vi segnalo un nuovo sito:
www.lavoce.info
mi sembra molto interessante.
saluti


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Troppe voci sul web. L'unica Voce è quella liberale e la trovi qui: www.legnostorto.com![]()
<center>__</center>
<center>PAULER</center>
<center>http://www.webgif.com/flags_ani/austria.gif http://www.webgif.com/flags_ani/europa.gif http://www.webgif.com/flags_ani/italia.gif </center>


bello quel sito, c'è un certo Pauler che scrive proprio bene...![]()
a parte gli scherzi, lavoce sta ottenendo un grandissimo successo, per fortuna; è veramente fatto bene, a mio parere.
ciao


Intervista a Pietro Ichino, padre di un'amica mia e di Alberich.
06-09-2002
Politica del lavoro: tre punti nell'agenda d'autunno Intervista a Pietro Ichino
D. Parliamo delle scadenze in agenda, per la politica del lavoro.
R. Le principali sono tre, di cui due esplicite e una implicita.
D. La prima, ovviamente, è quella dell’attuazione del “Patto per l’Italia”, i disegni di legge n. 848 e 848-bis.
Sì: tutta l’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica si concentrerà su questo punto del programma del Governo, cioè sul d.d.l. n. 848-bis, quello contenente la deroga al_l’art. 18. Su questo si faranno le barricate da una parte e dall’altra; e alla fine non ne sarà valsa la pena né per l’una parte né per l’altra: lo spiega Franco Debenedetti nel suo intervento.
E il secondo punto all’ordine del giorno?
È la riforma dei tempi di lavoro, dell’orario e dei riposi. Di questo nessuno parla; ma sul piano tecnico, del diritto del lavoro, è un punto assai più rilevante. E a ben vedere ha un rilievo notevole anche sul piano della politica del lavoro. Da sinistra non se ne parla, perché in questo armadio la sinistra ha qualche scheletro imbarazzante. A destra non ne sa niente nessuno, a parte il Sottosegretario Sacconi che se ne sta occupando.
Che cosa sta per accadere di importante su questo terreno?
Ne parla Riccardo Del Punta nel suo intervento. Si volta pagina non solo rispetto a una legislazione ormai vecchia di ottant’anni, ma anche rispetto alle polemiche dell’ultimo quinquennio sulle 35 ore. Si armonizza il nostro ordinamento con quello europeo.
Perché questa riforma non l’ha fatta il centrosinistra?
Perché nel 1997, quando era il momento di farlo (anzi: si era già in ritardo di un anno rispetto al termine imposto dalla Direttiva comunitaria n. 104/1993) il centrosinistra si è lasciato indurre da Bertinotti alla “fuga in avanti” delle 35 ore; poi, come era prevedibile, non se ne è fatto nulla, ma non si è fatta neppure la riforma imposta dalla Direttiva comunitaria; e così siamo stati condannati per l’ennesima volta dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo.
Siamo al terzo punto. Di che cosa si tratta?
Dell’assetto della contrattazione collettiva. Si va verso i rinnovi contrattuali in una situazione di divisione tra le confederazioni sindacali maggiori. Questo, in sé, può anche non essere un male per il nostro sistema di relazioni industriali; a patto, però, che si sappia con precisione chi rappresenta chi, chi contratta per chi. Che si sappia, in ciascuna azienda o in ciascun settore dove si stipula un contratto collettivo, chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori e può quindi negoziare con effetti estesi a tutti i rapporti di lavoro individuali.
Non sembra che la Cisl sia favorevole a un intervento legislativo su questo terreno.
Neppure il Governo, se è per questo. Ma Governo e Cisl non possono proporre al Paese la prospettiva di una lunga stagione di accordi separati a tutti i livelli - Cisl che firma da una parte, Cgil che rifiuta dall’altra - senza che si affronti e si risolva finalmente questo problema, lasciando irrisolta la questione posta dall’art. 39 della Costituzione.
La Cgil propone di risolverla con il referendum o la consultazione delle assemblee di base.
Qui, a mio avviso, la Cisl fa bene a dissentire dalla Cgil. La questione della rappresentanza non si può risolvere attribuendo, per legge o per prassi, peso decisivo a una volontà occasionale e volatile della base, quale è quella che può esprimersi di volta in volta in un’assemblea o in un referendum su di una piattaforma rivendicativa o un’ipotesi di accordo. Occorre che ogni tre anni i lavoratori vengano chiamati, in ogni azienda, a scegliere il sindacato da cui intendono farsi rappresentare; e che la coalizione vincente, al livello aziendale o al livello territoriale superiore, possa sperimentare la propria politica contrattuale nel triennio.
Non sembra esserci un clima favorevole alla soluzione di questo problema.
È così. Ma finché questo problema non sarà risolto non ci sarà un vero pluralismo sindacale nel nostro Paese; e l’unica alternativa a una situazione da Dieta polacca, nella quale il dissenso di qualsiasi parte paralizza del tutto le relazioni industriali, sarà un sistema basato sulla scelta discrezionale dell’interlocutore negoziale da parte degli imprenditori o del Governo. Una soluzione, questa, che non può piacere né alla Cgil, né alla Cisl.
Visto? Conosciamo gente famosa!


Intervista a Pietro Ichino, padre di un'amica mia e di Alberich.
06-09-2002
Politica del lavoro: tre punti nell'agenda d'autunno Intervista a Pietro Ichino
D. Parliamo delle scadenze in agenda, per la politica del lavoro.
R. Le principali sono tre, di cui due esplicite e una implicita.
D. La prima, ovviamente, è quella dell’attuazione del “Patto per l’Italia”, i disegni di legge n. 848 e 848-bis.
Sì: tutta l’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica si concentrerà su questo punto del programma del Governo, cioè sul d.d.l. n. 848-bis, quello contenente la deroga al_l’art. 18. Su questo si faranno le barricate da una parte e dall’altra; e alla fine non ne sarà valsa la pena né per l’una parte né per l’altra: lo spiega Franco Debenedetti nel suo intervento.
E il secondo punto all’ordine del giorno?
È la riforma dei tempi di lavoro, dell’orario e dei riposi. Di questo nessuno parla; ma sul piano tecnico, del diritto del lavoro, è un punto assai più rilevante. E a ben vedere ha un rilievo notevole anche sul piano della politica del lavoro. Da sinistra non se ne parla, perché in questo armadio la sinistra ha qualche scheletro imbarazzante. A destra non ne sa niente nessuno, a parte il Sottosegretario Sacconi che se ne sta occupando.
Che cosa sta per accadere di importante su questo terreno?
Ne parla Riccardo Del Punta nel suo intervento. Si volta pagina non solo rispetto a una legislazione ormai vecchia di ottant’anni, ma anche rispetto alle polemiche dell’ultimo quinquennio sulle 35 ore. Si armonizza il nostro ordinamento con quello europeo.
Perché questa riforma non l’ha fatta il centrosinistra?
Perché nel 1997, quando era il momento di farlo (anzi: si era già in ritardo di un anno rispetto al termine imposto dalla Direttiva comunitaria n. 104/1993) il centrosinistra si è lasciato indurre da Bertinotti alla “fuga in avanti” delle 35 ore; poi, come era prevedibile, non se ne è fatto nulla, ma non si è fatta neppure la riforma imposta dalla Direttiva comunitaria; e così siamo stati condannati per l’ennesima volta dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo.
Siamo al terzo punto. Di che cosa si tratta?
Dell’assetto della contrattazione collettiva. Si va verso i rinnovi contrattuali in una situazione di divisione tra le confederazioni sindacali maggiori. Questo, in sé, può anche non essere un male per il nostro sistema di relazioni industriali; a patto, però, che si sappia con precisione chi rappresenta chi, chi contratta per chi. Che si sappia, in ciascuna azienda o in ciascun settore dove si stipula un contratto collettivo, chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori e può quindi negoziare con effetti estesi a tutti i rapporti di lavoro individuali.
Non sembra che la Cisl sia favorevole a un intervento legislativo su questo terreno.
Neppure il Governo, se è per questo. Ma Governo e Cisl non possono proporre al Paese la prospettiva di una lunga stagione di accordi separati a tutti i livelli - Cisl che firma da una parte, Cgil che rifiuta dall’altra - senza che si affronti e si risolva finalmente questo problema, lasciando irrisolta la questione posta dall’art. 39 della Costituzione.
La Cgil propone di risolverla con il referendum o la consultazione delle assemblee di base.
Qui, a mio avviso, la Cisl fa bene a dissentire dalla Cgil. La questione della rappresentanza non si può risolvere attribuendo, per legge o per prassi, peso decisivo a una volontà occasionale e volatile della base, quale è quella che può esprimersi di volta in volta in un’assemblea o in un referendum su di una piattaforma rivendicativa o un’ipotesi di accordo. Occorre che ogni tre anni i lavoratori vengano chiamati, in ogni azienda, a scegliere il sindacato da cui intendono farsi rappresentare; e che la coalizione vincente, al livello aziendale o al livello territoriale superiore, possa sperimentare la propria politica contrattuale nel triennio.
Non sembra esserci un clima favorevole alla soluzione di questo problema.
È così. Ma finché questo problema non sarà risolto non ci sarà un vero pluralismo sindacale nel nostro Paese; e l’unica alternativa a una situazione da Dieta polacca, nella quale il dissenso di qualsiasi parte paralizza del tutto le relazioni industriali, sarà un sistema basato sulla scelta discrezionale dell’interlocutore negoziale da parte degli imprenditori o del Governo. Una soluzione, questa, che non può piacere né alla Cgil, né alla Cisl.
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io, francamente, non so neppure che faccia abbia...


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Quel Pauler è un fenomeno!!!Originally posted by Alberich
bello quel sito, c'è un certo Pauler che scrive proprio bene...![]()
a parte gli scherzi, lavoce sta ottenendo un grandissimo successo, per fortuna; è veramente fatto bene, a mio parere.
ciao![]()
Scherzi a parte, anche a me lavoce piace. Sembra fatto bene anche se qualche appunto lo si può fare alla grafica ed ai colori.
Comunque interessante, molto.
Che ne sai che sta andando molto bene???
Ciao
<center>__</center>
<center>PAULER</center>
<center>http://www.webgif.com/flags_ani/austria.gif http://www.webgif.com/flags_ani/europa.gif http://www.webgif.com/flags_ani/italia.gif </center>


Quel Pauler è un fenomeno!!!Originally posted by Alberich
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a parte gli scherzi, lavoce sta ottenendo un grandissimo successo, per fortuna; è veramente fatto bene, a mio parere.
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Scherzi a parte, anche a me lavoce piace. Sembra fatto bene anche se qualche appunto lo si può fare alla grafica ed ai colori.
Comunque interessante, molto.
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<center>PAULER</center>
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sta andando fantasticamente, ho visto un loro pezzo anche sulla Stampa, e lo sento citare moltissimo. Devo dire che son molto felice.
saluti
m.