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  1. #1
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    Predefinito Ricodare Jan Palach, altro che Valpreda o Pannella...

    Una favola, la più bella e al tempo stesso la più tragica dell’ Europa moderna fu quella di Jan Palach. Storici, intellettuali, politici hanno fatto di tutto per non farla conoscere abbastanza, per farla dimenticare in fretta, per nasconderla alle nuove generazioni o perché erano di parte o perché erano troppo ottusi per comprendere fino in fondo quell’ estremo gesto. Credo sopratutto perché ne avevano paura.
    Lo scenario era quello di Praga invasa dai carriarmati sovietici nell’ agosto del 1968. L’ Unione Sovietica di Kruscev non poteva tollerare la scelta del partito comunista cecoslovacco di cercare la propria via al socialismo, la via nazionale, che significava l’ indipendenza. Allora come oggi la parola “nazione” era propria solo del vocabolario fascista e le gerarchie, gli intellettuali rossi, erano gli unici a poterla usare, interpretare ed eventualmente applicare in base ai loro interessi imperialisti. Ma la Cecoslovacchia ebbe l’ “inconcepibile ardire” di volere un futuro nazionale del quale essere l’ artefice principale. Non voleva strappi con Mosca, nessuna volontà o velleità di abbandonare o tradire il socialismo e il Patto di Varsavia; nessuna rottura con i fratelli dell’ Est ma solo vedere riconosciute le proprie peculiarità di cultura e tradizioni, di popolo. Di popolo cecoslovacco.
    Jan Palach era un ventenne, un comunista convinto studente della facoltà di filosofia che stava preparando una tesi di laurea sul pensiero di Marx in parallelo a quello di Engels. Jan Palach era un normalissimo straordinario ragazzo innamorato dello studio, della sua ragazza e della sua gente al punto da abbracciare in toto, dopo il periodo nero della dittatura Novotny, l’ apertura verso un socialismo nazionale avanzata da quello che diverrà il padre “eroe” della Cecoslovacchia libera, Alexander Dubcek. Ma l’ Urss era solo un gigante sordo e cieco; Kruscev mise in moto i lugubri carriarmati con la stella rossa che impietosi avanzavano macinando i chilometri e le speranze di libertà di uno dei popoli più ricchi di cultura e spirito europeo. Il 21 agosto 1968, all’ arrivo dell’ Armata Rossa a Vsetaty, paese natale di Palach, lui gli corse incontro e iniziò a parlare ad un ufficiale russo che si guardava sprezzante intorno senza mai incrociare i suoi occhi e sputando per terra. Jan voleva spiegare e farsi spiegare, voleva capire; c’ era qualcosa in quell’ invasione che lui, comunista, non riusciva a comprendere. Voleva solo chiedere a quell’ ufficiale in giubba color cachi perché stessero invadendo la Cecoslovacchia, la sua Patria. Ma quel russo senza occhi, senza un volto non rispose e a Jan non restò che tornarsene a casa con quel silenzio pieno di ghiaccio, di dubbi, di rancori asettici e ordinati da un potere vuoto ma pesante come piombo nelle gambe. Era il segnale di una condanna emessa per un imputato senza colpe.
    E per mesi continuò a non capire, ad interrogarsi, a cercare un senso a quella inutile, ingiusta, spietata, sanguinaria, barbara invasione della sua terra. Le ragioni erano di un cinismo così brutale e odioso che forse non provò neppure a prenderle in considerazione; forse pensava che neppure il peggiore dei nemici, il capitalismo, sarebbe potuto arrivare a simili estremi che solo il nazismo e Hitler riuscirono a concepire. Quei tormenti Jan Palach li bruciò con se stesso in piazza San Venceslao, dandosi fuoco come un bonzo. Bruciò Jan come erano bruciate le strade di Praga. Era l’ atto culminante, finale della tragedia che stava vivendo dentro di sè e che i suoi connazionali guardavano malinconicamente svolgersi nelle vie deserte.
    Era stato tradito da tutti; dai fratelli sovietici che non vollero ascoltarlo, dai fratelli cecoslovacchi che non ebbero sufficiente forza e coraggio per opporsi al tiranno. E, ironia spietata di molte tragedie, non ci fu nessun vincitore, persero tutti.

  2. #2
    Totila
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    Wotan, in quel lontano '68 non avevo ancora vent'anni...Quello che mi colpì della rivolta cecoslovacca (più ceca che slovacca) fu lo spirito dei giovani che si opponevano all'invasione sovietica.
    Una cosa mi rimase impressa: dei giovani che dipingevano su un carro la scritta fatidica di quegli anni:"Make love, not war" con
    l'immancabile runa capovolta... Simbolo degli inferi...Be', in quel momento, fra il giovane paracadutista russo che era accovacciato sul carro e gli studenti "sessantottini" cechi, parteggiai per il russo...Forse sto bestemmiando...Ma in quel momento, fra i giovani contestatori di Berkley o di Parigi e gli studenti di Praga non vidi nessuna differenza...Erano gli apripista della Rivoluzione
    Mondialista...
    Ovviamente, questo l'ho capito dopo...Ma avevo avuto buon fiuto...

  3. #3
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    Predefinito

    Originally posted by Totila
    Wotan, in quel lontano '68 non avevo ancora vent'anni...Quello che mi colpì della rivolta cecoslovacca (più ceca che slovacca) fu lo spirito dei giovani che si opponevano all'invasione sovietica.
    Una cosa mi rimase impressa: dei giovani che dipingevano su un carro la scritta fatidica di quegli anni:"Make love, not war" con
    l'immancabile runa capovolta... Simbolo degli inferi...Be', in quel momento, fra il giovane paracadutista russo che era accovacciato sul carro e gli studenti "sessantottini" cechi, parteggiai per il russo...Forse sto bestemmiando...Ma in quel momento, fra i giovani contestatori di Berkley o di Parigi e gli studenti di Praga non vidi nessuna differenza...Erano gli apripista della Rivoluzione
    Mondialista...
    Ovviamente, questo l'ho capito dopo...Ma avevo avuto buon fiuto...
    Totila, Palach e poi le altre centinaia di ragazzi uccisi si stavano opponendo al tiranno sovietico, volevano l' indipendenza nazionale, il riconoscimento della loro peculiarità in quanto popolo, e come tutti i popoli, unico e irripetibile. A Praga o a Svetaty, come a Cracovia o a Plovdiv di Parigi e Berkley sapevano sì e no la posizione geografica. Che poi certe idee e moti rivoluzionari siano stati usati dall' ignobile sx progressista simildemocratica del prima e dopo caduta del muro, é un altro paio di maniche. Per dire, Palach l' hanno usato pure i camerati...e lui era comunista!!! Il suo merito storico, insieme ad altre migliaia di persone fu quello di affermare che la Cecoslovacchia era una nazione con un popolo che pretendeva riconosciuti tutti i diritti che spettano ad una comunità naturale di uomini affini per spirito, storia, cultura e tradizioni. Per questo a Budapest i sovietici fecero un bagno di sangue.
    Ridurre tutto e tutti a leve o a burattini dei Signori della Rivoluzione Mondialista é un po' paranoico, o almeno, claustrofobico, se mi permetti.
    Proviamo anche a leggere tra le righe di tutta sta congiura eterna mondialista, ci sono sfumature umane e politiche degne di rispetto e stima.
    Paolo

  4. #4
    Totila
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    Ma i mondialisti vedono nelle nostre tesi "sfumature degne di rispetto e stima" ?
    Credo proprio di no...Quindi, vanno ripagati con la stessa moneta.


    Io non sono un estremista con i paraocchi; ma ho capito che la lotta è senza esclusione di colpi. O noi o loro.
    Tertium non datur.

  5. #5
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    I 'rossi' sono bravi a trasformare chiunque in martire della propria causa. E così le rivolte d'Ungheria e Cecoslovacchia diventano la versione esteuropea del 68', anzichè insurrezioni patriottiche.

    saluti padanisti
    .

  6. #6
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    Originally posted by BELLOVESO
    I 'rossi' sono bravi a trasformare chiunque in martire della propria causa. E così le rivolte d'Ungheria e Cecoslovacchia diventano la versione esteuropea del 68', anzichè insurrezioni patriottiche.

    saluti padanisti
    Hai totalmente ragione Belloveso; la storia degli ultimi 30 anni dei movimenti di liberazione nazionale in giro per l' Orbe Terraqueo é stata spesso una Storia "di appropriazioni indebite" da parte della sx mondiale. E i casi eclatanti sono molti, per esempio l' EL Salvador(che sto studiando per ragioni di "lavoro"). Tra ingerenze yankee e propaganda dell'Internazionale socialista ogni anelito nazionalista dell' America Latina é stato fagocitato, digerito e vomitato senza nessuna soluzione di continuità.
    Cmq anche la destra ha fatto le sue belle "appropriazioni indebite" delle altrui rivoluzioni. Esempio eclatante ne é l' Ulster.
    Ennesimi motivi per i quali la Lega e il pensiero che le sta dietro deve tenersi a distanza dalla fenomenologia ideologica e di sx e di dx. Entrambe vorrebbero interpretare e correggere una Storia nella quale sono state pessimi attori.
    Paolo

  7. #7
    Il Patriota
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    già destri e sinistri sono le due braccia della puttana giacobina nota come Rivoluzione Francese...

  8. #8
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    Se non sbaglio la rivolta di Praga aveva dei retroscena autonomisti per una riforma federale dello stato.

    Il caso sudamericano che citi fà pensare; il Che è nato marxista o lo è diventato per garantirsi l'appoggio sovietico? Se vedi le immagini dei guerriglieri dopo la presa della capitale non trovi neanche una stella rossa sulle uniformi. Anche il PKK si è dovuto 'sinistrizzare' per ottenere finanziamenti dall'URSS.

    saluti padanisti
    .

  9. #9
    Totila
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    Il Che da giovane era peronista...

  10. #10
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    Appunto, sarebbe interessante capire la differenza fra patrioti latinoamericani e marxisti antiusa per ideologia.

    Alcuni mesi fà dei comunisti tentavano di spacciare Chavez per un compagno, lui che si è opposto sia ai sindacati che alla confindustria...

    saluti padanisti
    .

 

 
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