un'ora fa ho rivisto un mio amico anche lui emigrato oltreatlantico. Simpatico, sveglio, colto, intelligenge, eppure... è un rifondarolo! proprio così, uno che se stesse in Italia non solo voterebbe ma farebbe militanza attiva nel partito del kompagno Fausto.
Mette tristezza pensare in una persona della sua qualità personale ed intellettuale prigioniero dei vecchi miti del comunismo. Uno spreco, un'ingiustizia. Mi chiedo sempre come sia possibile ciò, quali vicende personali lo abbiano portato ad infilarsi in quel rosso deserto ancora sanguinante dei 100 milioni di vittime e denso di rovine tutt'ora fumanti dei disastri combinati dai "compagni" sul globo intero.
Con lui a volte non riesco proprio a discutere. Pur apportando argomenti validissimi, fatti, prove, dati, sequenze logiche ineccepibili, lui ribatte con la sicurezza ingenua del credente. "Io credo" è ciò che traspare quando le sue "care" idee sono messe contro il muro. E la sua logica in altri momenti tanto lucida, si offusca, cede ai dettati di questa fede arcaica dal potere misterioso, seppure opacata e sottotono date le circostanze di oggi. Sono momenti in cui il dialogo si blocca, si arresta contro un muro che sorge quale granitica barriera a difesa dell'ultimo fortino che racchiude gli articoli di fede tenendo fuori il pericoloso e corrosivo potere della realtà e della critica.
Con il credente, alla fine, è difficile dialogare, qualunque sia la sua fede. E mi rammento le parole dette da non ricordo chi: "per vincere una fede, serve una fede ancora più forte".




Rispondi Citando
