Cofferati sembra aver scambiato il suo ruolo di segretario della Cgil con quello di proprietario di un’azienda. Infatti il Cinese sembra non avere l’intenzione di lasciare la poltrona, soprattutto per poter gestire meglio la propria offensiva contro il Governo che gli serve anche per avere la consacrazione definitiva di guida dei DS e della sinistra. Singolare davvero il suo atteggiamento, soprattutto se si considera la sconcertante decisione di prolungare il suo mandato per difendersi dalle accuse di... Marco Biagi. Singolare perché mentre si chiedevano a squarciagola le dimissioni del ministro Scajola nessuno si è chiesto ed ha chiesto le dimissioni di Cofferati da segretario del più grande sindacato italiano. Come se la difesa di Cofferati non debba essere personale, come se Cofferati voglia far identificare il sindacato con la sua persona.
Sul Velino addirittura si è ipotizzata la possibilità che Cofferati possa proseguire anche oltre il mese di ottobre: la commissione di saggi incaricata di indicare il nome del successore ha tempo tre mesi per completare il proprio lavoro, ferie di
agosto escluse. Però, non si può escludere che lo statuto venga ritoccato o interpretato in modo elastico, se Cofferati dovesse decidere di rimanere anche oltre la fine di ottobre. In questo caso, rischierebbe la bruciatura definitiva la candidatura alla successione di Guglielmo Epifani, il delfino designato. Una candidatura che l'ala dura, quella che ha imposto a Cofferati la linea della rottura con il governo, con la Cisl e la Uil e con gran parte dei Ds e pezzi dell'Ulivo, non ha mai digerito fino in fondo. Per il Velino un fatto è certo: Cofferati non parla davvero con il tono di chi sta per lasciare il passo.




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