L'Aquila, no "politico" al concerto di Jovanotti
Il Comune abruzzese cancella l'esibizione del cantante fissata in occasione della Perdonanza Celestiniana. "Posizione politica inconciliabile", dopo che si è schierato contro la nuova galleria del Gran Sasso.
di Giuseppe Marino
L’AQUILA – “La posizione politica di Jovanotti è inconciliabile con la manifestazione”. Messa nero su bianco su una lettera indirizzata al cantante, è questa la motivazione con cui l’amministrazione comunale dell’Aquila ha deciso di cancellare il suo concerto, previsto in occasione della Perdonanza, l’antica festa istituita nel capoluogo abruzzese da papa Celestino V.
La linea ambientalista e no-global di Jovanotti costerà al cantante l’ingaggio per la serata musicale su un palco di non trascurabile importanza, visto che negli anni passati aveva visto esibirsi anche nomi del calibro di Pino Daniele, Lucio Dalla e Goran Bregovic. La tendenza politica dell’autore, nei cui testi si nomina Che Guevara e c’è un chiaro attacco all’anti-islamismo di Oriana Fallaci, è nota: tutto bene finché si trattava di temi generali, ma non appena il suo impegno si è calato nel concreto, l’amministrazione comunale gli ha sbattuto la porta in faccia.
A mandare su tutte le furie la giunta del Polo delle Libertà è stata la decisione di Jovanotti di partecipare a un concerto nell’ambito di una manifestazione a Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo, contro la costruzione della terza galleria del Gran Sasso. Un tema bollente che infiamma la scena politica abruzzese, ma importante anche a livello nazionale: è una delle grandi opere caldeggiate dal ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, osteggiate dalle associazioni ambientaliste, Wwf in testa.
Il concerto è fissato per il 30 luglio, quello nel capoluogo era previsto per fine agosto. Ma dal Comune dell’Aquila è arrivata la decisione di stracciare il contratto. A L’Aquila è subito scoppiato il caso, e l’assessore comunale alla Cultura dell’Aquila, Pierluigi Tancredi, ha cercato di spiegare la posizione con una lettera diretta al cantante in cui cita “l’importanza della terza canna del Gran Sasso per gli aquilani” e scomoda il Papa del “gran rifiuto” per giustificare il no al rapper italiano per eccellenza: “Far esibire solo artisti in linea con il governo della città non rientra nel nostro modo di agire”, assicura l’assessore: Che però aggiunge: “La Perdonanza è un grande evento religioso che va al di là degli schieramenti politici. E’ nel nome della pace e del perdono che Celestino V l’ha istituita – dice l’esponente forzista - Ecco perché abbiamo ritenuto inconciliabile la tua posizione politica con la nostra manifestazione”.
“Jovanotti è libero di rappare la meraviglia, l’amore e quant’altro – incalza il vicepresidente della provincia dell’Aquila, Gianfranco Giuliante, An – ma se sceglie di essere testimonial di parte, deve accettare la difesa di chi vuole impedire che l’evento diventi testimonianza a favore del soggetto antagonista”.
E Jovanotti? Di certo il promoter del cantante non ci sta e si prepara a ricorrere alla carta bollata. “Non credo – dice Maurizio Salvatori – che per delle beghe locali interne si debbano affrontare dei danni economici. Non ho intenzione di sospendere le spese per la cancellazione di un concerto per il quale è stato firmato un contratto”.
(14 LUGLIO 2002, ORE 19:20)
da www.ilnuovo.it




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Forse sti cantanti dovrebbero avere garantite tutte le esibizioni che vogliono e quando vogliono solo per il loro colore politico?
