellerato” e “limaccioso”, Cgil e opposizioni convocate a rapporto da Sergio Cofferati (funzionario Pirelli) non hanno risparmiato gli aggettivi per definire l’accordo su tasse e mercato del lavoro firmato ieri a Palazzo Chigi. Tutti sanno come stanno le cose, anche se pochi giornali liberi oggi lo scriveranno. Questo è un ottimo accordo, avrebbe dovuto essere firmato dai governi dell’Ulivo tre anni fa, se Massimo D’Alema avesse avuto più coraggio e meno sarcasmo. E’ un testo che Romano Prodi (il vincitore del Berlusconi padrone dell’informazione) dovrebbe sottoscrivere d’urgenza, che Tony Blair applaudirà con convinzione riformista. Dà un po’ di respiro ai redditi medio-bassi ed aiuta ad assumere le piccole aziende che sono il dorso duro dell’economia italiana, esportano e hanno seri problemi di competitività. Un accordo che NON TOCCA DIRITTI ACQUISITI e introduce flessibilità per chi è fuori da una regolare occupazione, riformando e modernizzando il settore più vecchio e polveroso del nostro diritto del lavoro. Il patto è anche espressione di una concertazione non consociativa, con chiara assunzione di responsabilità da parte del governo, della Confindustria e delle parti sociali che hanno contribuito LIBERAMENTE a stipularlo.
Stavolta la gran cassa del Cav. Suona forte e bene, e per il paese questo è un momento di onestà verso se stesso e una notevole occasione di sviluppo in condizione di equità sociale.
Le persone che ragionano con la propria testa, i riformatori rompicoglioni, hanno due richieste non onerose, adesso, una per il governo e una per l’opposizione.
Il governo, che è stato coraggioso e intelligente e ha avuto nella Confindustria e nei sindacati socialisti e cattolici alleati preziosi, amministri la vittoria con avvolgente furbizia. Le manovrette politico-sindacali di chi si è tirato indietro per difendere un indifendibile schema classista-consociativo sono di pertinenza della Cgil e dell’opposizione meno intelligente. Ma il patto è di tutti gli italiani, e va gestito e comunicato in nome dell’interesse generale.
Seconda richiesta. Ci risulta che nell’opposizione non tutti abbiano ancora portato il cervello all’ammasso del massimalismo cofferatiano. Gli Enrico Letta, i Tiziano Treu, ma anche i Piero Fassino, i destroni di qualità dei Ds, qualche vecchio dc della Margherita che sa com’è la storia e altri leader del centrosinistra (non il buon Rutelli, che sembra un pugile suonato dentro un tamburo), dovrebbero farsi vivi e dare battaglia, se non vogliono farsi trascinare nella definitiva rovina politica dai referendum Cofferati-Bertinotti- Paolo Cento. E intellettuali consapevoli o giornalisti intelligenti (un Michele Salvati, un Gad Lerner) dovrebbero dirci in tempo, e a chiare lettere, se stanno con l’Italia di Marco Biagi, senza per questo baciare la pantofola di Berlusconi, o con il fantastico ricordo della lotta di classe, baciando la pantofola di Sergio Cofferati.
O se stanno in mezzo, come spesso accade…e accadde......stagionatura alla democristiana.
liberamente da Il Foglio di sabato 6 luglio
saluti




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