A "Celtica 2002" noi non c'eravamo. Ed abbiamo avuto ragione.
I maggiori quotidiani nazionali, all'indomani dell'evento, ci hanno tempestati con titoli che hanno posto in evidenza quanto dietro a quella che avrebbe dovuto essere una rievocazione storica (anzi, a detta degli organizzatori, la più importante rievocazione storica d'impronta celtica in Italia) si siano celati interessi e beghe politiche dai quali siamo da sempre e vogliamo continuare ad essere estranei.
Noi non c'eravamo perché non avremmo potuto accettare di vedere confusa la storia di un popolo nobile con la promozione dei prodotti tipici e degli scorci turistici della Valle d'Aosta.
Non c'eravamo, perché non avremmo potuto accettare di prestare la nostra credibilità e la nostra passione autentica, agli interessi di bottega dei nuovi e vecchi padroni della Rai.
Non avremmo potuto condividere la sperimentazione di una televisione che coniuga il federalismo con la programmazione "macroregionale", che di fatto altro non è se non il tentativo di generare nuovi potentati attraverso i percorsi massmediatici.
Noi, a "Celtica 2002" non c'eravamo. Ed abbiamo ragione di credere che molti di quelli che c'erano, non avrebbero voluto esserci, se soltanto avessero saputo in tempo come sarebbe stato presentato, a centinaia di migliaia di utenti televisivi, l'evento rievocativo che ci riporta alle nostre remote origini e che per questo avrebbe meritato maggiore rispetto.
E proprio a quelli che non avrebbero voluto esserci rivolgiamo ora il nostro invito.
La prossima primavera il Branco dell'Anticaquercia di Biella promuoverà la settima edizione della Festa Celtica.
In quel contesto si svolgerà anche il 1° Festival Nazionale di Musica Celtica.
Sarà rievocazione vera. Sarà percorso storico. Sarà tradizione autentica.
E non chiameremo la televisione, perché non vorremmo vedere mai più quanto le immagini ci hanno proposto dalla Valle d'Aosta domenica scorsa.
IL BRANCO DUIR
branco Duir
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